Il Latina Scalo Sermoneta sogna ad occhi aperti

Immagine correlataIl Morolo temeva questa partita vuoi perché la matricola pontina gioca come fosse una vera veterana del campionato di Eccelenza, vuoi perché il Latina Scalo Sermoneta ha tra le proprie fila calciatori di categoria e quindi di tutto rispetto. Come volevasi dimostrare: i biancorossi cadono di misura cedendo l’onore delle armi ad una squadra che ha giocato da par suo e con grande determinazione. Grazie ai i risultati dagli altri campi, con l’1-0 contro i Lepini gli uomini di mister Gesmundo volano ad un solo punto dalla vetta.

Partita intensa e tutto sommato equilibrata. I padroni di casa cercano di fare la partita  ma si trovano spesso a sbattere contro la ben organizzata difesa ciociara. Lo 0-0 sembrava la naturale conclusione di una partita bloccata ma ad un quarto d’ora dal 90′ ecco il lampo di Peressini: l’attaccante, una volta entrato in area, viene steso dall’intervento di un difensore avversario. L’arbitro assegna il calcio di rigore e dal dischetto Onorato non sbaglia. La reazione del Morolo c’è ma i padroni di casa soffrono solo nei minuti finali, quando restano in inferiorità numerica per l’espulsione di Valente. Finisce così con il risultato di una rete a zero questa gara che mette le ali ai ragazzi del Presidente Antonio Aprile. Se Gesmundo, tecnico dei nerazzurri pontini, riesce a far quadrare il cerchio in trasferta, il sogno di disputare un derby stracittadino potrebbe diventare una realtà. Chissà.

Il tabellino

Latina Scalo Sermoneta: Viscusi, Monti (33’st Gori), Iannella, Gasbarra, Formato, Celli, Onorato (33’st Bucciarelli), Marchetti (23’st Peressini), Gesmundo, Aquilani (45’st Cosimi), Valente. A disposizione: Venturiero, Greco, Torri. Allenatore: Gesmundo
Morolo: Palombo, Manni (41’st Caponi), Colò, Vezzoli (32’st Burgueno), Casalese, Diatta, Bispuri (26’st De Santis), Capuano, Sbaraglia, Cataldi (20’st Pazienza), Sanna
A disposizione: Gazzerro, Bietti, Potenziani. Allenatore: Campolo

Arbitro: Gavini di Aprilia
Assistenti: Pepe di Ciampino e Girolami di Aprilia
Marcatore: 30’st rig. Onorato
Espulso: 40’st Valente (LT)

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Foto: Gazzetta Regionale


Avviso di garanzia alla sindaca Appendino sugli episodi di Piazza San Carlo

Anche per un dirigente della Questura di Torino, una funzionaria del Comune e uno dei responsabili di ‘Turismo Torino’. I pm procedono per lesioni e omicidio colposo

Fra i destinatari figurano la sindaca, Chiara Appendino, il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, la dirigente comunale Chiara Bobbio, responsabile eventi dei ‘soggetti terzi’; poi il questore di
Torino, Angelo Sanna, il capo di gabinetto della questura, Michele Mollo, e il commissario di polizia Angelo Bonzano, che la sera del 3 giugno aveva delle responsabilità di ordine pubblico; quindi Maurizio Montagnese e Danilo Bessone, presidente e dirigente di Turismo Torino, l’agenzia del Comune che si occupò dell’organizzazione dell’evento in piazza. I pm procedono per lesioni e omicidio colposo.

 

©ANSA

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Quattro chiacchiere con Pier Giuseppe Loria

Quattro chiacchiere con Pier Giuseppe Loria

Nella giornata di ieri l’Avvocato Pier Giuseppe Loria, Procuratore Sportivo della L&C Sport Management di Salerno, è stato ospite di Latinasport.info in occasione del derby tra Latina e Aprilia terminato con l’importante vittoria delle rondinelle in chiave salvezza. Con l’Agente abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere.

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Con questa sconfitta il Latina esce abbastanza ridimensionato rispetto alle ambizioni di vincere il campionato? <<Il campionato di Serie D è lungo e tremendamente difficile. Dopo la serie cadetta, il principale torneo dilettantistico è quello più problematico e interminabile e che, per tale motivo, risulta sempre pieno di dubbi, interrogativi e sorprese. Chi avrebbe mai pronosticato la sconfitta interna con l’Aprilia? Intanto è successo. Dire che non sia accaduto nulla è un’enorme bugia perché questa sconfitta è deleteria dal punto di vista mentale se rapportato al prossimo impegno con la fortissima squadra di Fregene dove Raffaele Scudieri sta inanellando successi su successi. Adesso i punti di svantaggio che dividono l’Atletico dal Latina sono otto e la distanza se non è abissale poco ci manca. Ma non è tanto la forbice con l’Atletico che deve far preoccupare quanto il fatto che Trastevere, Cassino, Albalonga e Rieti corrono con una velocità costante. E non è vero che siamo ancora all’inizio perché mancano solo sei partite al giro di boa. Il ritorno può essere fine a sé stesso se all’andata di questo torneo si perde troppo terreno. Ciò nonostante, un periodo di appannamento può capitare a tutti e prima o poi anche le battistrada potrebbero averlo. L’importante è che il Latina non perda le speranze. Ripeto: il campionato è lunghissimo e pieno di insidie per tutte.>>

Come hai visto il Latina alle prese con l’Aprilia? <<Con tutto il rispetto, sulla carta i biancazzurri sono tecnicamente inferiori rispetto ai nerazzurri ma sul campo questa inferiorità non si è vista assolutamente. Anzi, ha vinto la squadra che ha lottato maggiormente su ogni tipo di palla. Non che il Latina non abbia lottato, per carità, ma l’impressione è stata quella che mancava l’uomo che facesse legna a centrocampo. Ho visto Pasquale Iadaresta costretto a scendere fino a centrocampo per conquistare palle: gente come Pasquale deve stare al centro dell’attacco, altro che costruzione! E’ vero che lì davanti arrivavano palle sia da destra che da sinistra ma con Iadaresta ai margini dell’attacco chi le doveva prendere i cross? Pagliaroli mi è parso avulso, fuori forma e non all’altezza della situazione. D’altronde lui ha sempre giocato da ala e non ha il fisico per fare il vice Iadaresta. Quando invece è entrato De Francesco si è visto qualcosa di costruttivo ma era oramai troppo tardi. Intendiamoci: il Latina di Chiappini è una signora squadra ma manca quel qualcosa che la trasformi in una macchina da guerra.>>

Ti riferisci a Olivera? <<Non solo. Oggi si è sentita la mancanza di Edoardo Catinali. Con la sua esperienza e la sua saggezza tattica sarebbe stata un’altra partita. Non si direbbe ma Edoardo ha sempre fatto la fortuna delle squadre in cui ha giocato. Ricordiamoci che da solo ha portato la Sicula Leonzio in Serie C. Va bene, in panchina c’era il ”tuo amico”  Ciccio Cozza, ma è sempre stato il migliore in Sicilia e non solo: a Caserta, Fondi, Vicenza, Grosseto, L’Aquila, Ischia, Perugia e Aversa lo ricordano con grande affetto. Io lo conosco personalmente e ti posso assicurare che stiamo parlando di un grande giocatore e un serio professionista che non ha avuto tutta la fortuna che avrebbe meritato. Olivera? Lo so che mi attirerò l’ira dei tifosi del Latina ma io lo considero un’ottima trovata pubblicitaria dei dirigenti nerazzurri per portare qualche tifoso in più allo stadio. In tre partite da quando è arrivato il transfer ha giocato soltanto pochissimi minuti. Questo è sintomatico.>>

Potrebbe però fare la differenza… <<Si, potrebbe farla se fosse fisicamente a posto ma a quanto pare non viene utilizzato per non pregiudicarne il rientro. Scuse? Non lo so ma non credo. Non conosco personalmente i dirigenti del Latina ma credo abbiano tanta voglia di risalire subito la china e con Olivera in campo sarebbe tutto molto più facile. Io non vorrei ripetermi ma devo farlo: oggi a questa squadra è mancato Edoardo Catinali, il giocatore che detta tempi e distribuisce palloni. In Serie D serve gente duttile e che corra. Un fine carriera come Olivera potrebbe essere un valore aggiunto che faccia da chioccia ai più giovani e che porti i tifosi allo stadio.>>

E adesso? <<Adesso bisogna che i nerazzurri si rimbocchino le maniche per ripartire più cocciuti ed umili che mai già a cominciare da domenica contro la capolista Atletico. Il resto è aria fritta.>>

Due parole sull’Aprilia. <<Gran bella squadra che merita la classifica che ha. Bosi, Casimirri, Mosciaro, Sossai, Cioè non li scopro certamente in questa sede. Mi è piaciuto tantissimo Casimirri, l’uomo più in forma delle rondinelle, quello con più estro, fantasia e tecnica dei ventidue contendenti ma anche gli altri, nel loro piccolo, si sono distinti per bravura e tecnica. Il Latina di oggi però ha esaltato le qualità dei biancazzurri. Una chicca in anteprima per Latinasport: nel mercato di dicembre, i dirigenti dell’Aprilia avranno a disposizione due ragazzi di colore dei quali sentiremo parlare… Di più non posso dire.>>

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La Redazione di Latinasport.info ringrazia l’amico Pier Giuseppe Loria per l’intervista rilasciata a questa testata giornalistica.


In Italia l’antenato comune di Neanderthal e Sapiens

E’ il misterioso ‘uomo di Ceprano’ vissuto 400.000 anni fa

Il misterioso ‘uomo di Ceprano‘, vissuto in Italia centrale 400.000 anni fa, potrebbe essere l’ultimo antenato comune di uomo Neanderthal e Homo Sapiens. Lo indica la ricostruzione virtuale in 3D del suo cranio fossile, scoperto in provincia di Frosinone. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la ricostruzione si deve al gruppo coordinato dal paleoantropologo Giorgio Manzi, dell’universita’ Sapienza di Roma.
La ricerca e’ stata condotta in collaborazione con la Soprintendenza archeologia di Roma, Viterbo ed Etruria meridionale e con il Centro internazionale di fisica teorica ‘Abdus Salam’ di Trieste.

La ricostruzione 3D ha dimostrato che, per forma e struttura, il cranio e’ simile all’Homo Heidelbergensis, l’antenato comune di Neanderthal e Sapiens finora noto. ”E’ la forma piu’ arcaica mai scoperta di Homo Heidelbergensis, piu’ arcaica di altre rinvenute in Europa ed Africa, probabilmente viveva in una valle isolata e aveva scarsi contatti con le altre popolazioni”, ha detto all’ANSA Manzi. Scoperti nel marzo 1994, i resti fossili del cranio erano stati deformati dall’azione dei sedimenti in cui si erano fossilizzati e la successiva ricomposizione dei frammenti, che erano stati uniti con il gesso, aveva ulteriormente peggiorato la situazione, perche’ aveva reso difficile ogni ulteriore modifica della loro disposizione, lasciando irrisolta per anni la classificazione del cranio.

Cruciale per risolvere il rompicapo e’ stata la ricostruzione digitale del fossile ”possibile grazie a una tecnica simile alla Tac ma molto piu’ dettagliata, chiamata micro-tomografia computerizzata ad altissima risoluzione, eseguita sul fossile a Trieste’,’ ha aggiunto Manzi. Una volta ottenuta la ricostruzione 3D del cranio, ha proseguito, e’ stato possibile ”manipolarla”, vale a dire che ”sono state eliminate virtualmente tutte le parti in gesso che erano state usate per unire i frammenti del fossile”,e sono stati riposizionati tutti i frammenti, correggendo i difetti riscontrati nelle precedenti ricostruzioni. Un algoritmo, infine, ha permesso di eliminare le deformazioni e di recuperare la loro forma originaria.

©ANSA

 

 

Investire nel calcio dilettantistico

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Matteo Cavicchia ha scritto un interessantissimo reportage sul calcio dilettantistico. A voi le riflessioni.

In Italia, il calcio dilettantistico rappresenta una considerevole fetta di tutto il sistema di questo sport, sia per il contributo di carattere economico che questo versa alla FIGC – per il suo funzionamento – sia per l’interesse che questo offre nei confronti dell’intero sistema.

Spesso nei dilettanti vi sono presidenti che si ergono a salvatori della patria nei paesi e nelle città che hanno squadre che giocano nei dilettanti. Altrettanto spesso molti tifosi – non tutti – pensano che queste persone che investono nel calcio dalla serie D in giù, siano dei mecenati  o addirittura dei benefattori. La domanda che mi pongo è se sia effettivamente così.

A differenza di quello professionistico, nel calcio dilettantistico non ci sono reali e dirette possibilità di guadagno per un presidente (escludendo quelle derivanti da abbonamenti e biglietti), che investe grosse cifre per far partecipare al campionato la propria squadra: non c’è il vincolo pluriennale, salvo che per i calciatori giovani. Nonostante questo, negli ultimi anni non ricordo cifre grosse investite da parte di club professionistici  per acquisire le prestazioni sportive di ragazzi cresciuti in vivai dilettantistici e non ci sono contributi della lega riguardo la suddivisione di diritti televisivi.

Oltretutto il significato intrinseco della parola dilettantistico sotto intende l’impossibilità da parte della società di distribuire utili tra soci o proprietari.

Fondamentalmente sono due le motivazioni che spingono un determinato soggetto ad investire nel calcio:

1)quella umana-antropologica,

2)quella economica.

Mi concentrerò sul secondo aspetto ,in quanto, il primo, pur avendo un valore importante, visto con gli occhi dell’homo economicus è ininfluente nelle scelte di una persona che voglia investire nel calcio.

Molti operatori del settore calcio hanno spesso tentato di quantificare i reali costi per poter partecipare dignitosamente ,non per vincere, ai vari livelli dei campionati dilettantistici italiani. Prenderò come esempio solo i campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione. I dati di spesa , che secondo il mio parere e secondo la mia esperienza professionale sono più vicini alla realtà, risultano essere :

Serie D ,circa 500mila euro;

Eccellenza, circa 200-250 mila euro (a seconda della regione);

Promozione ,circa 100-150 mila euro.

Sicuramente sono cifre importanti. Ipotizzando che un singolo soggetto ,che voglia investire nel calcio, metta a disposizione il 40% delle intere risorse (per assumere la carica di presidente) e che il restante venga immesso attraverso altri soci o aziende, che fungono da sponsor (percentuale che può essere variabile ma abbastanza rispondente alla realtà), si parla comunque di grosse cifre.

Un presidente di una squadra di calcio dilettantistica nel 99% dei casi è proprietario di una azienda che opera nel territorio dove ha sede la squadra.  Essere proprietari di una impresa vuol dire riuscire a dare redditività al proprio business . Una delle più importanti leve allo sviluppo di una attività economica è quella derivante dagli investimenti pubblicitari. Questi rappresentano per le imprese di qualunque settore una parte fondamentale del budget. Per imprese ad alto valore tecnologico possono arrivare anche al 20-30% del totale della voce costi del bilancio. Mediamente la spesa totale che utilizzeremo per esemplificare l’analisi sarà nell’ordine del 5%. Questo vuol dire che se una impresa fattura 4 milioni di euro 200mila euro vengono investiti in pubblicità.

La normativa fiscale italiana, riguardo il trattamento  dei costi per pubblicità, prevede la deducibilità del 100% fino alla somma di 200mila euro (lo stesso vale per le sponsorizzazioni che sono la reale veste che assumono gli investimenti in pubblicità in una squadra sportiva dilettantistica).

Fatte queste premesse, quale miglior settore per pubblicizzarsi, per un imprenditore locale, se non quello di investire nel calcio? Oggigiorno campioni del calibro di Messi o Cristiano Ronaldo sono meno conosciuti del Papa o del Presidente degli USA ?

Un soggetto che investe nel calcio dilettantistico ha la possibilità di stare quasi tutti i giorni sui giornali locali ,sui social e su tutti gli altri strumenti di comunicazione. La sua persona va quasi ad impersonificarsi nella società di cui è presidente. Alla domanda chi è il presidente di una determinata squadra segue immediatamente la domanda su cosa faccia ed in che mercato operi la sua azienda. Onestamente dal mio punto di vista non vedo metodo pubblicitario migliore che investire nel calcio.

Dati per buoni i numeri per sostenere le spese alla partecipazione ai tre campionati dilettantistici menzionati in precedenza, è possibile tracciare il profilo di un presidente (o uno sponsor visto nell’ottica di reale partecipazione all’investimento in una società calcistica dilettantistica) che possa assumere tale ruolo a costo zero (o quasi):

1)Presidente squadra di Serie D ,fatturato della propria azienda circa 4 milioni con margine di utile netto del circa 7% (300mila euro annui di profitto netto).

2)Presidente club Eccellenza, fatturato di  circa 2 milioni con tasso di ritorno netto  del 7% (circa 130 mila euro annui di utile netto)

3)Presidente club Promozione, fatturato di circa 1,4 milioni di euro con margine di utile netto del 7% (circa 100 mila euro annui netti)

Non voglio troppo dilungarmi in tecnicismi fiscali ,ho scelto un tasso di ritorno sul fatturato del 7 % in quanto valori percentuali minori sono raggiungibili esercitando  esclusivamente investimenti finanziari.

Se alla deduzione fiscale incassata dal presidente-imprenditore aggiungiamo gli unici incassi di una società dilettantistica ,ovvero quelli derivanti dalla vendita di abbonamenti e biglietti, si arriva facilmente al costo zero (o quasi) per la gestione di una squadra calcistica dilettantistica.

Espresso quindi l’identikit economico finanziario del presidente ideale, per partecipare dignitosamente ad uno dei campionati dilettantistici italiani, posso facilmente identificare il profilo di un soggetto che si propone di fare il presidente di una squadra di calcio che dovrebbe essere immediatamente scartato.

Si legge spesso sui giornali o in ogni dove di personaggi interessati ad acquisire titoli sportivi e promettere l’impossibile alle tifoserie (questo avviene in Serie D ,anticamera del professionismo e della possibilità di fare reali profitti).

Il mio consiglio ,derivante anche da quanto ho esposto in precedenza,  è di diffidare da soggetti che intendono diventare “proprietari”  di club dilettantistici che :

  • non sono titolari di azienda;
  • sono titolari di azienda  ma questa non opera nel territorio della società calcistica;
  • sono titolari di aziende che non hanno i volumi di affari minimi richiesti per investire a costo zero nel calcio;
  • vogliono acquisire titoli sportivi in veste di patron mettendo come presidente soggetti nullatenenti o anziani .

Negli ultimi anni purtroppo sono sempre di più i casi di società calcistiche dilettantistiche fallite per colpa di cattive gestioni . Questo articolo spero riesca a mettere in guardia i tifosi, che sono i reali proprietari delle squadre di calcio.

26-10-2017

Dott. Matteo Cavicchia

Fonte: http://www.matteocavicchia.com/blog-matteo-cavicchia/