La D un’isola felice? Messina, Massese e Latina docet…

di Salvatore Condemi | 4.7.2018 | 9.12

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Mancano pochi giorni allo scattare dei termini per iscrivere le società al prossimo torneo di quarta serie che – come sempre – sarà agguerrito, misterioso, imprevedibile, incerto, massacrante e chi più ne ha più ne metta. La Serie D sembra un’isola felice dove fare calcio è la ‘’cosa’’ più semplice di questo mondo ma non è così. Anzi, le difficoltà si trovano dietro ad ogni angolo, da quelle di natura economica a quelle organizzative, da quelle strutturali a quelle di carattere tecnico. Le complessità spesso diventano montagne insormontabili e molte società sono costrette ad issare bandiera bianca oppure a ridimensionare le ambizioni.

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Tra queste dobbiamo annoverare la Massese tanti e tanti anni di serie C – alle prese con troppe traversie e troppi vuoti. Vuoti che, ad ogni buon conto, hanno caratterizzato fin da subito la gestione societaria targata Buzzegoli-Del Giudice. Nei giorni compresi tra il 9 e il 13 luglio dovranno essere presentati tutti i documenti per iscrivere la squadra ma il fatto che tutta la vecchia segreteria abbia lasciato la Massese per volare verso altri lidi è fonte di ulteriore preoccupazione con un tempo così stretto a disposizione per permettere ai bianconeri di affrontare la prossima stagione. Oltre a questo, sul fronte del settore giovanile, bisogna registrare la rinuncia di Giorgio Corsi a cui era stato offerto il ruolo di responsabile che però ha rifiutato per motivi personali. Manca ancora il direttore sportivo così come le cariche sociali non sono ancora state assegnate mentre sembra che nelle prossime ore possa essere svelata l’identità del prossimo direttore generale. Sul fronte invece del progetto tecnico, l’ufficializzazione del tecnico Marcellu Casu e gli arrivi dei giocatori Fossaceca, Piovano, Padovani e del coreano Jaehyuk Lee lasciano perplessi visto che si tratta di elementi o che hanno giocato in categorie inferiori o di elementi che sono stati utilizzati molto poco nelle ultime stagioni, oppure, nel caso del coreano, di un giocatore del quale non se ne sa proprio niente. Insomma, scelte poco convincenti mentre all’interno della tifoseria i ‘’maldipancia’’ stanno aumentando di giorno in giorno.

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“Mi serve qualche giorno di riflessione, poi, comunicherò le mie decisioni”. Questo il pensiero del patron Sciotto. Niente ancora, quindi, all’orizzonte del Messina che rischia di perdere davvero troppo terreno per programmare una stagione di alto livello. Non ha sciolto le riserve il numero uno del club peloritano che evidentemente continua ad avere in mente di proseguire la sua avventura con la Acr da solo. Non sembrano infatti pervenute offerte concrete per la cessione del club, la fusione col Città di Messina è un’idea che a Sciotto non è mai andata giù ed allora questo temporeggiare può spiegarsi con una sola mossa: riavvicinare il tifo organizzato. Sì, perchè senza questo presupposto potrebbero aprirsi addirittura clamorosi scenari: “Se i tifosi mi chiederanno di rimanere, sono pronto a ricominciare da subito ed a progettare il futuro. Gli striscioni con cui sono stato preso di mira mi hanno fatto male. Il ripescaggio in C? Sono disposto ad investire per un eventuale ripescaggio solo se si rinsalderà il rapporto con la piazza“. Parole che se da un lato sembrano invocare la pacificazione, dall’altro potrebbero rappresentare la “giusta causa” per l’abbandono del progetto Messina che non può essere piazza da serie D con i suoi splendidi tifosi che hanno conosciuto i fasti della serie A a svariate riprese. E tanti, tantissimi anni di serie B e C. Messina si merita molto di più. Anche degli Scionto.

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E concludiamo con il Latina. Le difficoltà sono molteplici per questa ‘’big’’. I quattro anni di B hanno fatto male ad un ambiente che in passato aveva conosciuto solo tornei di Promozione, Eccellenza, Serie D e qualche sparuta apparizione tra C2 e C1. Il Latina in B, nonostante il rischio di approdare nella massima serie nel primo anno in cadetteria, è stata una meteora “suo malgrado” e quindi scomparsa con la stessa velocità con cui è balzata alle cronache sportive grazie al miracolo Breda ed ai gol di Jonhatas e Jefferson. Già al secondo anno di Serie B l’angusto Stadio Domenico Francioni presentava ampi spazi vuoti per poi essere desolatamente per pochi intimi nell’ultimo anno di cadetteria. Oggi la realtà è cambiata. In peggio ovviamente. Naufragato l’antico progetto elaborato dal compianto Presidente Condò – in virtù delle dabbenaggini di qualcuno che ha scambiato la squadra di calcio per una ‘’lavatrice’’ – il Latina del nuovo corso ha dimostrato di avere le idee poco chiare e di fare le cose per sentito dire in una categoria dove i soldi servono per essere competitivi e per programmare. Con l’aggravio dell’inesperienza e di un dilettantismo che in certi frangenti dello scorso torneo ha fatto cedere le braccia. Insomma non c’è nulla di solido e di solidificato neppure per ciò che concerne il futuro di questa società a pochi giorni dall’iscrizione. E pensare che i tifosi stanno confidando nei vari Terracciano, Napolitano, Germano e Carmine Parlato così come gli addetti ai lavori che si devono inventare le streghe pur di mantenere calmo un ambiente che potrebbe andare in fibrillazione da un momento all’altro se, a breve, non arrivassero colpi di mercato solidi e solidificati. Il tifoso nerazzurro non chiede Cristiano Ronaldo né tanto meno Neymar e figuriamoci Messi: il popolo del Francioni pretende gente di categoria con quella giusta fame di vittoria che permetta di stracciare un campionato che a tutt’oggi vede il Monterosi campione di Luglio in base agli acquisti effettuati al momento.

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