Zeman riparte dalla Cavese?

È una di quelle indiscrezioni che definirle clamorose e suggestive è dire davvero poco. Secondo l’autorevole sito tuttomercatoweb la Cavese potrebbe pensare a Zdenek Zeman come allenatore per la prossima stagione.

Benché non si conosca ancora la categoria dei metelliani il ritorno del D. S. Pavone nella città dei Portici potrebbe convincere la società a contattare il boemo. Il tecnico 71enne attualmente è senza panchina, dopo l’esonero con il Pescara (dove era presente anche lo stesso Pavone), avvenuto lo scorso marzo.

I tifosi sognano ma intanto trepidano ancora nell’attesa di conoscere quale sarà il loro prossimo campionato. La speranza per la Serie C è alta, ma il nome di Zeman per la panchina potrebbe essere la classica voce “non succede, ma…”

A questo punto, anche Leonardo Bitetto, attuale mister degli azzurri, aspetta di conoscere il suo destino.

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Ciccio Cozza: “Taranto? Ho altre richieste”

di Basilio Gaburin | 7.6.2018 | 13.54

Ciccio Cozza ha molte richieste sia da società (importanti) di serie D sia di serie superiori. Tra queste il Taranto.

Intervistato da MondoRossoBlù.it, ripercorre la sua brevissima esperienza in terra ionica: “Sto valutando la soluzione migliore in quanto vorrei una piazza dove potermi rimettere in gioco e fare bene. Non escludo la possibilità che possa incontrare nuovamente il Taranto, ma da avversario. Quella pugliese è una piazza speciale e non nascondo il desiderio che ho di poter in futuro sedere sulla panchina rossoblù”.

In considerazione del fatto che il Taranto non potrà essere inserito per ovvi motivi geografici nello stesso girone del Latina, tutto fa pensare che dobbiamo depennare il suo nome tra i papabili ad accomodarsi sulla panchina nerazzurra.

La favola dell’Albissola

Albissola 2010: un miracolo in Liguria stile Leicester, dalla Promozione alla Serie C in 3 anni

di Stefano Fonsato
Da sempre meta delle gite marittime fuori porta tra vasi, piastrelle, pesto e fritto di pesce, Albis(s)ola si gode un traguardo storico dopo il successo in Serie D. E pensare che, a Natale, la squadra (neopromossa) era nona in classifica. Merito del re dell’alluminio Colla, del Mourinho di Arenzano ex commerciante ittico e di un capitano carrozziere…

Con quel solido sguardo affettuosamente diffidente – un po’ figlio della maschera da recitare – ma con un cuore realmente colmo di gioia, il Ponente Ligure, là dove il pesto comincia a scurirsi, celebra l’impresa storica del suo Albissola 2010, approdato per la prima volta in Serie C dopo la bellezza di tre promozioni consecutive.

Una giornata al mare ad Albis(s)ola” è quello che per decenni si è letto sui manifesti delle attività domenicali fuori porta di oratori parrocchiali a medio raggio. Ad Albisola o ad Albissola: con una sola “S” si fa riferimento a quella “Superiore”, con due a quella “Marina”. A dividerle, un ponte (l’Alba Docilia) sul rio Sansobbia, che si getta sul Mar Ligure, anche se per i turisti – ancora rari di questi tempi – è quasi impossibile distinguere dove finisce un paese e dove inizia l’altro.

Tanto che, per tagliar corto, le si chiama “Albisole“, termine poco gradito dai locali: scesi dal torpedone, una breve sosta nei luoghi di Papa Sisto IV (a Pecorile, frazione di Celle), una giornata in spiaggia, un fritto di pesce a pranzo, un piatto (o un vaso o, ancora, una piastrella) di ceramica da comprare per ricordo dai tantissimi artigiani del luogo e poi tutti a casa. E poi, tutti a casa. Ma anche la versione by night è sempre stata piuttosto battuta: qui, la celebre discoteca marittima Golden Beach sta entrando nel vivo delle serate in spiaggia. Albisola Superiore (10mila abitanti) e Albissola Marina (poco più di 5mila) sono sempre state conosciute per questi aspetti. Non certo per il calcio, la cui mania è esplosa improvvisamente grazie alle imprese dei biancocelesti.

Professionisti (non) per caso grazie al re dell’alluminio Gianpiero Colla

C’è chi urla, a ragione, al miracolo sportivo. Un miracolo tutto da raccontare, fatto di personaggi veraci ed entusiasmanti: primo tra tutti il tecnico Fabio Fossati, il Mourinho di Arenzano. A, iniziare, però, è il presidente di sempre, Mirco Saviozzi:

” L’Albissola 2010 ha messo d’accordo due paesi che non hanno mai voluto unirsi, nemmeno dopo un referendum. Noi siamo orgogliosi di questo. Ricordo quando iniziai l’avventura calcistica da queste parti nel 1993: i tempi della Terza categoria, le fusioni con Luceto e Santa Cecilia, i cambi di denominazione, da Albatross ad Albisola 2010. Poi, qualche anno fa, un incontro speciale…”

Il racconto entusiasta è della famiglia proprietaria del Bar Grana, esercizio vicinissimo al “Faraggiana“, campo sportivo di circa 400 posti e un manto sintetico di vecchia generazione, sorge – neanche farlo apposta – tra le due Albisole. Siamo in località Grana, nella zona industriale che porta nell’entroterra. Sul cancello d’ingresso, un foglio di carta con una C rossa disegnata a pennarello: certamente, l’Albissola 2010 non disputerà qui la sua Serie C: le alternative? Quella più logica sarebbe vecchio “Bacigalupo” di Savona, l’impianto più vicino, ma ci sono due problemi: il Comune non è disposto a blindare l’area per norme vigenti, a beneficio di un piccolo club e nemmeno della città. In più, il club degli “striscioni” ha ancora il dente avvelenato dopo i due derby persi quest’anno e una rivalità cresciuta quasi inaspettatamente. Il “Chittolina” di Vado o il “Brin” di Cairo Montenotte – in valle – le altre due opzioni.

Dal banco del pesce alle imprese dei levantini con un cuore genoano

Le prime due cavalcate (dalla Promozione alla Serie D), sono state guidate da mister Luca Monteforte. L’anno scorso, invece, è stato chiamato alla corte dei biancocelesti Fabio Fossati: cuore genoano ma con una profonda ammirazione per Marco Giampaolo, straordinario motivatore e profondo conoscitore delle categorie dilettantistiche. Classe 1972, Fossati era già stato protagonista, in passato, dell’entusismante cavalcata col suo Borgorosso Arenzano, trascinato dalle categorie più basse sino alla Serie D. Fino a due anni faFossati alla mattina lavorava al banco di vendita del pesce all’ingrosso al Porto di Genova: una vita faticosissima, che prevedeva la sveglia alle 3,45 in piena notte. Poi, nel 2016, la decisione di vendere l’attività e fare il “salto nel buio” a tempo pieno nel mondo del calcio. Ad Albissola viene portato dall’allora ds Aldo Lupi, costretto però a mollare l’estate stessa per motivi personali. Proprio ad Arenzano, tra un complimento e l’altro dei suoi concittadini, seduto al Bar Er Fico della splendida via Bocca, Fossati ripercorre l’intera stagione:

 

” La Sanremese aveva fatto la squadra per ammazzare il campionato, da Savona venivamo considerati dilettanti allo sbaraglio, nel girone avevamo altre corazzate come Ponsacco, Viareggio e Massese. Ma alla fine abbiamo vinto noi e tutti hanno dovuto fare ammenda dietro la lavagna. Com’è stato possibile? Nessuno si era prefissato quest’obiettivo, si voleva semplicemente mantenere la categoria. Poi, dopo Natale, ho fatto un discorso ai miei ragazzi, basato sul fatto che la nostra, alla fine, era una buona squadra, perché accontentarsi del centro classifica? Tutti avrebbero dovuto pensare a quanto potessero dare in più, in campo, per alzare l’asticella: il mediano doveva buttarsi su ogni pallone, gli esterni correre e insistere di più sulla fascia, difensori e attaccanti diventare più arcigni e cattivi, specie in trasferta, fuori dal nostro campo-fortino. E’ arrivata la prima e sofferta vittoria contro il San Donato, poi la seconda con la Sanremese, poi 15 nel girone di ritorno, sino alla festa di domenica, a Forte dei Marmi, contro il Seravezza Pozzi. La testa è tutto nel calcio. Ancora adesso non riesco a dormire dall’emozione, onestamente non riesco nemmeno a pensare all’anno prossimo. E’ come se il mondo si fosse fermato. Ora? Organizzerò un party, che ho promesso ai giocatori, e ci faremo festeggiare dai due paesi, almeno fino a inizio luglio.”

“Quello che abbiamo fatto non è definibile, così come la mia gioia. Sono partito dalla Seconda categoria, nel Ceriale Cisano e adesso, di colpo, mi ritrovo ad essere un giocatore professionista. E’ davvero difficile realizzare questo nuovo status quo. Abbiamo perfino riunito un gruppo ultras, gli Züeni (i Giovani, ndr) e a Forte dei Marmi c’erano due pullman oltre ai tifosi che ci hanno seguiti con mezzi propri. Pazzesco. La scalata dal nono posto? Ovviamente inaspettata e, per questo, ancora più bella. La Serie D è una strana categoria: è capace di ammazzarti o darti soddisfazioni immense. Come è stato per me, al termine di una gavetta infinita”

… E la favola continua…

Serie C – Semifinali play off – Il Cosenza si spocchia e perde. Il Catania tradito dal proprio portiere

dal nostro corrispondente da Bolzano (Antonio Blasimme) | 6.6.2018 | 21.01

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Il Cosenza di Piero Braglia domina la gara d’andata delle semifinali playoff di serie C al “Druso” di Bolzano ma si fa ”impallinare” nei minuti di recupero da una rete di Cia che ora rende la missione calabrese molto complicata.

Il Cosenza visto questa sera pareva volersi mettere in vetrina più che affondare i colpi contro un avversario attendista e sornione ed alla fine ha duramente pagato dazio. Nel primo tempo l’attacco dei silani non mostra lo smalto giusto e gli artigli per bucare il portiere locale Offredi che nella ripresa si supera due volte negando la rete meritata ai lupi. L’ingresso di Perez, impalpabile, al 72’, non è determinante per i silani ai quali manca la cattiveria nel momento più importante. E’ infatti sembrato un Cosenza scarico nel momento topico e si sa quanto il calcio possa essere crudele in questi casi. Il Sud Tirol, mai pericoloso nell’arco dei 90’, proprio allo scadere colpisce duro: Saracco para una prima conclusione di Zanchi ma nulla può sulla correzione da mezzo metro di Cia che fa felice il suo allenatore Paolo Zanetti e regala una grande gioia ai suoi. Delusi i tifosi silani accorsi in gran numero al Druso per ció che poteva essere e non è stato. Domenica, servirà una grossa prestazione al San Vito-Marulla, sperando in un Cosenza piu’ deciso e ”cazzuto”. Ma, contro gli aitanti altoatesini, non sarà facile per nulla.


dal nostro corrispondente da Firenze (Mimmo Criaco) | 6.6.2018 | 23.54

Sconfitta che sa di beffa per i siciliani nella semifinale d’andata dei playoff. La sfida del Franchi è stata decisa da un errore del portiere etneo. Catania poco cattivo sotto porta con Mazzarani che spreca un’occasione incredibile. I rossoblù – spreconi quanto mai – lasciano l’Artemio Franchi con una sconfitta scaturita da un errore individuale ed imprecano per le numerose occasioni sprecate da una squadra apparsa assoluta padrona della situazione ma decisivo è stata la rete realizzata da Marotta, scaturita dalla sciagurata uscita di Pisseri. I bianconeri fanno il minimo sindacale, ma tanto è bastato per garantirsi un prezioso vantaggio in vista del ritorno al Massimino. Il grande limite dei rossazzurri, quest’oggi, è stata la mancanza di cinismo. Quanto, invece, dovrà abbondare domenica sera, in una gara che si prospetta infuocata davanti a circa ventimila spettatori.

La cronaca. Il ritmo non è alto, rendendo evidente come le due squadre si temano. Il primo squillo del Catania arriva al 15′, con la botta di Rizzo che mette in difficoltà Pane: nessun rossazzurro era nei pressi per la ribattuta. Il Siena mantiene un leggero ma comunque sterile predominio territoriale, legato anche al fatto che il primo pressing dei rossazzurri comincia spesso poco dopo la linea di centrocampo. Difficoltà etnee, invece, in ripartenza: la mezza punta bianconera Neglia è infatti molto brava a tenere un pressing costante su Biagianti che, da play basso, orchestra le ripartenze. La gara si mantiene tesa ed equilibrata durante tutta la prima frazione. Al 27′ Ripa non arriva su un invitante cross di Mazzarani e dieci minuti più tardi, un rinvio sbilenco di Cristiani diventa un clamoroso assist per Russotto che, indeciso tra tiro e passaggio, sbuccia la palla non profittando di una chiara occasione da rete. Subito dopo, Iapichino dalla distanza prova un sinistro a incrociare fuori non di molto: il portiere catanese è poi bravo a bloccare una insidiosa punizione di Neglia. Nella ripresa il Catania sembra voler subito prendere in mano le redini dell’incontro. Al 50′ Mazzarani sbaglia un facile appoggio per Russotto lanciato in rete, poi Pane smanaccia un cross pericoloso dello stesso Russotto. I rossazzurri premono, ma nessuno degli attaccanti è reattivo come vorrebbe Lucarelli che, infatti, si infuria. Al 60′ girandola di cambi per entrambi gli allenatori: Mignani fa entrare Guberti, Lucarelli mette dentro Curiale e Barisic per i deludenti Ripa ed Esposito. Tra 69′ e 70′, poi arrivano le classiche sliding doors su cui si decidono spesso le partite: prima Mazzarani si divora a un passo dalla porta un cross teso di Barisic, colpendo il pallone e mandandolo alto, quindi il Siena passa: cross di Neglia dalla sinistra, Pisseri sbaglia completamente l’uscita, con Marotta di testa che lo brucia inesorabilmente.

Adesso testa al match del Cibali – Massimino. Il vecchio adagio calcistico del ”gol sbagliato-gol subito” anche questa volta si manifesta in tutta la sua inesorabilità. Lucarelli si gioca quindi le carte Lodi e Manneh al posto di Rizzo e Porcino, per provare a dare più qualità e velocità a una squadra sgonfiatasi dopo lo svantaggio. L’ultimo cambio per provare a scardinare la partita è quello di Caccavallo, con il bunker senese che però regge. Quasi allo scadere ci sono polemiche per un presunto rigore su Russotto, ma l’arbitro sorvola, poi Curiale all’ultimo respiro prova una conclusione di destro che termina fuori. Servirà un Catania più cinico e cattivo, domenica sera al Massimino, per conquistare una finale adesso più lontana.

Un momento di Siena-Catania. LaPresse

Serie B – Semifinali Play off – Uno a uno sia a Cittadella che a Venezia

 

 

di Salvatore Condemi | 6.6.2018 | 23.11

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Cittadella – Frosinone termina con il risultato di un gol per parte con i ciociari che passano al 17′ con Paganini abile a risolvere una mischia in area dei padroni di casa che pervengono al pareggio con un diagonale di Chiaretti che beffa Vigorito al 43′. Una partita tesa e a tratti nevrotica tra due squadre che non si sono certamente risparmiate e che non hanno deluso le attese limitatamente alla prima parte dell’incontro.

 

Frosinone subito in vantaggio grazie ad un inserimento di Paganini, bravo a risolvere una furibonda mischia in area nata dopo un calcio d’angolo di Ciano. Poco dopo il Cittadella protesta per un contatto sospetto in area ospite tra Strizzolo e Matteo Ciofani, ma l’arbitro lascia correre. Al 24′ Kouamé approfitta di un retropassaggio sbagliato e si invola solo davanti a Vigorito, ma inciampa e l’occasione sfuma. Al 29′ occasionissima per il Frosinone con Paganini che approfitta di un malinteso della difesa di casa, ma una volta solo a porta spalancata arriva l’intervento di Adorni che salva tutto. Al 34′ altra occasione per i ciociari ma prima Ciano spara sul portiere Alfonso, poi Sammarco non riesce a gonfiare la rete. Al 42′ con un po’ di fortuna Chiaretti trova il gol del pareggio per il Cittadella: schema da rimessa laterale, diagonale mancino che carambola su due difensori ospiti prima di andare in rete. Si va al riposo col risultato di 1-1 e nella ripresa è più battaglia agonistica che tecnica, con le due squadre che diventano concrete: ben otto gli ammoniti di una sfida nervosa. Il Cittadella prova a spingere alla ricerca del gol del vantaggio: ci prova al 52′ con un cross velenoso di Settembrini, poi al 57′ con Adorni che da due passi non centra lo specchio della porta. Il Frosinone domenica sera nella sfida di ritorno potrà contare anche sul pareggio per volare in finale. Per il Cittadella sarà obbligatorio vincere per continuare a sognare.


 

Semifinale playoff serie B. Botta e risposta nella ripresa, Venezia-Palermo finisce pari

Botta e risposta in quattro minuti tra Venezia e Palermo che danno vita ad una bellissima gara terminata con il risultato di uno a uno in virtù delle reti di La Gumina al 53′ e Marsura al 57′. Pur tuttavia, nel finale gli uomini di Stellone sprecano incredibilmente una grossa occasione con Coronado.

Nel Venezia giocano due ex del Latina, Litteri e Pinato che si dimostreranno i migliori tra le fila lagunari. Partita vera e spigolosa con ritmi alti fin dall’avvio: prima un diagonale di Del Grosso al 3′ chiama Pomini all’intervento e due minuti più tardi è Audero a bloccare una conclusione di Moreo. Al 9′ bella girata di testa di Litteri, a lato di poco. Al 18′ ci vuole un grande intervento di Audero per negare il gol a Trajkovski, autore di una gran punizione. Il Palermo controlla il gioco, anche in virtù della possibilità di disputare il ritorno in casa con una classifica migliore, il Venezia si limita a stroncare il palleggio dei siciliani. La ripresa si apre con un insidioso tiro di Murawski, respinto da Audero con qualche difficoltà. Ma al 53′ arriva il vantaggio del Palermo: fuga sulla sinistra di Jajalo, che si allarga mettendo in mezzo all’indietro per l’accorrente La Gumina, che da pochi metri non può fallire. E dopo due minuti un’altra ripartenza rosanero porta Trajkovski al tiro che termina di poco a lato. Ma il Venezia non ci sta e reagisce: minuto 57, Marsura calcia “sporco” a chiusura di una bel tocco di Litteri sulla sinistra, e una deviazione mette fuori causa Pomini. È 1-1, tutto di nuovo in gioco. Al 63′ lungo spiovente sul secondo palo, Domizzi calcia di sinistro ma Rajkovic salva proprio sulla linea. Gli ingressi di Coronado e Gnahorè danno nuova linfa al Palermo che riprende a macinare gioco. All’84’ enorme rischio per i lagunari: un clamoroso buco di Modolo lascia campo aperto a Coronado, che si invola tutto solo ma si fa ipnotizzare da Audero in disperata uscita. Appuntamento a domenica al Renzo Barbera di Palermo per decidere la prima finalista. I lagunari sono condannati a vincere, visto il peggior piazzamento in classifica, per volare in finale. Ai rosanero basterà non perdere per continuare a sognare la Serie A.

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