HA VINTO LA POLITICA DI CHI LA SA FARE…

HA VINTO LA POLITICA DI CHI LA SA FARE…

 

C’era una volta Latina. Una città pioneristica, rampante e innovativa fino alla fine degli anni ottanta, nido di ugole d’oro, di scommesse vinte e di fabbriche sorte come funghi. Poi la crisi che non guarda in faccia nessuno, neppure questa città giovane che il tempo e la politica ha fatto piegare su sé stessa. Una città che, ad un certo punto, ha sognato una ventata di aria pulita, fresca e straordinaria. Una comunità che, però, si risveglia ogni santa mattina, da un anno a questa parte, con tanti, tantissimi disagi. Ma c’è chi in questo ”grande centro sociale”, da un anno a questa parte, ha alzato la cresta permettendo cose prima assolutamente impossibili, come se tutto questo apportasse miglioramenti e benefici alla collettività che deve fare i conti con l’acqua che non c’è, con l’erba alta che cresce come nel Parco del Serengeti africano, con le buche grosse come voragini in tutte le strade: i Gay Pride ed il cambio di denominazione del Parco Mussolini, sono molto più importanti, come più importante è stendere il tappeto rosso alla Boldrini (‘cca nisciun è fess…).

E c’era una volta il Latina Calcio, giocattolo per tanti ma non per tutti. E questi ‘’tanti’’ non hanno saputo far altro distruggerlo. Poi l’accorata richiesta di un intervento del nuovo che avanzava, del nuovo che s’imponeva, del nuovo che si faceva largo tra tutto quello che, col senno di poi, chiameremo ‘’buon vecchiume’’. Era il tempo degli Antonio Aprile, dei Pasquale Maietta, dei Benedetto Mancini, dei Ferullo. Tempi bui che non vorremmo rivangare se non astrattamente, en passant, abbastanza velocemente. ‘’Ghe pensi mi’’ disse Damiano Coletta. Perché Damiano Coletta – rappresentante del nuovo che avanza, del nuovo che s’impone, del nuovo che si fa largo tra tutto quello che, col senno di poi, abbiamo testè chiamato ‘’buon vecchiume’’ –  è il Sindaco di Latina e quindi deputato a fare questo. Ha così riunito decine e decine di personaggi chiave della città a livello imprenditoriale ed è  partito per il progetto ‘’salviamo il Latina con la legalità’’. Dapprima dieci, poi otto, sette, fino rimanere in due. Perché? Damiano Coletta ha parlato di ricatti. E ci sembra quasi logico pensare che un imprenditore che ‘’intende investire pretende qualcosa in cambio’’. Non solo in termini d’immagine, s’intende: un uomo d’affari vuole (e deve) mettere in pratica la regola economica che sancisce il ‘’massimo risultato col minimo sforzo’’. E ci sembra il minimo: da che mondo è stato così. Io dò per avere, stop. E in virtù del fatto che il loro interlocutore era niente popo’ di meno che il primo cittadino, è ovvio, scontato e naturale che l’uomo d’affari in questione ”chiede e chiede tanto” per ‘’dare quel poco che può dare’’. La sete di legalità e la fame di perbenismo del Sindaco Coletta ha di fatto bloccato ogni ”aggiustamento possibile”. Com’è giusto che sia, diciamo noi: il non cedere ai ricatti è sinonimo di grande civiltà e di grandissima democrazia. Oggi, a quanto ci risulta solo Napolitano e Braga sarebbero propensi a far rinascere in città una squadra di calcio partendo dalla serie D. Sono forse gli unici due imprenditori che non hanno fatto richieste particolari a Coletta? Domanda da un miliardo di dollari a cui non possiamo e non vogliamo rispondere perché non sapiiamo e non vogliamo sapere.

Ad ogni buon conto, parallelamente alla cordata tutta pontina, Coletta trattava in gran segreto con Antonio Pezone – presidente del Racing di Roma che nel frattempo aveva rilevato il titolo sportivo lasciato libero a Fondi dall’Unicusano –  affinché potesse vestire i panni del salvatore del calcioLatina. Incontri, summit e rendez-vous si sono sprecati in questi ultimi mesi e quando questo progetto è diventato di dominio pubblico, a Latina si è sperato di ritornare al calcio che conta. I due, però, hanno fatto i conti senza l’oste, ossia con quel Carlo Tavecchio che, in barba alle promesse fatte a Coletta ed allo stesso presidente del Racing Fondi, ha negato il trasferimento del titolo sportivo da Fondi alla città capoluogo di Latina applicando l’articolo 18, comma 5, lettera B, delle NOIF, che stabilisce che “la società deve trasferirsi in Comune confinante, fatti salvi comprovati motivi di eccezionalità per società del settore professionistico“. E’ vero: nel caso specifico non ci sono comprovati motivi di eccezionalità. Nel caso specifico sospettiamo però l’ingerenza di fattori extra-sportivi.

Comnque sia andata, adesso il tempo stringe. Anzi, di tempo ce n’è davvero poco a disposizione di Coletta e company: solo quattro giorni lavorativi, una quisquiglia. In tutta questa vicenda – che potremmo definire a buona ragione ‘’kafkiana’’ – ha vinto la politica. E, per rincarare la dose, ha vinto la politica di chi la sa fare. Il Sindaco fondano De Meo dicet perché da buon politico, anzi, da navigato uomo di politica, ha saputo meglio di altri spedire missive di proteste e quant’altro gli potesse regalare la maglia del migliore perché Salvatore De Meo ha saputo essere di gran lunga migliore. Con questo non possiamo permetterci di giudicare l’operato di Damiano Coletta che si è sicuramente comportato in buona fede, con senno e ponderatezza, con quella sete di legalità e con quella fame di liceità sbandierata dal Sindaco durante la fase pre-elettorale. Spesso e volentieri la legalità paga. Cosa non paga, invece, è l’ingenuità.

istituzionale-def-1.jpg.jpg

 

Annunci