La favola dell’Albissola

Albissola 2010: un miracolo in Liguria stile Leicester, dalla Promozione alla Serie C in 3 anni

di Stefano Fonsato
Da sempre meta delle gite marittime fuori porta tra vasi, piastrelle, pesto e fritto di pesce, Albis(s)ola si gode un traguardo storico dopo il successo in Serie D. E pensare che, a Natale, la squadra (neopromossa) era nona in classifica. Merito del re dell’alluminio Colla, del Mourinho di Arenzano ex commerciante ittico e di un capitano carrozziere…

Con quel solido sguardo affettuosamente diffidente – un po’ figlio della maschera da recitare – ma con un cuore realmente colmo di gioia, il Ponente Ligure, là dove il pesto comincia a scurirsi, celebra l’impresa storica del suo Albissola 2010, approdato per la prima volta in Serie C dopo la bellezza di tre promozioni consecutive.

Una giornata al mare ad Albis(s)ola” è quello che per decenni si è letto sui manifesti delle attività domenicali fuori porta di oratori parrocchiali a medio raggio. Ad Albisola o ad Albissola: con una sola “S” si fa riferimento a quella “Superiore”, con due a quella “Marina”. A dividerle, un ponte (l’Alba Docilia) sul rio Sansobbia, che si getta sul Mar Ligure, anche se per i turisti – ancora rari di questi tempi – è quasi impossibile distinguere dove finisce un paese e dove inizia l’altro.

Tanto che, per tagliar corto, le si chiama “Albisole“, termine poco gradito dai locali: scesi dal torpedone, una breve sosta nei luoghi di Papa Sisto IV (a Pecorile, frazione di Celle), una giornata in spiaggia, un fritto di pesce a pranzo, un piatto (o un vaso o, ancora, una piastrella) di ceramica da comprare per ricordo dai tantissimi artigiani del luogo e poi tutti a casa. E poi, tutti a casa. Ma anche la versione by night è sempre stata piuttosto battuta: qui, la celebre discoteca marittima Golden Beach sta entrando nel vivo delle serate in spiaggia. Albisola Superiore (10mila abitanti) e Albissola Marina (poco più di 5mila) sono sempre state conosciute per questi aspetti. Non certo per il calcio, la cui mania è esplosa improvvisamente grazie alle imprese dei biancocelesti.

Professionisti (non) per caso grazie al re dell’alluminio Gianpiero Colla

C’è chi urla, a ragione, al miracolo sportivo. Un miracolo tutto da raccontare, fatto di personaggi veraci ed entusiasmanti: primo tra tutti il tecnico Fabio Fossati, il Mourinho di Arenzano. A, iniziare, però, è il presidente di sempre, Mirco Saviozzi:

” L’Albissola 2010 ha messo d’accordo due paesi che non hanno mai voluto unirsi, nemmeno dopo un referendum. Noi siamo orgogliosi di questo. Ricordo quando iniziai l’avventura calcistica da queste parti nel 1993: i tempi della Terza categoria, le fusioni con Luceto e Santa Cecilia, i cambi di denominazione, da Albatross ad Albisola 2010. Poi, qualche anno fa, un incontro speciale…”

Il racconto entusiasta è della famiglia proprietaria del Bar Grana, esercizio vicinissimo al “Faraggiana“, campo sportivo di circa 400 posti e un manto sintetico di vecchia generazione, sorge – neanche farlo apposta – tra le due Albisole. Siamo in località Grana, nella zona industriale che porta nell’entroterra. Sul cancello d’ingresso, un foglio di carta con una C rossa disegnata a pennarello: certamente, l’Albissola 2010 non disputerà qui la sua Serie C: le alternative? Quella più logica sarebbe vecchio “Bacigalupo” di Savona, l’impianto più vicino, ma ci sono due problemi: il Comune non è disposto a blindare l’area per norme vigenti, a beneficio di un piccolo club e nemmeno della città. In più, il club degli “striscioni” ha ancora il dente avvelenato dopo i due derby persi quest’anno e una rivalità cresciuta quasi inaspettatamente. Il “Chittolina” di Vado o il “Brin” di Cairo Montenotte – in valle – le altre due opzioni.

Dal banco del pesce alle imprese dei levantini con un cuore genoano

Le prime due cavalcate (dalla Promozione alla Serie D), sono state guidate da mister Luca Monteforte. L’anno scorso, invece, è stato chiamato alla corte dei biancocelesti Fabio Fossati: cuore genoano ma con una profonda ammirazione per Marco Giampaolo, straordinario motivatore e profondo conoscitore delle categorie dilettantistiche. Classe 1972, Fossati era già stato protagonista, in passato, dell’entusismante cavalcata col suo Borgorosso Arenzano, trascinato dalle categorie più basse sino alla Serie D. Fino a due anni faFossati alla mattina lavorava al banco di vendita del pesce all’ingrosso al Porto di Genova: una vita faticosissima, che prevedeva la sveglia alle 3,45 in piena notte. Poi, nel 2016, la decisione di vendere l’attività e fare il “salto nel buio” a tempo pieno nel mondo del calcio. Ad Albissola viene portato dall’allora ds Aldo Lupi, costretto però a mollare l’estate stessa per motivi personali. Proprio ad Arenzano, tra un complimento e l’altro dei suoi concittadini, seduto al Bar Er Fico della splendida via Bocca, Fossati ripercorre l’intera stagione:

 

” La Sanremese aveva fatto la squadra per ammazzare il campionato, da Savona venivamo considerati dilettanti allo sbaraglio, nel girone avevamo altre corazzate come Ponsacco, Viareggio e Massese. Ma alla fine abbiamo vinto noi e tutti hanno dovuto fare ammenda dietro la lavagna. Com’è stato possibile? Nessuno si era prefissato quest’obiettivo, si voleva semplicemente mantenere la categoria. Poi, dopo Natale, ho fatto un discorso ai miei ragazzi, basato sul fatto che la nostra, alla fine, era una buona squadra, perché accontentarsi del centro classifica? Tutti avrebbero dovuto pensare a quanto potessero dare in più, in campo, per alzare l’asticella: il mediano doveva buttarsi su ogni pallone, gli esterni correre e insistere di più sulla fascia, difensori e attaccanti diventare più arcigni e cattivi, specie in trasferta, fuori dal nostro campo-fortino. E’ arrivata la prima e sofferta vittoria contro il San Donato, poi la seconda con la Sanremese, poi 15 nel girone di ritorno, sino alla festa di domenica, a Forte dei Marmi, contro il Seravezza Pozzi. La testa è tutto nel calcio. Ancora adesso non riesco a dormire dall’emozione, onestamente non riesco nemmeno a pensare all’anno prossimo. E’ come se il mondo si fosse fermato. Ora? Organizzerò un party, che ho promesso ai giocatori, e ci faremo festeggiare dai due paesi, almeno fino a inizio luglio.”

“Quello che abbiamo fatto non è definibile, così come la mia gioia. Sono partito dalla Seconda categoria, nel Ceriale Cisano e adesso, di colpo, mi ritrovo ad essere un giocatore professionista. E’ davvero difficile realizzare questo nuovo status quo. Abbiamo perfino riunito un gruppo ultras, gli Züeni (i Giovani, ndr) e a Forte dei Marmi c’erano due pullman oltre ai tifosi che ci hanno seguiti con mezzi propri. Pazzesco. La scalata dal nono posto? Ovviamente inaspettata e, per questo, ancora più bella. La Serie D è una strana categoria: è capace di ammazzarti o darti soddisfazioni immense. Come è stato per me, al termine di una gavetta infinita”

… E la favola continua…

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