Ecco la rivoluzione per “italianizzare” il Futsal


Signori, si cambia. Ecco la
riforma dei campionati di Calcio a 5 ossia quella auspicata “trasformazione” per privilegiare il percorso formativo di un giocatore di futsal in Italia e che possa incentivare nelle società del calcio a 5, la crescita degli istruttori e lo sviluppo dei vivai.
Innanzitutto avremo una Serie A composta da sedici squadre: dodici si conoscono, la tredicesima sarà una fra Lazio o Milano impegnate nei playout, poi spazio alle nuove matricole, pronte al ballo delle debuttanti: Maritime Augusta, Civitella, Meta e una veneta a scelta, fra Carré Chiuppano e Arzignano. Una Serie A alla stregua di un Europeo o un Mondiale, con 14 giocatori in lista, equamente divisi fra formati (compresi anche quelli in base al precedente regolamento) e non. Una Serie A2 con un massimo di 36 squadre (Co.Vi.Sod permettendo), a differenza della A sempre con 12 giocatori, ma con l’8+4 in campo. Fra i cadetti (ancora con 12 in lista) potrebbe esserci l’opera più grande di italianizzazione: addirittura con un eloquente 9+3. Immutati i criteri di ripescaggio, con la (tradizionale) formula data dal punteggio del risultato sportivo (moltiplicato 0,45), più il punteggio del valore sportivo (x 0,30), più il punteggio dell’etica sportiva (0,25). Capitolo Under 19: per cercare di sfruttare maggiormente il territorio, si potrebbe pensare che l’80% del roster sia composto da chi proviene da tre anni di settore giovanile. E ancora, premi in denaro per le società vincenti tutti i campionati – dalla Serie A alla A2, passando per i cadetti e il femminile – in pratica il “volli fortissimamente volli” di Andrea Montemurro sarebbe pronto per essere attuato, per mantenere così fede al suo programma e alle promesse fatte in sede di campagna elettorale.

“Nel campionato in corso, nelle tre categorie sono stati inseriti oltre 90 giocatori formati (tre anni nel settore giovanile) rispetto al campionato precedente, con un eventuale riforma l’aumento sarà di oltre 135 giocatori di formazione dei nostri vivai. È un lavoro lungo, va fatto con pazienza, scegliendo di partire dalla base dei campionati, per incentivare progressivamente anche la Serie A, che necessita di un campionato qualitativamente di alto livello”. In attesa delle necessarie ufficializzazioni, Alessio Musti parte da qui. Con un prologo ben chiaro. “A inizio degli anni 2000, l’arrivo di tanti giocatori provenienti da altre federazioni – spiega – molti dei quali di alto livello (vedi Foglia, leggasi Franzoi o Grana, tanto per fare degli esempi, ndr) ha portato certamente un forte contributo alla crescita del nostro sport”. La situazione, però, è sfuggita di mano, così occorrono degli inevitabili correttivi per tutelare maggiormente i giocatori di formazione italiana e favorire tutte le società. Che possono iniziare a lavorare con maggiore tutela per lo sviluppo dei settori giovanili. “È una riforma che non vuole andare contro nessuno – sottolinea Alessio Musti – ma necessaria per le richieste e le direttive provenienti dalla UEFA, con tanto di legge salva-vivai, così da dare una precedenza ai giocatori prodotto dei settori giovanili e mettere in condizione le società di ricreare un credibile equilibrio sociale”.

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