Povera Reggina: il Granillo è ormai terra di conquista

Povera Reggina: il Granillo è ormai terra di conquista

di Salvatore Condemi

Oggi dalla Reggina si sarebbe dovuto attendere una prova gagliarda e vera così come sarebbe dovuto essere vero l’atto di forza col quale i ragazzi di Mister Maurizi avrebbero dovuto affrontare il Rende in un derby infuocato e pieno di significati. Ne andava della dignità di una intera comunità, quella amaranto, umiliata dai risultati che hanno accompagnato la Reggina della famiglia Praticò, capace di dilapidare quanto di buono era stato fatto fino al pareggio esterno con la modestissima Casertana. Poi solo e soltanto bocconi amari. Si guardi alla sconfitta interna con il Siracusa, alla debacle in casa del Lecce, al pareggio anonimo contro il Bisceglie, la prova incolore in quel di Siracusa contro l’Akragas ultima della classe, il capitombolo interno contro la mediocre Sicura Leonzio e per finire in bellezza (si fa per dire) la sconfitta a Castellammare di Stabia. Oggi, insomma, la Reggina non avrebbe dovuto assolutamente lasciare per strada altri punti importanti vuoi perché questa sera è in piena zona play out e vuoi perché un ulteriore passo falso potrebbe assumere significati sinistri. E non solo dal punto di vista psicologico. Perdere oggi contro il Rende significherebbe avere un mezzo piede nella fossa. I giocatori sono quelli che sono e tralasciando dolori di pancia, infortuni, squalifiche, disattese e sopravvalutazioni di alcuni elementi che finora hanno fatto vedere ben poco, non ci sembra che dalla gara vittoriosa contro il Catania in poi abbiano sudato la maglia in modo particolare. Il tifoso non pretende nulla di più che impegno, dedizione e attaccamento alla maglia. In questi ultimi sette incontri i giovanotti di Maurizi non hanno saputo dimostrare né l’attaccamento né la dedizione né tanto meno l’impegno richiesto da chi ha l’amaranto nelle vene. La famiglia Praticò dovrebbe porsi questa domanda: perché la gente non riempie più il Granillo? Colpa del freddo e delle intemperie? Colpa delle tv a pagamento? Colpa di un programma che prevede un ennesimo campionato di sofferenza? Fatto sta che alla fine della prima parte di una contesa dove il Rende non ha fatto vedere chissà che, sta soccombendo per due reti a zero grazie ai gol di Actis Goretta al 26’ ed alla realizzazione di Rossini otto minuti più tardi. Espulso il tecnico Agenore Maurizi per proteste. Null’altro in un pomeriggio da dimenticare e in una gara che ha servito su un piatto d’argento la considerazione che questi ragazzi non sono da Reggina, che questo allenatore non è da Reggina e, per finire, che questa non è una Reggina da Reggina.

Il Rende, nel secondo tempo non affonda ma con Laaribi firma la terza segnatura con una facilità disarmante. Un passivo netto – questo – che mette maggiormente a nudo la pochezza tecnica e tattica di una Reggina letteralmente non pervenuta. Non pervenuta non significa non aver tenuto il campo, non significa non aver impensierito il portiere avversario, non significa non essere stata capace di effettuare due passaggi consecutivi, non significa aver prestato il fianco al Rende non trascendentale ma molto pratico. Per non pervenuta significa una cosa soltanto: il Granillo è oramai terra di conquista e che la squadra amaranto non esiste più. Alla compagine bancorossa di Trocini non resta che ringraziare dopo aver passeggiato su quel che resta di una formazione per l’ennesima volta toppata da un allenatore che comincia a dare segni di cedimento psicologico. Cosa dire di più? Un tre a zero che non può e non deve avere alibi, un risultato che va oltre il risultato, una vergogna senza limiti e senza precedenti.

O forse una cosa c’è da gridarla: ridate la Reggina ai tifosi, rifondatela, fatela ridiventare Reggina!

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