MALEDETTO PAESANO, lungi fia dal becco l’erba.

MALEDETTO PAESANO, lungi fia dal becco l’erba.

Come stormi di uccellacci rapaci ecco che volano sopra il campo del Francioni cornacchie sgraziate per nidificare dove era la tana del Leone.

A Latina c’è sempre stata una strana forma di tolleranza se non di succubbe sudditanza rispetto ai paesi arrocati, tremebondi e timorosi sui monti.

Chiusi nelle loro sagre e feste paesane e unte, non hanno nulla a che vedere con lo sguardo veloce e futirista dei cittadini abitanti del capoluogo.

Paesani stipati nei loro pulman blu polverosi con i loro accenti diffidenti e distanti. Ragazzi mal vestiti e pingui con i panini farciti dei loro salami e delle loro conserve, vecchiotti rancorosi e signore che si imballettano per venire in città, non hanno nulla a che fare con la nostra  civiltà.

Il segno culturale e antropologico che ci divide è evidente e profondo e allora ci chiedamo: perchè volere a tutti costi giocare al Francioni? Non vi apaprtiene come forse neppure il gioco del calcio che ha sostiutio il tiro alla fionda e lo scannare i gatti.

Basta, spero che con questo si chiuda l’argomento e che i vostri paesi facciano da pittoresco contorno alla nostra ardita, futurisitica, razionale e bianca città.

Con risentimento

Angelo Dolce

 

 

 

 

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