Latte Dolce e Torres insieme per arrivare in Serie B

 

 

di Salvatore Condemi | 22.06.2018  |12:00

 

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Non può essere considerata né una semplice idea né un macchinoso progetto. E’ bensì un obiettivo da raggiungere in due anni. Quale? Quest’anno la serie C . L’anno appresso la B. Avete letto bene: Sassari in B nel giro di due anni ossia dove nessun sassarese è mai stato prima. Il minimo che merita Sassari e che altre realtà anche più piccole hanno saputo raggiungere.

Una favola, sì, ma da raccontare e costruire con risorse certe e capacità imprenditoriali, abbandonando finalmente la logica dell’uomo solo al comando e dell’improvvisazione – per quanto sostenuta dalla passione – che in 115 anni di calcio sassarese ha prodotto tanti sogni ma ben pochi risultati. E’ la proposta del gruppo di imprenditori sassaresi che gestiscono il Latte Dolce in serie D, quelli di Abinsula e Matrica. Al centro del progetto c’è la Torres neoritornata in D, sinonimo di Sassari non solo nel calcio ma nel suo essere Polisportiva, un aspetto trascurato che si vuole riprendere. Sono imprenditori che si mettono totalmente a disposizione della Torres. Non ci sono paletti, non si parla di fusione né di accordo con il presidente del club rossoblù Salvatore Sechi, che sull’argomento esige un confronto pubblico. Arriva invece una lettera aperta, «un’idea che riteniamo giusto condividere con la città», spiegano, indirizzata dunque non solo a Sechi ma all’intera Sassari e al territorio, in una visione allargata come mai finora. Più in pubblico di così… La filosofia. «Unire e mai dividere, il calcio e lo sport targato Torres sotto un’unica bandiera». Questo lo slogan di partenza sotto il titolo: “Un nuovo progetto di calcio a Sassari”.

Che stacchi Sassari dal vecchio, perdente modo di fare: «Riteniamo che oggi una società calcistica per sopravvivere debba essere gestita in maniera totalmente diversa da come spesso accade, con la gestione societaria – si legge nella lettera – sovente lasciata all’improvvisazione». Altre realtà ce l’hanno fatta, perché non Sassari?, la domanda sottintesa. Il metodo. «Applicare allo sport nuovi modelli gestionali, mutuando l’esempio di altre virtuose realtà per dare concretezza e ampio respiro a un progetto sportivo con un’organizzazione aziendale che preveda apposite figure da inserire al posto giusto, una solida struttura amministrativa. E dare rappresentatività ai tifosi, senza ingerenze ma in un sano confronto». I protagonisti. La Torres prima di tutto, naturale e storico punto di riferimento del progetto, e un gruppo imprenditori «che già da qualche stagione ha deciso di unire le forze», e di mettere l’esperienza maturata « a disposizione della più importante realtà calcistica della città e del territorio: la Torres». «Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che nello sport non esiste programmazione, organizzazione, ambizione che possa assicurare la matematica certezza dei risultati, ma questo non ci impedisce di continuare a credere che al calcio sassarese serva una nuova visione gestionale in cui la concezione manageriale dell’impresa sportiva importi da altri settori princìpi come programmazione, organizzazione e definizione di obiettivi ambiziosi ma raggiungibili».

«Siamo pronti a metterci in gioco – spiegano gli imprenditori -, in prima persona, provando dove in molti non sono riusciti. Per la nostra città e per il suo territorio. Per la Torres, soprattutto, che dopo 115 anni se lo merita».

Gli obiettivi. Riunire in 3 anni in un’unica polisportiva calcio maschile, femminile e a cinque, tiro con l’arco, tennis, basket e altre discipline «per dare un forte segnale: serve unire, non dividere. Bisogna imparare a condividere, nel calcio e in vista dello sviluppo di un progetto comprensivo e complessivo più grande».

Nel calcio, il traguardo è la serie C in due stagioni, e ogni traguardo tagliato è un punto di partenza, per cui «dalla Lega Pro si vuole ripartire per arrivare, entro un arco di tempo ragionevole, a porsi il traguardo mai raggiunto dalla Torres: la serie B». I tempi. Non c’è più tempo, se si vuole agire. Quello delle parole è terminato, il progetto – chiarissimo – è sul tavolo. Ora si attende la risposta della Torres. E della città. E ci riuscirà perché il popolo torrese è valido e tignoso. E con la testa abbastanza dura.

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Fonte: la nuova sardegna

 

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