Arbitro siciliano per il San Teodoro. Abbondanza per Chiappini con Olivera e Pagliaroli che scalpitano

Risultati immagini per dario madonia arbitroTerna arbitrale siciliana domenica per la gara tra Latina Calcio 1932  e San Teodoro in programma dopo domani alle 14,30 allo stadio Francioni. Sarà Dario Madonia della sezione di Palermo – nato a Palermo il 17 gennaio del 1993 e arbitro effettivo dal 2008 – a dirigere la partita tra nerazzurri e viola. Madonia è stato promosso in C.A.N. D nel 2016 e quattro sono state le partite arbitrate nella stagione in corso: tre di Serie D e una di Coppa Italia. L’arbitro Madonia sarà coadiuvato dagli assistenti Lorenzo Mazzarà di Messina e Francesco Paolo Danese di Trapani.

SERIE D, GIRONE G – 9^ GIORNATA

Budoni-Lanusei: Borriello di Arezzo

Cassino-SFF Atletico: Simone di Bologna

Latina 1932-San Teodoro: Madonia di Palermo

Sassari Latte Dolce-Flaminia: Nicolini di Brescia

Monterosi-Lupa Roma: Zucchetti di Foligno

Nuorese-Trastevere: Foresta di Nola

Ostiamare-Aprilia: Campagnolo di Bassano del Grappa

Rieti-Anzio: Iacovacci di Latina

Tortolì-Albalonga: Vitulano di Firenze


Ruben Olivera

Problemi di abbondanza per il trainer pontino che dovrà formare l’undici iniziale da contrapporre al San Teodoro. Tutti presenti all’appello, compreso Ruben Olivera che domenica potrà essere legittimamente schierato per impreziosire il centrocampo nerazzurro. L’entrata in formazione de “el pollo” contrappone l’esclusione di Cittadino che dovrebbe accomodarsi in panchina. Ma Olivera non è l’unico a scalpitare: Antonio Pagliaroli, ex attaccante di Messina, Torres ed Aprilia è infatti pronto a dare una mano a  Iadaresta, Tribuzzi e Rabbeni per scardinare il bunker difensivo issato fin da ora dal tecnico sardo, Alessandro Monticciolo. Ballottaggio Barone-Angelov sulla corsia di destra.

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Senato: Grasso lascia il gruppo del Pd

Il presidente del Senato sarà dunque iscritto al gruppo Misto

A norma di regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da Loredana De Petris che immediatamente gli dà “il benvenuto”. Con il suo gesto, Grasso crea un precedente clamoroso, come osserva anche Alessandro Di Battista (M5S), perché nella storia repubblicana non si era mai visto un presidente del Senato lasciare il gruppo di appartenenza a fine legislatura.

Unica eccezione: Cesare Merzagora che pur essendo stato eletto con la Dc si era iscritto volutamente, ma sin dall’inizio, al Misto. Grasso ha un temperamento mite, non è uomo uso a sfuriate, scatti d’ira o colpi di testa. Quindi se è arrivato a una simile decisione è perché la situazione è diventata complicata. “Quando mi sono candidato nel Pd – motiva il suo gesto la seconda carica dello Stato – mi riconoscevo in principi, valori e metodi che poi si sono andati perdendo nel corso degli anni“.

Pertanto meglio prendere le distanze da un partito e da un segretario che anche con forzature come quella delle 8 fiducie sulla legge elettorale contribuisce a comprimere il ruolo del Parlamento.

La decisione di “Grasso è inaspettata e non prevedibile” commenta il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda, mentre Maurizio Martina parla di “una scelta che amareggia”. “Mi meraviglio che non lo avesse già fatto” è l’osservazione al vetriolo di Roberto Giachetti. In realtà è “una scelta tardiva” ribatte Vito Crimi (M5S) perché “se si fosse dimesso ieri, come gli avevamo chiesto, il suo nome non comparirebbe ora tra i responsabili del “Rosatellum”.

Ed è proprio rispondendo a Crimi in Aula che Grasso, già ieri, aveva fatto trapelare un certo disagio. In risposta alla richiesta di dimissioni aveva infatti reagito affermando che “può essere più duro resistere che abbandonare con una fuga vigliacca”. E aveva rivendicato il “no” alla candidatura in Sicilia per il suo senso delle istituzioni. “Ora faccio il presidente del Senato – aveva osservato – e porto avanti il mio compito. Si può esprimere il malessere ma non è detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba obbedire ai propri sentimenti”.

Oggi però un segno ha voluto lanciarlo. E la scelta di lasciare il gruppo è stata sofferta. Anche se la rottura con il partito e Renzi sembra venire da lontano, dai tempi della riforma. Da quando si forzarono anche in quel caso tempi e norme e si ricorse a escamotage come il “canguro” per tagliare gli emendamenti. Poi fu la volta della campagna referendaria dai “toni eccessivi e personalistici” non condivisa anche dal presidente Giorgio Napolitano che pure si era impegnato tanto per la riforma. Ma di screzi tra la seconda carica dello Stato e il Pd ce n’è più di uno. Non ultimo quello del 24 settembre quando Matteo Orfini lo accusò di usare i toni “dell’antipolitica” e di non rispettare il ruolo dei partiti. Un’accusa alla quale Grasso ribatté: “Io rispetto i partiti ma loro rispettino il Parlamento”. E ancora: “Mi sono saltati addosso senza che io dicessi niente”.

Ma il dissapore più recente risale a qualche ora fa quando durante la Conferenza dei Capigruppo convocata per il calendario della manovra, Zanda ha criticato Grasso per il modo in cui ha condotto l’Aula ieri senza che si riuscisse a stoppare la protesta dei 5 stelle. Grasso si è difeso, ha spiegato (come poi riferito dallo stesso Zanda ha detto anche che se lui avesse votato avrebbe detto no a “Rosatellum” e fiducia) e poi ha deciso. Ora sul suo futuro sono in molti a interrogarsi e c’è chi lo vede in corsa con Mdp. A chi riesce a parlarci però dichiara secco: “Per il futuro si vedrà, non è certo oggi la giornata giusta per parlarne”. Intanto da Mdp arriva un commento benevolo: “Rispetto Grasso – dichiara Speranza – c’è bisogno di buoni esempi”. Mentre Fratoianni parla di “fatto politico importante”.


 

 

 

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