Sport estremisti ai GIARDINETTI

Da bambino era difficile vedere da una parte all’altra dei Giardinetti. I giardinetti erano inequivocabilmente quelli, con gli alberi, le panchine, il baretto e l’Aquila.

Si praticavano gli sport più pericolosi è impensabili come nascondino, acchiapparella, moscacieca, insomma tutti quei giochi oramai scomparsi, come sono scomparsi i ragazzini, le pipinare vocianti. Non se ne vedono più.

Al tempo del politicamente corretto, in cui si cambia il nome alle cose per illudersi di cambiare la società, le conte che facevamo da bambini oggi sarebbero da denuncia (cinesi, napoletani, tedeschi, africani) per i contenuti non inclusivi e pregiudiziali.

Oggi il tentativo di cambiare nome ai guardinetti corona il sogno di aver creato un habitat ideale africano.

Alberi decimati, terra arsa e sabbiosa, fontanelle asciutte e servizi distanti mille miglia.

Da bambini avevamo paura dei ragazzi più grandi ma anche ci insegnavano a temere i drogati, i maniaci gli ubriaconi i matti, figure della diversità, del disagio. Ora vale il principio opposto e abbiamo lasciato al diverso e disagiato le chiavi di casa spadroneggiando nell’integralismo dei suoi costumi inconciliabili.

Accogliere è diventato lo sport estremista per definizione e in nome di questo non si bada a spese e risorse.

Da bambini avevamo paura dell’uomo nero e pure di Franco sbrocco, dotato di una forza sovrumana, lui sì che faceva sport estremo: si tuffava in gennaio nella fontana sotto l’Aquila, sollevava panchine, staccava pali della luce. Se mai torneranno i bambini ai giardinetti ( qualunque nome avranno) spero che piuttosto delle gesta dei campioni degli sport estremisti si divertano a correre all’ombra dei fieri pini e che l’uomo nero sia uno, il contrario sarebbe triste come un parco senza bimbi.

Angelo Dolce

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