Con ‘’Lati Oscuri’’ sono andato oltre i miei limiti

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Daniele Santamaria Maurizio autore e istrionico regista del film, racconta questa difficile avventura cinematografica, rigraziando tutti coloro che hanno fatto parte di questo progetto ambizioso


di Salvatore Condemi | 12.5.2018 | 11.03


E’ venerdì 11 maggio. Il tempo di leggere la conclusione delle riprese a Bassiano del Cortometraggio “Lati oscuri”, che vedo arrivare Daniele Santamaria Maurizio. Si ferma in un caffè di Latina Scalo, credo per una meritata pausa ristorativa. Fermo la mia auto e raggiungo il regista pontino autore ed ideatore di Lati Oscuri che nei precedenti articoli – proprio da queste pagine – abbiamo definito non solo ‘’geniale’’ ma anche ‘’istrionico’’.
E’ visibilmente stanco ma felice. <<Sono stato impegnato in una sceneggiatura complessa ma che ho dovuto in parte riscrivere perché la scelta stilistica anche del linguaggio oltre che in generale della narrazione, meritava correzioni sostanziali. Per il resto il lavoro dello Sceneggiatore Marco Testa è rimasto inalterato e per questo lo ringrazio.>>
Gli chiediamo se c’è stato un momento in cui la sua regia ha incontrato difficoltà importanti nella realizzazione del film. <<Sapevo che questa volta mi ero gettato a capo fitto in una avventura cinematografica difficile e complessa non solo per le tematiche affrontate ma anche per i successivi risvolti tecnici in fase di realizzazione. Ma io amo le sfide. E, non a caso, nel primo incontro con la troupe e gli attori, ho esordito dicendo ora dipende solo da noi: se vogliamo ambire ad un traguardo importante dobbiamo andare oltre i nostri limiti.>>
Il giornalista dev’essere curioso altrimenti non è giornalista. La domanda quindi è obbligatoria: perché queste difficoltà realizzative? <<Una storia contorta come quella di Lati Oscuri scritta interamente da me, presenta sullo sfondo una serie di insidie concettuali e tecniche. Toccava quindi a me ed al cast tecnico e artistico eluderle. E ci siamo riusciti dal mio punto di vista. Poi sarà il pubblico a dare l’ultimo verdetto.>>
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Capitolo Manuel Kerry. Personaggio poliedrico e teatrale, ha un’esperienza più che trentennale nel mondo dello spettacolo: con Manuel Kerry come è stato il tuo rapporto sul set? <<Semplicemente fantastico. Oserei dire pragmatico. Manuel è un professionista competente ed una persona affidabilissima. Lavorare con lui è una delizia perché conosce bene la produzione esecutiva e, nello specifico, ha svolto funzioni che vanno anche oltre il suo ruolo. Sempre con l’obiettivo di non distrarmi dal mio delicato ruolo, colgo l’occasione anche per ringraziare Tiberiu Paul PAPP, conosciuto tramite Manuel e che ci è stato di notevole ausilio, sfoderando competenze organizzative di prim’ordine. Con Manuel, giorno per giorno, aggiornavamo la nostra tabella di marcia e risolvevamo tutti quei problemi di percorso che, credetemi, non sono stati pochi ma che nel Cinema sono fisiologici. Con Manuel Kerry è facile lavorare perché nel suo campo ha una grande pertinenza, una grandissima esperienza, una stratosferica abilità. E a livello umano è eccezionale.>>
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Nella realizzazione di un film la scelta del Direttore della Fotografia assume un’importanza vitale. Perché avete scelto Emanuele Brunelli? <<Ho conosciuto Emanuele in occasione di Lati Oscuri e mi è piaciuto sin da subito. Non mi ha colpito solo la persona ma anche e soprattutto la professionalità e la conoscenza della fotografia che in un film non ti puoi permettere di sbagliare. Con lui, come con il resto della sua troupe, c’è stata una intesa immediata ed abbiamo lavorato per circa nove ore al giorno nella massima armonia e con un confronto costruttivo anche quando sorgevano le normali divergenze sulla scelta di come costruire una scena.>>
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E’ un fiume in piena Daniele Santamaria Maurizio. E’ soddisfatto e felice come non mai. Ama il suo lavoro: lo si vede e lo si sente perché parla in termini trionfalistici e parlerebbe all’infinito della sua ultima creatura ma altre domande sono in serbo per il regista pontino.
E passiamo gli attori. <<Sono stati tutti meravigliosi. Le donne belle e brave; gli uomini altrettanto. Si sono calati interiormente nei rispettivi ruoli da interpretare legandosi doverosamente al personaggio che avevo loro associato. Anche con loro massimo confronto nonostante sapessero che sulla recitazione pretendevo molto ed il massimo hanno dato rendendomi orgoglioso di come hanno svolto la loro mission: motivati e altamente ispirati.>>
Una domanda sorge spontanea: perché includere nel cast una pornostar come Barbara Gandalf che poi non hai fatto minimamente spogliare?” <<Barbara ha fatto una parte simbolica nel film e l’ha svolta nel migliore dei modi. La motivazione che l’ha indotta ad accettare la mia proposta sarà Lei a spiegarla perché rappresenta una sua scelta interiore che non intendo assolutamente anticipare. Appena sarà intervistata sul punto ci penserà Lei.>>
E passiamo alle attrici protagoniste. Un cast eccezionale, non c’è che dire: <<Valentina Ghetti superlativa e bravissima nella recitazione. C’è stata empatia e feeling artistico sin dal primissimo giorno. Nel personaggio di Oriana si è veramente superata. Un ruolo difficile e complesso che se non ben costruito sia nel taglio concettuale che in quello reale, rischiava di compromettere la credibilità del film. Devo però elogiare oltre Valentina anche l’impegno profuso da Carlotta Sfolgori nella parte di Elena, di Noemi Cognigni nella parte di Clara e di Barbara Franchin nella parte di Rebecca. Non vi svelo altro perché demolirei l’effetto curiosità e sorpresa che invece deve restare alto. Ciro Buono, Luigi Capalbo, Germano di Renzo, Nazzareno Giorgi, Federico Pellegrini, tutti con un trascorso artistico di primissima importanza, hanno svolto le rispettive parti ottimamente e per questo li ringrazio. Un plauso particolare va a Stefania Santippo, attrice che ha un curriculum di tutto rispetto e che ho voluto fortemente nel cast per interpretare Satana e ci è riuscita benissimo.>>

Daniele è visibilmente provato fisicamente. A microfoni spenti mi ha raccontato che il riposo notturno è stato ridotto al lumicino dati gli orari di lavoro per chiudere il film in solo cinque giorni lavorativi. Avrebbe voglia di andare a riposare ma l’ultima domanda nasce spontanea: perché hai scelto un tema così delicato e ricco di trappole: <<Perché nella mia vita non mi ha mai regalato nulla nessuno e sono stato sempre abituato a percorrere strade spesso in salita e piene di curve anche pericolose. Ma il rischio mi affascina e non so spiegarti il perché ciclicamente si riaffaccia dentro di me sollecitandomi avventure del genere…. Non sarà forse uno dei miei numerosi lati oscuri?>>

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