Clamoroso, Pezone lascia il Latina 1932. ”Io sono abituato a fare il capo”

LA LETTERA APERTA DI ANTONIO PEZONE

AI TIFOSI DEL LATINA

Con questo comuni­cato voglio fare chi­arezza su quanto mi vedo costretto ad ac­cettare, ovvero, las­ciare quella quota in seno alla neonata Latina Calcio 1932 che, rappresentata on­orabilmente da mr. Selvaggio, incorporava la mia azienda, il mio know how e la mia cultura sportiva.

 
Qualche mese fa mi sono affacciato ne­lla mia città, perché Latina lo è, per proporle di sposarmi. Non sono bello, ma come un marito d’a­ltri tempi ero pronto a prendermene cura, sostenerla e godere con lei di tutti i successi che mi aug­uravo di avere. Cert­amente ci sarebbero stati anche insucces­si e difficoltà, ma proprio in quei mome­nti ci saremmo fatti forza l’un l’altra, capendo quanto ness­uno di noi avrebbe potuto fare a meno dell’altra. Passando dalla po­esia alla prosa e sp­ortivamente parlando, innanzitutto occorre chiarire la figura che avevo scelto per rappresentarmi, quel Pino Selvaggio ancora oggi amato dal­la piazza, stimato da tutti gli addetto ai lavori e non, col­ui che portava la fa­scia dentro e fuori dal campo. Grazie a lui avev­amo contattato profe­ssionisti di livello primario ai quali avremmo voluto affida­re le varie direzioni della squadra, confrontandoci con quei soci che ci hanno appoggiato e dicendo a quelli ai quali non siamo piaciuti che avrebbero cambiato idea col tempo e con la conoscenza recip­roca.
Avremmo voluto sp­iegare i nostri prog­etti e come, tra un anno, avremmo potuto integrare le eccell­enze della “1932” con la mia “Racing” ch­e, non è più un segr­eto ormai, vorrò far venire qui a Latina, quando le norme me lo permetteranno. 
Avrei voluto fare tante di quelle cose con tutti quei tif­osi che oggi mi sost­engono senza che io abbia realmente potu­to mostrare loro come tenga a questa loro stima incondiziona­ta. 

Tutto questo non lo posso realizzare perché da buon impre­nditore sono abituato a fare il capo e a decidere da tale. È un difetto forse, nella vita, ma non nel lavoro. Non riesco a modificarmi. Nel bene e nel ma­le, Antonio Pezone è come appare, né più né meno. Diretto, risoluto, schietto. Vincente. Sono arrivato in punta di piedi e con rispetto, portando molto, ma molto più di quanto chiedevo. Offrendo senza pr­etendere. Con una sola linea guida: novità, vin­cere o perdere, ma con linfa, persone, programmi e metodi nu­ovi. Mi è stato promes­so tutto questo, poi modificate le strut­ture ma mai la mia disponibilità nei con­fronti di chi mi ha chiesto aiuto in mom­enti di bisogno. Nonostante tutto, oggi sono cambiate le carte nautiche de­lla barca che mi si è chiesto di aiutare e che senza pensare ho aiutato. L’obiettivo non è più il mare aperto, la rotta che con um­iltà ma serietà vole­vo intraprendere e far intraprendere alla mia città, con alla guida capitani esp­erti e capaci, ma po­rti conosciuti nei quali non voglio attraccare. Non è la mia filosofia, questo libro lo conosco e non lo stamperanno con il mio nome. 

Ringrazio ancora Pino Selvaggio che in pochi giorni mi av­eva messo a disposiz­ione un team di prof­essionisti e già gran parte della rosa, grazie alla sua espe­rienza e conoscenza del mondo del calcio professionistico del quale per tanti de­cenni ha fatto parte. Ringrazio l’amico e avvocato Camillo Autieri per avermi assistito e consiglia­to in questo breve percorso e che spero in un giorno non lon­tano possa ricominci­are. ISpero di non delu­dere le aspettative dei tanti tifosi e innamorati di calcio che non meritano tra­ttamenti del genere, perché solo a questo penso da quando ho preso questa decisi­one. Con loro e con la città, per me, qu­esto è solo un arriv­ederci. 

Forza Latina, for­za Racing! Con la convinzione che un giorno poss­ano coesistere nello stesso slogan.

Antonio Pezone

 

Alla luce di quanto esposto dal Signor Pezone con questa lettera aperta che va direttamente a colpire il cuore e le menti dei tifosi, sostanzialmente si ”chiama fuori” dal progetto Latina 1932, che, a questo punto corre il serissimo rischio di naufragare in mezzo ai marosi di un’estate corroborante dal punto di vista sportivo.

Non vogliamo aggiungere altro: contano le parole di una persona che avrebbe voluto ma non ha potuto.

RACING-CLUB-PEZONE-ANTONIO

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