Seconde squadre di A. Facciamo chiarezza.

di Matteo Troiani | 11.5.2018 | 14.01

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Ancora siamo nel campo delle ipotesi e comunicati ufficiali che possano chiarire definitivamente la controversia non ce ne sono. Pur tuttavia, molte testate giornalistiche hanno cominciato a parlarne, occupando intere colonne per tentare di abbozzare quelle che potrebbero essere le linee guida relative all’introduzione delle seconde squadre di club di Serie A a partire dalla prossima stagione di Serie C. Innanzitutto si paventa la graduale eliminazione dei ripescaggi – regolati dalle attuali norme federative – delle società retrocesse dalla Serie C e di quelle di Serie D ma non dal prossimo campionato. Dalla prossima stagione (campionato 2018/19), infatti, se (fare attenzione a questo “se”) scaduti i termini per le iscrizioni e rimanessero posti liberi (come è successo durante questo campionato) per completare l’organico a 60 squadre si attingerebbe in modo prioritario dalle seconde squadre di Serie A, quindi dalle squadre retrocesse dalla Serie C e per finire dalle squadre di Serie D che producono regolare domanda di ripescaggio. Ma, ripetiamo, è solo un’ipotesi senza il suffragio di comunicati ufficiali. Qualche giornale, addirittura, ha scritto che la tassa per il ripescaggio potrebbe essere mantenuta alle odierne 300mila euro mentre aumenterebbe a 500mila euro la fidejussione bancaria a garanzia dell’iscrizione. Cifre astronomiche che né la serie D né tanto meno la C si possono permettere. Ma, ripetiamo, sono soltanto ipotesi e congetture. Senza contare i primi mugugni delle società interessate sia di Serie A che di altre categorie, vedi Napoli. Resta inteso che l’istituto del ripescaggio in senso lato – siano esse  seconde squadre di Serie A, C e quarta serie – continueranno ad avere una propria legittimazione fintanto che non siano definitivamente abolite con opportuno decreto federativo.

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