Latina, ovvero ”Speriamo che io me la cavo”

Le parole di Raffaele Cerbone, trainer del Budoni, che ha passeggiato sui resti nauseabondi del Latina, non possono e non devono passare inosservate:Se avessimo preso gol lo scenario sarebbe cambiato radicalmente. Questo, d’altra parte, è il calcio: una volta scongiurato il pericolo ci siamo organizzati ed abbiamo vinto la partita. Non mi permetto di giudicare il Latina, sarei presuntuoso a farlo non vivendo quella realtà e quella quotidianità.” Un gran Signore, non c’è che dire. Urge però ricordare all’allenatore originario di Afragola che con i ”se” e con i ”ma” non si sono mai vinte né le guerre che le partite di calcio. E’ vero che nel calcio un singolo episodio può indebitabilmente stravolgere le sorti di una gara di calcio, pur tuttavia, non crediamo che Mister Cerbone abbia detto la verità. S’é vero come é vero che una sola rondine non fa primavera, così parimenti, un solo tiro verso la porta avversaria non può assolutamente far testo considerando quell’atteggiamento arrendevole che ha caratterizzato l’intera prestazione nerazzurra. Ergo, quella di Cerbone è una spudorata presa per i fondelli verso il Latina ridotto ai minimi termini dalla sua squadra che è apparsa tonica, incisiva, cattiva, cinico e affamata di gloria. Anzi dirò di più: ieri il Budoni ha dimostrato di essere una squadra mentre quella nerazzurra ha palesato in modo inconfutabile di non esserla più in un’annata che si sta rivelando sempre più fallimentare. La difesa è un colabrodo: i suoi ”attori” arrivano sempre in ritardo e non riescono mai a sopravanzare l’avversario di turno. Il centrocampo è farraginoso, lento, impacciato e nervosissimo. E in più non riesce a pulire un pallone, non è in grado di regalare un illuninazione per l’attacco e non è più capace ad azzeccare un passaggio che sia uno. Niente di niente, se non montagne di cartellini tra gialli e rossi. Capitan Catinali, tra l’altro, è l’ombra di sé stesso e c’è da domandarsi dove sia andato a finire quell’arcigno giocatore che l’anno scorso ha stravinto il campionato con la Sicula Leonzio. E ancora: un ragazzetto di 18 anni (ci stiamo riferendo a Bardini giunto da Livorno dove giocava con la Berretti) potrà mai offuscare il ricordo di Olivera? L’attacco, quindi, non incide perché da quelle parti non arrivano palloni gestibili. Ieri a Budoni Pasquale Iadaresta ha realizzato il gol della bandiera sfruttando l’unico errore commesso dalla difesa avversaria. Non è stato quindi un gol frutto di un azione: quella è merce rara oramai da tempo immemorabile e precisamente da quando la società ha fatto quel repulisti che ha portato ai tagli di Samuele Romeo, Luciano Rabbeni e Mirko De Francesco. Ora, noi non conosciamo e non vogliamo conoscere i termini della querelle che ha portato all’estromissione dei tre elementi giacché riconosciamo che questo rappresenta un vero e proprio campo minato. Ma è chiaro e fin troppo palese che con Romeo, Rabbeni e De Francesco il Latina era una ”squadra”. Non vogliamo aggiungere null’altro se non questo: ”speriamo che io me la cavo”.  

wp-image-642718989jpg.jpg

 

Annunci