Latina, il Latina e la tela di Penelope

 

Mi verrebbe da dire ‘’’nghe nien da fa’’ tanto per scomodare i miei ex concittadini ‘’lodesà’’, gli abitanti di Lodi. ‘’Nghe nien da fa’’ significa ‘’non c’è niente da fare’’ o forse ‘’siamo al crocevia’’ di una situazione di perenne stallo. Alias: non ci siamo mossi di un millimetro, alla Penelope per intenderci. La tela di Penelope fu un celebre stratagemma, narrato nell’Odissea e ideato da Penelope – la moglie di Ulisse – che, per non addivenire a nuove nozze, stante la prolungata assenza da Itaca del marito, aveva subordinato la scelta del pretendente all’ultimazione di quello che sarebbe dovuto essere il lenzuolo funebre del suocero Laerte. Per impedire che ciò accadesse, la notte disfaceva la tela che aveva tessuto durante il giorno. Oggigiorno si cita la tela di Penelope per riferirsi ad un lavoro intrapreso e adottato a mo’ di alibi o che non avrà mai termine. Penelope esiste anche a Latina ed è da oramai quattro mesi che tesse di giorno e disfa di notte. Chi sarà mai la Penelope a strisce nerazzurre? Immaginate un po’. Noi ci limitiamo a metterci dietro il paravento così come le tre scimmiette: ‘’nonsentononparlononvedo’’.

E’ proprio di stamattina la notizia della ‘’fuoriuscita’’ di Antonio Pezone e del suo uomo di fiducia, Pino Selvaggio, dal Consiglio di Amministrazione della nuova SSD. Ciò significa che, durante la nottata, Penelope ha disfatto opportunamente la tela. Questa volta però a disfarla non è stato ‘’quel’’ Penelope ma un altro che non ha più creduto a questo progetto. Il motivo o i motivi? Sarebbero molteplici le ‘’cose che non vanno’’ ma anche (e soprattutto) perché non avrebbe la possibilità di essere un capo vincente (o se vogliamo di tessere come più gli agrada). Dargli torto? Noi non diamo torto e non diamo ragione a nessuno d’ora in poi. Sappiamo soltanto che tutto ciò ha innescato una marea di polemiche (interne ed esterne). Soprattutto quelle in ambito strettamente politico che riguardano ‘’da vicino’’ le possibili interferenze del primo Cittadino di Latina. Il portavoce comunale di Fratelli d’Italia, Giovanni Farina, è infatti intervenuto direttamente su quanto riportato dalla stampa locale in merito al ruolo svolto nella vicenda dal sindaco Damiano Coletta: <<Meno ingerenze sulla nuova società di Calcio e soprattutto più autonomia della nuova compagine societaria: credo che la politica debba svolgere il ruolo di “super partes” senza entrare nel merito degli assetti societari e soprattutto deve garantire l’appoggio per una buona riuscita della iniziativa. Non possiamo assolutamente condividere come il primo cittadino si stia muovendo rispetto alla neonata società nel momento in cui entra nel merito di quelle che sono le scelte di vertice e di collaborazioni interne alla società. L’autonomia penso sia il baluardo su cui fondare il nuovo sodalizio sportivo affinché una piazza come quella del capoluogo possa tornare a far vivere il calcio che conta in città. Il Sindaco a mio modo di vedere sta confondendo questa funzione, comunque importantissima, con un atteggiamento direttamente e personalmente coinvolto e che appare agli occhi di tutti inspiegabile e che potrebbe essere letto come un tentativo di costruire la sua immagine politica intorno alla squadra di calcio per ambire a future fortune politiche. Più che un bene comune, il sindaco sta cercando di attuare la politica del male comune, con un progetto e dei tentativi di intromissione tipici degli anni 90 e della autogestione di stampo liceale, senza denari, alla carlona e sistemando i soliti noti a copertura delle cariche societarie. Latina 1932 deve tornare ad avere la sua autonomia e la politica il suo ruolo. Se qualcuno dei nuovi soci decide di abbandonare a distanza di qualche giorno dalla firma dell’atto costitutivo qualcosa non ha pienamente funzionato. E allora Damiano Coletta faccia un passo indietro se vuole bene alla città e se vuole che ritorni il calcio nel capoluogo>>.

Questo è quanto.

 

Annunci