Questo Latina è un disastro in tutti i sensi. A buon intenditor…

Questo Latina è un disastro in tutti i sensi. A buon intenditor…

 

di Basilio Gaburin

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Quale futuro per il calcio a Latina? Un grosso punto interrogativo continua ad aleggiare sul capoluogo pontino, soprattutto dopo il pareggio interno con il Lanusei apparso agguerrito e capace di prendere a pallonate la più quotata squadra a strisce nero e azzurre. Già in precedenza vi erano stati dei campanelli d’allarme: basti dire la debacle di Rieti, la prova incolore ma vittoriosa contro il Budoni, gli orrori di Cassino, i brodini riscaldati di Sassari e di Albano e per finire la cocente sconfitta casalinga nel derby con l’Aprilia.

La sensazione che emerge di primo acchito assistendo alle prove della formazione di Chiappini, è che non ha un gioco, uno schema valido, un modulo tattico da seguire né in fase di costruzione né tanto meno in quella difensiva. In fase di non possesso, a dire il vero, è un vero disastro. A Rieti si potrebbe accampare l’alibi della mancanza di preparazione ma le sei reti al passivo sono altrettante sferzate sulla schiena in special modo per un team chiamato a vincere il campionato. Va da sé che la giornata storta può capitare a tutti ma non si riesce a comprendere come a Cassino, quindici giorni dopo, la stessa difesa schierata contro i reatini, abbia potuto commettere – più o meno – gli identici strafalcioni. Poi la fortuna ha cominciato a girare e anche per il Latina dalla quarta in poi è andata di lusso perché gli errori difensivi sono stati coperti dalle gesta di Pasquale Iadaresta abile affossare le difese avversarie. Di seguito, tra Latte Dolce, Albalonga e Aprilia abbiamo assistito a due soli tiri degli attaccanti del Latina e tanti salvataggi sulla linea della porta difesa da Bortolameotti. Ai più, inoltre, è apparso che la squadra si affidi ai lanci lunghi, alle sgroppate di Tribuzzi, alle invenzioni di Rabbeni ed ai gol di Iadaresta. Il resto, soprattutto nel settore difensivo è lasciato desolatamente al caso: che sia disposta a tre oppure a quattro, la difesa che subisce tanti gol è da definire colabrodo a prescindere. D’altronde, Romeo è un buon giocatore come lo è Cossentino, per carità, ma sia l’uno che l’altro sono lenti, lentissimi, quasi pachidermici. E, per finire in bellezza, beccano fin troppi cartellini gialli per cui non ci si potrebbe affidare a chi, ‘’una domenica si ed una domenica no’’, sono appiedati dal Giudice Sportivo. E, per rincarare la dose, Angelov è una sciagura: non c’è una sola partita, da quando è stato schierato a sinistra, che non ‘’perda’’ l’avversario diretto: contro il Lanusei, il primo gol di testa è stato realizzato da quel Bonu che avrebbe dovuto francabollare proprio il difensore bulgaro. Sulla destra c’è Nelson che, troppo spesso, si dedica alla fase propositiva tralasciando quella di contenimento. E in effetti, nella zona di sua competenza, Ladu ha fatto ciò che ha voluto. Il Lanusei – che ricordiamo è penultimo in classifica – è stato capace di costruire sette nitide situazioni da brivido e se il match è terminato in parità, il Latina deve ringraziare la buona sorte. E’ insito il fatto che il centrocampo non lavora come dovrebbe e quindi non funge da filtro per evitare le solite figuracce ad un reparto, quello difensivo, incapace di prendere le misure all’avversario di turno.

Insomma, si salvano in pochi. Ed in questo marasma generale la società cosa fa? Entra in una sorta di silenzio stampa e non vuole alcuna ingerenza esterna. Pur tuttavia, è di questa mattina la notizia apparsa sul quotidiano ‘’Il Messaggero’’ che il principale imputato è stato assolto e quelle prese di posizioni promesse dalla dirigenza di Piazzale Prampolini non riguardano l’allenatore Andrea Chiappini bensì (udite, udite!) quegli atleti che si sono resi artefici di ipotetiche manifestazioni di ammutinamento. Siamo insomma al paradosso. E tale situazione ci fa comprendere quanto questa scelta sia puramente (e quindi pragmaticamente) politica. Non vogliamo aggiungere null’altro: a buon intenditor poche, anzi, pochissime parole. Sappiamo soltanto che il calcio a Latina non ha alcun futuro.

 

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