Serie D, niente ripescaggi? A sentire Criscitiello…

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Parole dure quelle pronunciate (non più di due ore fa) da Michele Criscitiello, direttore di TuttoMercatoWeb, che, nel suo editoriale ha parlato di Serie C e, di rimando, anche di Serie D:Chi lotta per non retrocedere dalla C alla D pensa: vabbè tanto anche se scendo con tutte quelle che falliranno sarò ripescato. Quelle che in D non arriveranno prime, pensano: vado a fare i play off e poi chiedo il ripescaggio. In D, invece, siamo all’assurdità: si lotta per fare i play off ma anche se li vinci stai bello e beato a casa tua. Come tutti gli anni, perché poi devi mettere 350.000 a fondo perduto, oltre l’iscrizione per partecipare al campionato di serie C.Non è certamente un fulmine a ciel sereno quello fiondato dal braccio destro di Alfredo Pedullà. Questa è storia trita e ritrita che, però, quest’anno sarà rigida norma da rispettare. E’ un po’ come dire ”Siore e Siori si scende!!!” si, perché da quest’anno, forse, non ci saranno i ripescaggi. Stando alle indiscrezionicontinua Criscitielloil Signor Gravina ha deciso di bloccare i ripescaggi e nello stesso tempo tornare a 60 società di C. Come farà? Sinceramente non lo sappiamo ma un uccellino ci ha raccontato che i ripescaggi non ci saranno e, in C, saranno ammesse 7 squadre B con licenze di serie A. Ciò significa che 7 club di A potranno fare le seconde squadre per partecipare alla Lega Pro già dal prossimo anno.

Insomma, rivoluzione – se di rivoluzione si possa trattare – per così dire ”immediata” e più ampio spazio alle società che hanno gli ”sghei” per evitare situazioni come Vicenza, Modena, Akragas, Arezzo e molto probabilmente Matera e Andria viste le condizioni in cui versano i presidenti Columella e Montemurro. Gravinaprosegue il noto giornalista di Sportitaliaha delle belle idee, ma deve passare ai fatti altrimenti anche lui sarà etichettato come quello delle parole al vento. La C ha bisogno di riforme e di equilibrio economico. In basso, invece, c’è bisogno di una ristrutturazione dei campionati di serie D per evitare che i campionati siano già finiti a febbraio per 15 squadre su 18″. Questo è quanto e non possiamo esimerci dal tributare uno scrosciante applauso a Michele Criscitello che ha pienamente centrato il discorso. Società come Como, Pavia, Pro Patria, Lumezzane, Lecco, Forlì, Mantova, Savona, Campobasso, Taranto, Nocerina, Cavese, Turris, Vibonese, Acireale, Messina e Latina hanno un blasone, una storia ed un bacino di tifoseria che non hanno nulla (ma proprio nulla) da spartire con la Serie D, per cui, più che ”scimmiottare un sistema rodato da svariati lustri in altre entità calcistiche come Spagna, Inghilterra, Belgio, Germania e chi più ne ha più ne metta, sarebbe il caso di rivedere quello che c’è (o che c’è già stato) rimettendo in piedi (la tanto cara) Seconda Divisione o C2 come dir si voglia. Il Signor Gravina non si rende conto che così facendo si allontana maggiormente la gente dagli stadi e, parimenti, si abbassa ulteriormente un livello tecnico da far spavento sia in D che, soprattutto, in Serie C. E si guardi all’indotto che sarà di pertinenza esclusiva delle sette società di Serie A che faranno, ovviamente, la parte del leone. E gli altri? Avranno soltanto le briciole. Ovviamente. Ed il Latina? Al Latina non saranno fatti sconti a meno che non si riesca a vincere l’attuale campionato. Utopia allo stato puro visti l’assottigliarsi delle gare a disposizione e il considerevole gap che divide la squadra nerazzurra da Rieti e Albalonga, quest’ultimo prossimo avversario al Francioni (verosimilmente) giovedì 22 marzo prossimo venturo. Facendo un discorso di più ampio respiro, ci sembra una nefandezza bella e buona quella di far disputare degli incontri di play off che non serviranno ”praticamente” a nulla se non a mettere in vetrina i giovani che durante il campionato non hanno trovato troppo spazio nelle rispettive società. Insomma: il solito pastrocchio all’italiana.

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