Bari, che guazzabuglio!

di Matteo Troiani | 26.7.2018 | 21.11

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Secondo quanto indicato da La Gazzetta dello Sport e riportato da Tmw e Tuttobari, sarebbero quattro le cordate pronte a far rinascere il calcio a Bari dopo il fallimento della società guidata da Giancaspro.

Entro oggi infatti Andrea Radrizzani, proprietario del Leeds, avrebbe dovuto costituire dal notaio la nuova società che vedrà fra i soci Ferdinando Napoli e altri due imprenditori – uno del nord Italia e uno straniero ma ancora avvolto nel più assoluto riserbo – con la consulenza tecnica di Nicola Legrottaglie. La società nelle intenzioni dovrebbe investire nei prossimi 4-5 anni circa 25 milioni di euro.

Sempre nella giornata odierna avrebbe dovuto costituire una nuova società anche una cordata di imprenditori baresi, circa 15, con a capo Francesco Maldarizzi che ne sarebbe anche il presidente.

Ci sarebbero poi altre due cordate interessate: una che fa riferimento a Fulvio Monachesi, sostenuto da due multinazionali, che avrebbe come presidente Enrico Tatò e porterebbe Vincenzo Torrente come allenatore e una che potrebbe vedere coinvolto Nicola Canonico e l’ex presidente del Monopolo Vito Laruccia.

Insomma un guazzabuglio di prima qualità. Lo stesso che ha portato il Bari a sprofondare negli inferi.


 

Della vicenda Bari (potete giurarci) si è ancora visto poco o niente. Infatti, secondo gli inquirenti che stanno passando al setaccio il ”caso Bari”, ci sarebbero rimborsi mensili per migliaia di euro erogati al presidente e al ds Sean Sogliano. Ma non solo: ci sarebbero strani giri di contanti drenati dai ricavi dei parcheggi e dei bar e rapporti opachi con frange della tifoseria. Insomma, la richiesta di fallimento nei confronti della Fc Bari non ha esaurito l’agguerrito affondo della Procura. Valorizzando le dichiarazioni rese dalla responsabile amministrativa della società biancorossa, i magistrati premono sull’acceleratore e chiedono al Tribunale di destituire il Cda nominando un commissario. Temono, verosimilmente, che il patron Mino Giancaspro possa far sparire i documenti.

Il fascicolo per bancarotta si è appunto arricchito del verbale reso da Antonella Indiveri, la dipendente della Fc Bari che si occupa dell’amministrazione. Davanti al pm Giuseppe Dentamaro che coordina l’inchiesta, la donna ha parlato per ore di tutto ciò che avveniva nelle stanze del club. Una delle sue risposte ha allarmato gli inquirenti: che fine faranno i documenti contabili dopo che il 30 luglio scadrà la concessione dello stadio San Nicola e il Bari dovrà traslocare? «Non ne ho idea», ha risposto la contabile. Venerdì è in programma l’assemblea dei soci in cui verrà nominato un liquidatore (che potrebbe essere lo stesso Giancaspro): per tale motivo i magistrati giocano d’anticipo chiedendo alla Fallimentare «la sostituzione del cda e la nomina di un nuovo organo amministrativo» senza la convocazione del presidente. Ma i giudici, ieri, hanno detto «no», «non ravvisandosi elementi sufficienti per ritenere che la convocazione della controparte possa pregiudicare l’attuazione del provvedimento richiesto». La Procura, insomma, ha scoperto le carte, rendendo nota a Giancaspro la richiesta (e il verbale della Indiveri): sarà il giudice Sergio Cassano, mercoledì primo agosto, a decidere se quel che resta del Bari dovrà essere amministrato dal Tribunale.

 

Ma che ha detto la contabile di Giancaspro? Ha spiegato, con dovizia di particolari, come avveniva la gestione della società. Ha detto che al presidente e al ds venivano rimborsate ogni tipo di spese, in assenza di una carta di credito aziendale: «Anche 10mila euro al mese». Ha parlato dei creditori e dei fornitori, in particolare di chi gestiva i parcheggi del San Nicola: la Procura vuole infatti capire perché Giancaspro avesse nel cassetto l’ormai famosa busta con la scritta «Nero parcheggi». E poi, ancora, i rapporti con alcune frange della tifoseria, destinatarie di gadget e biglietti che poi venivano regalati o finivano rivenduti garantendo così l’assenza di contestazioni.

La stessa istanza di fallimento della Procura ha fatto emergere un pezzo dell’inchiesta condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria. Tutto nasce da un fascicolo finora ignoto in cui Giancaspro è accusato dell’omesso versamento delle ritenute fiscali del 2015 (quando ancora c’era Paparesta) per circa 250mila euro: le indagini sul punto sono concluse. «Il mancato pagamento del debito erariale – scrivono i pm – ha determinato la Procura a effettuare gli illustrati accertamenti relativi alla situazione finanziaria e patrimoniale» della Fc Bari. È dunque emersa l’esistenza di pesanti debiti, di 14 decreti ingiuntivi per 421mila euro, «oltre a decine di intervenute transazioni e pendenti opposizioni a decreti ingiuntivi». Tra cui quello per 30mila euro di un fornitore, la Tds srl, che sarebbe stata indotta a ritirare il decreto ingiuntivo dietro la promessa di un pagamento rateale, mai onorato, che ha portato ad un’altra ingiunzione.

L’UDIENZA IL 9 AGOSTO – Nell’udienza prefallimentare fissata il 9 agosto davanti al giudice Rosanna Angarano, il Tribunale dovrà decidere se ci sono i presupposti per aprire una procedura di fallimento. La Procura punta ad ottenere la dichiarazione di insolvenza della Fc Bari, così da rafforzare l’ipotesi di bancarotta. Giancaspro può salvarsi solo trovando i soldi. Ma non è detto che sarà ancora lui a giocare la partita. Insomma guazzabuglio dopo guazzabuglio si arriverà ad una verità e, finalmente, alla parola fine di questo grande guazzabuglio.

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Il ds Sogliano e il presidente Giancaspro

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