Investire nel calcio dilettantistico

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Matteo Cavicchia ha scritto un interessantissimo reportage sul calcio dilettantistico. A voi le riflessioni.

In Italia, il calcio dilettantistico rappresenta una considerevole fetta di tutto il sistema di questo sport, sia per il contributo di carattere economico che questo versa alla FIGC – per il suo funzionamento – sia per l’interesse che questo offre nei confronti dell’intero sistema.

Spesso nei dilettanti vi sono presidenti che si ergono a salvatori della patria nei paesi e nelle città che hanno squadre che giocano nei dilettanti. Altrettanto spesso molti tifosi – non tutti – pensano che queste persone che investono nel calcio dalla serie D in giù, siano dei mecenati  o addirittura dei benefattori. La domanda che mi pongo è se sia effettivamente così.

A differenza di quello professionistico, nel calcio dilettantistico non ci sono reali e dirette possibilità di guadagno per un presidente (escludendo quelle derivanti da abbonamenti e biglietti), che investe grosse cifre per far partecipare al campionato la propria squadra: non c’è il vincolo pluriennale, salvo che per i calciatori giovani. Nonostante questo, negli ultimi anni non ricordo cifre grosse investite da parte di club professionistici  per acquisire le prestazioni sportive di ragazzi cresciuti in vivai dilettantistici e non ci sono contributi della lega riguardo la suddivisione di diritti televisivi.

Oltretutto il significato intrinseco della parola dilettantistico sotto intende l’impossibilità da parte della società di distribuire utili tra soci o proprietari.

Fondamentalmente sono due le motivazioni che spingono un determinato soggetto ad investire nel calcio:

1)quella umana-antropologica,

2)quella economica.

Mi concentrerò sul secondo aspetto ,in quanto, il primo, pur avendo un valore importante, visto con gli occhi dell’homo economicus è ininfluente nelle scelte di una persona che voglia investire nel calcio.

Molti operatori del settore calcio hanno spesso tentato di quantificare i reali costi per poter partecipare dignitosamente ,non per vincere, ai vari livelli dei campionati dilettantistici italiani. Prenderò come esempio solo i campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione. I dati di spesa , che secondo il mio parere e secondo la mia esperienza professionale sono più vicini alla realtà, risultano essere :

Serie D ,circa 500mila euro;

Eccellenza, circa 200-250 mila euro (a seconda della regione);

Promozione ,circa 100-150 mila euro.

Sicuramente sono cifre importanti. Ipotizzando che un singolo soggetto ,che voglia investire nel calcio, metta a disposizione il 40% delle intere risorse (per assumere la carica di presidente) e che il restante venga immesso attraverso altri soci o aziende, che fungono da sponsor (percentuale che può essere variabile ma abbastanza rispondente alla realtà), si parla comunque di grosse cifre.

Un presidente di una squadra di calcio dilettantistica nel 99% dei casi è proprietario di una azienda che opera nel territorio dove ha sede la squadra.  Essere proprietari di una impresa vuol dire riuscire a dare redditività al proprio business . Una delle più importanti leve allo sviluppo di una attività economica è quella derivante dagli investimenti pubblicitari. Questi rappresentano per le imprese di qualunque settore una parte fondamentale del budget. Per imprese ad alto valore tecnologico possono arrivare anche al 20-30% del totale della voce costi del bilancio. Mediamente la spesa totale che utilizzeremo per esemplificare l’analisi sarà nell’ordine del 5%. Questo vuol dire che se una impresa fattura 4 milioni di euro 200mila euro vengono investiti in pubblicità.

La normativa fiscale italiana, riguardo il trattamento  dei costi per pubblicità, prevede la deducibilità del 100% fino alla somma di 200mila euro (lo stesso vale per le sponsorizzazioni che sono la reale veste che assumono gli investimenti in pubblicità in una squadra sportiva dilettantistica).

Fatte queste premesse, quale miglior settore per pubblicizzarsi, per un imprenditore locale, se non quello di investire nel calcio? Oggigiorno campioni del calibro di Messi o Cristiano Ronaldo sono meno conosciuti del Papa o del Presidente degli USA ?

Un soggetto che investe nel calcio dilettantistico ha la possibilità di stare quasi tutti i giorni sui giornali locali ,sui social e su tutti gli altri strumenti di comunicazione. La sua persona va quasi ad impersonificarsi nella società di cui è presidente. Alla domanda chi è il presidente di una determinata squadra segue immediatamente la domanda su cosa faccia ed in che mercato operi la sua azienda. Onestamente dal mio punto di vista non vedo metodo pubblicitario migliore che investire nel calcio.

Dati per buoni i numeri per sostenere le spese alla partecipazione ai tre campionati dilettantistici menzionati in precedenza, è possibile tracciare il profilo di un presidente (o uno sponsor visto nell’ottica di reale partecipazione all’investimento in una società calcistica dilettantistica) che possa assumere tale ruolo a costo zero (o quasi):

1)Presidente squadra di Serie D ,fatturato della propria azienda circa 4 milioni con margine di utile netto del circa 7% (300mila euro annui di profitto netto).

2)Presidente club Eccellenza, fatturato di  circa 2 milioni con tasso di ritorno netto  del 7% (circa 130 mila euro annui di utile netto)

3)Presidente club Promozione, fatturato di circa 1,4 milioni di euro con margine di utile netto del 7% (circa 100 mila euro annui netti)

Non voglio troppo dilungarmi in tecnicismi fiscali ,ho scelto un tasso di ritorno sul fatturato del 7 % in quanto valori percentuali minori sono raggiungibili esercitando  esclusivamente investimenti finanziari.

Se alla deduzione fiscale incassata dal presidente-imprenditore aggiungiamo gli unici incassi di una società dilettantistica ,ovvero quelli derivanti dalla vendita di abbonamenti e biglietti, si arriva facilmente al costo zero (o quasi) per la gestione di una squadra calcistica dilettantistica.

Espresso quindi l’identikit economico finanziario del presidente ideale, per partecipare dignitosamente ad uno dei campionati dilettantistici italiani, posso facilmente identificare il profilo di un soggetto che si propone di fare il presidente di una squadra di calcio che dovrebbe essere immediatamente scartato.

Si legge spesso sui giornali o in ogni dove di personaggi interessati ad acquisire titoli sportivi e promettere l’impossibile alle tifoserie (questo avviene in Serie D ,anticamera del professionismo e della possibilità di fare reali profitti).

Il mio consiglio ,derivante anche da quanto ho esposto in precedenza,  è di diffidare da soggetti che intendono diventare “proprietari”  di club dilettantistici che :

  • non sono titolari di azienda;
  • sono titolari di azienda  ma questa non opera nel territorio della società calcistica;
  • sono titolari di aziende che non hanno i volumi di affari minimi richiesti per investire a costo zero nel calcio;
  • vogliono acquisire titoli sportivi in veste di patron mettendo come presidente soggetti nullatenenti o anziani .

Negli ultimi anni purtroppo sono sempre di più i casi di società calcistiche dilettantistiche fallite per colpa di cattive gestioni . Questo articolo spero riesca a mettere in guardia i tifosi, che sono i reali proprietari delle squadre di calcio.

26-10-2017

Dott. Matteo Cavicchia

Fonte: http://www.matteocavicchia.com/blog-matteo-cavicchia/

 

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