Latina, il Latina e la tela di Penelope

 

Mi verrebbe da dire ‘’’nghe nien da fa’’ tanto per scomodare i miei ex concittadini ‘’lodesà’’, gli abitanti di Lodi. ‘’Nghe nien da fa’’ significa ‘’non c’è niente da fare’’ o forse ‘’siamo al crocevia’’ di una situazione di perenne stallo. Alias: non ci siamo mossi di un millimetro, alla Penelope per intenderci. La tela di Penelope fu un celebre stratagemma, narrato nell’Odissea e ideato da Penelope – la moglie di Ulisse – che, per non addivenire a nuove nozze, stante la prolungata assenza da Itaca del marito, aveva subordinato la scelta del pretendente all’ultimazione di quello che sarebbe dovuto essere il lenzuolo funebre del suocero Laerte. Per impedire che ciò accadesse, la notte disfaceva la tela che aveva tessuto durante il giorno. Oggigiorno si cita la tela di Penelope per riferirsi ad un lavoro intrapreso e adottato a mo’ di alibi o che non avrà mai termine. Penelope esiste anche a Latina ed è da oramai quattro mesi che tesse di giorno e disfa di notte. Chi sarà mai la Penelope a strisce nerazzurre? Immaginate un po’. Noi ci limitiamo a metterci dietro il paravento così come le tre scimmiette: ‘’nonsentononparlononvedo’’.

E’ proprio di stamattina la notizia della ‘’fuoriuscita’’ di Antonio Pezone e del suo uomo di fiducia, Pino Selvaggio, dal Consiglio di Amministrazione della nuova SSD. Ciò significa che, durante la nottata, Penelope ha disfatto opportunamente la tela. Questa volta però a disfarla non è stato ‘’quel’’ Penelope ma un altro che non ha più creduto a questo progetto. Il motivo o i motivi? Sarebbero molteplici le ‘’cose che non vanno’’ ma anche (e soprattutto) perché non avrebbe la possibilità di essere un capo vincente (o se vogliamo di tessere come più gli agrada). Dargli torto? Noi non diamo torto e non diamo ragione a nessuno d’ora in poi. Sappiamo soltanto che tutto ciò ha innescato una marea di polemiche (interne ed esterne). Soprattutto quelle in ambito strettamente politico che riguardano ‘’da vicino’’ le possibili interferenze del primo Cittadino di Latina. Il portavoce comunale di Fratelli d’Italia, Giovanni Farina, è infatti intervenuto direttamente su quanto riportato dalla stampa locale in merito al ruolo svolto nella vicenda dal sindaco Damiano Coletta: <<Meno ingerenze sulla nuova società di Calcio e soprattutto più autonomia della nuova compagine societaria: credo che la politica debba svolgere il ruolo di “super partes” senza entrare nel merito degli assetti societari e soprattutto deve garantire l’appoggio per una buona riuscita della iniziativa. Non possiamo assolutamente condividere come il primo cittadino si stia muovendo rispetto alla neonata società nel momento in cui entra nel merito di quelle che sono le scelte di vertice e di collaborazioni interne alla società. L’autonomia penso sia il baluardo su cui fondare il nuovo sodalizio sportivo affinché una piazza come quella del capoluogo possa tornare a far vivere il calcio che conta in città. Il Sindaco a mio modo di vedere sta confondendo questa funzione, comunque importantissima, con un atteggiamento direttamente e personalmente coinvolto e che appare agli occhi di tutti inspiegabile e che potrebbe essere letto come un tentativo di costruire la sua immagine politica intorno alla squadra di calcio per ambire a future fortune politiche. Più che un bene comune, il sindaco sta cercando di attuare la politica del male comune, con un progetto e dei tentativi di intromissione tipici degli anni 90 e della autogestione di stampo liceale, senza denari, alla carlona e sistemando i soliti noti a copertura delle cariche societarie. Latina 1932 deve tornare ad avere la sua autonomia e la politica il suo ruolo. Se qualcuno dei nuovi soci decide di abbandonare a distanza di qualche giorno dalla firma dell’atto costitutivo qualcosa non ha pienamente funzionato. E allora Damiano Coletta faccia un passo indietro se vuole bene alla città e se vuole che ritorni il calcio nel capoluogo>>.

Questo è quanto.

 

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Clamoroso, Pezone lascia il Latina 1932. ”Io sono abituato a fare il capo”

LA LETTERA APERTA DI ANTONIO PEZONE

AI TIFOSI DEL LATINA

Con questo comuni­cato voglio fare chi­arezza su quanto mi vedo costretto ad ac­cettare, ovvero, las­ciare quella quota in seno alla neonata Latina Calcio 1932 che, rappresentata on­orabilmente da mr. Selvaggio, incorporava la mia azienda, il mio know how e la mia cultura sportiva.

 
Qualche mese fa mi sono affacciato ne­lla mia città, perché Latina lo è, per proporle di sposarmi. Non sono bello, ma come un marito d’a­ltri tempi ero pronto a prendermene cura, sostenerla e godere con lei di tutti i successi che mi aug­uravo di avere. Cert­amente ci sarebbero stati anche insucces­si e difficoltà, ma proprio in quei mome­nti ci saremmo fatti forza l’un l’altra, capendo quanto ness­uno di noi avrebbe potuto fare a meno dell’altra. Passando dalla po­esia alla prosa e sp­ortivamente parlando, innanzitutto occorre chiarire la figura che avevo scelto per rappresentarmi, quel Pino Selvaggio ancora oggi amato dal­la piazza, stimato da tutti gli addetto ai lavori e non, col­ui che portava la fa­scia dentro e fuori dal campo. Grazie a lui avev­amo contattato profe­ssionisti di livello primario ai quali avremmo voluto affida­re le varie direzioni della squadra, confrontandoci con quei soci che ci hanno appoggiato e dicendo a quelli ai quali non siamo piaciuti che avrebbero cambiato idea col tempo e con la conoscenza recip­roca.
Avremmo voluto sp­iegare i nostri prog­etti e come, tra un anno, avremmo potuto integrare le eccell­enze della “1932” con la mia “Racing” ch­e, non è più un segr­eto ormai, vorrò far venire qui a Latina, quando le norme me lo permetteranno. 
Avrei voluto fare tante di quelle cose con tutti quei tif­osi che oggi mi sost­engono senza che io abbia realmente potu­to mostrare loro come tenga a questa loro stima incondiziona­ta. 

Tutto questo non lo posso realizzare perché da buon impre­nditore sono abituato a fare il capo e a decidere da tale. È un difetto forse, nella vita, ma non nel lavoro. Non riesco a modificarmi. Nel bene e nel ma­le, Antonio Pezone è come appare, né più né meno. Diretto, risoluto, schietto. Vincente. Sono arrivato in punta di piedi e con rispetto, portando molto, ma molto più di quanto chiedevo. Offrendo senza pr­etendere. Con una sola linea guida: novità, vin­cere o perdere, ma con linfa, persone, programmi e metodi nu­ovi. Mi è stato promes­so tutto questo, poi modificate le strut­ture ma mai la mia disponibilità nei con­fronti di chi mi ha chiesto aiuto in mom­enti di bisogno. Nonostante tutto, oggi sono cambiate le carte nautiche de­lla barca che mi si è chiesto di aiutare e che senza pensare ho aiutato. L’obiettivo non è più il mare aperto, la rotta che con um­iltà ma serietà vole­vo intraprendere e far intraprendere alla mia città, con alla guida capitani esp­erti e capaci, ma po­rti conosciuti nei quali non voglio attraccare. Non è la mia filosofia, questo libro lo conosco e non lo stamperanno con il mio nome. 

Ringrazio ancora Pino Selvaggio che in pochi giorni mi av­eva messo a disposiz­ione un team di prof­essionisti e già gran parte della rosa, grazie alla sua espe­rienza e conoscenza del mondo del calcio professionistico del quale per tanti de­cenni ha fatto parte. Ringrazio l’amico e avvocato Camillo Autieri per avermi assistito e consiglia­to in questo breve percorso e che spero in un giorno non lon­tano possa ricominci­are. ISpero di non delu­dere le aspettative dei tanti tifosi e innamorati di calcio che non meritano tra­ttamenti del genere, perché solo a questo penso da quando ho preso questa decisi­one. Con loro e con la città, per me, qu­esto è solo un arriv­ederci. 

Forza Latina, for­za Racing! Con la convinzione che un giorno poss­ano coesistere nello stesso slogan.

Antonio Pezone

 

Alla luce di quanto esposto dal Signor Pezone con questa lettera aperta che va direttamente a colpire il cuore e le menti dei tifosi, sostanzialmente si ”chiama fuori” dal progetto Latina 1932, che, a questo punto corre il serissimo rischio di naufragare in mezzo ai marosi di un’estate corroborante dal punto di vista sportivo.

Non vogliamo aggiungere altro: contano le parole di una persona che avrebbe voluto ma non ha potuto.

RACING-CLUB-PEZONE-ANTONIO

Domani su IRIS Tv ”Bologna 2 Agosto… i giorni della collera”

OGNI MARTEDI DALLE ORE 11.30 SU IRIS TV  

ch 22 del digitale terrestre

SGUARDO D’AUTORE

Tanti sono i registi che hanno reso grande e importante il cinema italiano. Molti di loro hanno conquistato premi e riconoscimenti


 

Domani Martedì 1 Agosto  nell’ambito di ‘’Sguardo d’Autore’’ l’importante Tv del Gruppo Mediaset – ch 22 Digitale Terrestre – ha in programmazione:

’Bologna 2 Agosto i giorni della collera’’ 

film diretto da Daniele Santamaria Maurizio, in coregia con Giorgio Molteni, Produttore Virginio Moro per la Telecomp Planet Film Production, società di Latina.

 

 

 

 

BOLOGNA 2 AGOSTO… I GIORNI DELLA COLLERA

Regia: Daniele Santamaria MaurizioGiorgio Molteni.

Con Antonio SerranoEnrico MuttiFabrizio GianniniGiuseppe MaggioLorenzo De AngelisLorenzo Flaherty. Anno: 2014 

 

 

Il Film, uscito nelle principali  sale cinematografiche italiane esattamente il 29 maggio 2014, è stato magistralmente girato tra Latina, Roma, Padova ed ovviamente Bologna. La strage del 2 agosto 1980, che costò la vita a 85 persone, così come le figure di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, terroristi dei N.A.R. condannati per la strage, non erano mai stati al centro di un lungometraggio. Ci ha pensato per la prima volta – e con un coraggio da definire leonino – Daniele Santamaria Maurizio per la prima alle prese con la direzione con la regia di un lavoro così importante e Giorgio Molteni, autore di diversi film, ma noto soprattutto per aver diretto numerose fiction (tra cui La squadra 1Un posto al soleCentovetrine),

‘’Bologna 2 Agosto… I giorni della Collera’’ non è un semplice film e non può essere classificato neppure come un documentario. E’ un qualcosa in più, molto di più: quella raccontata da Santamaria Maurizio e Molteni  è la storia cristallina (perché s’impegna di raccontare la verità ‘’vera’’) e – in un certo senso – sconcertante della strage di Bologna. Attraverso la messa in scena di uccisioni, rapine, pestaggi e crimini di estrema atrocità, così com’è avvenuto nella realtà,  il film ricostruisce l’atmosfera di terrore e di follia degli anni di piombo, fino ad arrivare a narrare la strage più efferata dal dopoguerra, quella della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò la morte di 85 vittime innocenti e 200 feriti.
La pellicola diretta da Daniele Santamaria Maurzio con la coregia di Molteni, prodotta e distribuita da Virginio Moro per la Telecomp Planet Film Production, giunge a colmare un vuoto e un silenzio che una società civile fondata su principi democratici non può permettersi di avere. Il suo scopo non è quello di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’intento degli autori è quello di narrare alcune vicende, ricostruire il clima di terrore di quegli anni, affinché quei feroci avvenimenti non vengano dimenticati. Nel cast annoveriamo artisti del calibro di Giuseppe Maggio, Marika Frassino, Lorenzo De Angelis, Robert Calabrese, Tatiana Luter e, per una partecipazione speciale, Martina Colombari e Lorenzo Flaherty.

La giornata dedicata alla memoria del 2 agosto non sarà una giornata qualsiasi: 37 anni da quel terribile evento, non sono passati invano. A Virginio Moro che ha prodotto e distribuito un Film di tale livello storico senza alcun precedente, crediamo, debba essere grata l’Italia intera.” Esordisce il co-regista Daniele Santamaria Maurizio. ”Quelle 85 vittime e gli oltre 200 feriti, grazie a questo film non subiranno la scure del tempo che sbiadisce il ricordo ma continueranno a vivere nella memoria di ciascuno di noi. Personalmente sono orgoglioso di aver esordito firmando questo film con Giorgio Molteni e curandone la direzione.

Daniele Santamaria Maurizio è, come risaputo, uno stimatissimo Principe del Foro e penalista di successo. Conosciuto nella città pontina anche come grande appassionato di sport e grande tifoso del Latina, quando indossa le vesti di regista e direttore, mantiene il suo carisma e tutta la sua professionalità. Sentitelo: “Quel pensiero che mi mosse a scrivere questo film coadiuvato anche dall’abilità di Fernando Felli che ne confezionò la sceneggiatura, non era destinato a restare un semplice pensiero, se avremo, come crediamo, contribuito a sollevare le coscienze di un Paese intero dal sonno che spesso avvolge il suo passato, il merito è di tutti, attori e quanti hanno fattivamente sostenuto un cammino periglioso di un progetto rispetto al quale i favori dei pronostici erano pari a zero. Non resta che stringerci martedì 2 Agosto intorno al dolore che Bologna dignitosamente sopporta ma non dimentica“.

Il regista Daniele Santamaria Maurizio, insieme allo sceneggiatore Fernando Felli, ha dichiarato di essersi attenuti agli atti dei processi che hanno portato alla condanna di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (i due terroristi di estrema destra accusati della strage di Bologna); e sulla discutibile scelta di non utilizzare i nomi veri dei protagonisti di allora hanno argomentato che “è stata presa con la produzione. Non volevamo correre il rischio ci venisse negata l’autorizzazione al film. Questo ha comportato che Mambro sia diventata Antonella De Campo, mentre Fioravanti sia Alverio Fiori. La condanna a Fiori De Campo diventerebbe quasi una battuta tristemente comica, se il dolore dei familiari delle vittime e l’ombra di quegli 85 morti e 200 feriti non fossero un peso sulla coscienza di chi guarda che Gelli sia nominato solo come il Professore e Mario Amato, il magistrato ucciso dai N.A.R., sia ribattezzato Daniele Torrisi e così via…”

A scandire le azioni efferate del gruppo criminale, guidato da Fiori e da De Campo, compaiono immagini di repertorio e cronache dei telegiornali dell’epoca che vanno ad intrecciarsi anche con la storia di personaggi di fantasia e viene così inserito in modo artefatto tre falsi storici: un magistrato (Lorenzo Flaherty) ed una giornalista (Martina Colombari) – che, a un certo punto, sono travolti da una storia d’amore  – e, soprattutto, una terrorista che decide di costituirsi. Nella realtà tutto questo non succede e non sarebbe potuto succedere ma la necessità di sceneggiatura ha imposto tale “finzione”.

In questo scenario – interpretato con maestria da Flaherty e dalla Colombari – dove una ferita ancora aperta e lacerante della storia d’Italia viene enfatizzata abilmente, costruendo un confine tra dramma, cronaca e finzione, ritorniamo a quella frase sopra nominata. E’ una frase messa in bocca al “professore”, alla fine degli anni 70 (dopo Piazza Fontana, Piazza della Loggia, dopo sequestri e uccisioni), durante un colloquio privato con un magistrato preoccupato di una possibile strage e delle temibili conseguenze ad opera di gruppi estremisti.“Qui in Italia non succederà nulla.” Dal punto di vista del “professore”, la frase non fa e non può fare una grinza perché sintetizza in modo perfetto quanto le stragi del tempo furono compiute e agevolate da un sistema bacato e teso ad annichilire e distruggere un’Italia in piena evoluzione sociale e culturale. “Questa frase, insieme alla storia d’amore tra il magistrato e la giornalista, rappresentano la pietra miliare di un nuovo modo di fare cinema, miscelando in un modo funzionale la finzione e la realtà. La storia non può e non deve essere stravolta, è vero. Pur tuttavia un regista, per raccontare la verità, si appiglia a finzioni infarcite di vita quotidiana: il magistrato così come la giornalista, il terrorista o il pentito possono avere una loro normale vita quotidiana. Noi abbiamo voluto raccontare questo. ”

Per non dimenticare, occorre una presa di coscienza e una testimonianza. Anche alla luce di quanto sta uscendo allo scoperto proprio in questi ultimissimi giorni. Una domanda è d’obbligo:  è giusto continuare a nascondere ai cittadini quanto accadde nel nostro paese nell’estate del 1980? A distanza di tanti anni, oggi che il regime di Gheddafi si è dissolto nel nulla e molti dei protagonisti politici italiani dell’epoca sono passati ad altra vita, sussistono esigenze di segretezza sul legame che legherebbe il terrorismo palestinese alla strage alla stazione di Bologna? Stando ai documenti del centro-Sismi di Beirut relativi al biennio ‘79-80 custoditi incredibilmente ancora sottochiave al Copasir verrebbe da dire di sì visto che la verità documentale stravolgebbe completamente – e capovolgerebbe – la verità giudiziaria passata in giudicato. Verità giudiziaria, per quanto riguarda la pista palestinese, archiviata a Bologna dopo l’apertura di un’inchiesta a seguito di notizie rimaste coperte per più di vent’anni. Ma a 37 anni dal mistero dell’esplosione di Bologna escono dunque altre prove, clamorose, sulla «pista palestinese» opportunamente occultata dal nostro Stato e dai nostri servizi segreti per una indicibile ragion di Stato. Pista che si rifà alla ritorsione, più volte minacciata dai terroristi arabi, per la rottura del «Lodo Moro» (l’accordo fra i fedayn e l’Italia a non compiere attentati nel nostro Paese in cambio del transito indisturbato delle armi dei terroristi). Roba da far tremare i polsi che noi, in questa sede, non vogliamo trattare. Probabilmente sarà la trama di un altro film diretto dall’amico Daniele Santamaria Maurizio. Perché no?

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Titolo originale: Bologna 2 agosto… I giorni della collera
Nazione: Italia
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 98′
Regia: Daniele Santamaria Maurizio e Giorgio Molteni
Cast: Giuseppe Maggio, Marika Frassino, Lorenzo De Angelis, Roberto Calabrese, Tatiana Luter, Luca Biagini, Enrico Mutti, Lorenzo Flaherty, Martina Colombari, Antonio Serrano, Marco Di Stefano, Massimiliano Pazzaglia, Paolo Romano, Fabrizio Giannini, Gianni Federico, Guglielmo Guidi, Micol Azzurro, Lina Bernardi, Roberta Garzia, Raffaella Illiceto, Giovanni Buzzati, Piero Nicosia
Produzione: Telecom planet film production
Distribuzione: Telecomp Planet Film Production
Data di uscita: 29 Maggio 2014 (cinema)

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Il giovane Montaperto nel mirino del Fondi

Il giovane Montaperto nel mirino del Fondi

Gabriel Montaperto è un portierino di un metro e novanta centimetri, un marcantonio che non finisce mai, a dispetto delle sue 20 primavere. Le cronache lo indicano come bravo sulle palle alte, travolgente sulle uscite ed insuperabile tra i pali. Proprio per questo motivo e, a dispetto della sua giovane età, ha una buona dose di esperienza. Nato nella sonnacchiosa Lodi, si trasferisce nella vicina Crema, dove, tra le fila della Pergolettese si mette in luce a tal punto da dover fare le valigie per sbarcare nell’Under 19 del Cagliari. E questo quando aveva solo 16 anni. Poi ancora in terra sarda con l’Olbia – per farsi le ossa – e due anni più tardi l’esperienza in Lega Pro nel Sud Tirol dove colleziona ben 11 presenze. Adesso Morrone, infaticabile Direttore Sportivo della Racing Fondi di Antonio Pezone sta facendo ferro e fuoco pur di portarlo nella ridente località tirrenica a due passi da Sperlonga. Sarebbe un vero colpo da maestri. Insomma, dopo aver ‘’impolpato’’ il Fondi con buona parte dei ‘’vecchietti’’ del Racing Club Roma, adesso Morrone cerca giovani da immettere in una squadra praticamene da reinventare. Montaperto sarebbe il primo di una lunga serie.

RIPESCAGGI IN SERIE C: LA SITUAZIONE DOPO LA SCADENZA DEL 28 LUGLIO

 

 

Delle molte società interessate, solo due hanno presentato una concreta domanda di rispescaggio. Ecco che la FIGC è pronta a confermare il format a 57 con Triestina e Rende. La Vibonese pronta a far ricorso al TAR del Lazio sicura di vincerlo. E Latinasport si schiera apertamente con la città simbolo della Magna Grecia. 

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Il sogno di Gravina e Tavecchio di vedere tutto bello anche quello che non lo è, oppure di chiamare ‘’perfezione’’ quella che possiamo definire ”semplice regolarità”, sta per naufragare. Quello voluto da Gravina è un pachiderma troppo lento, burocraticamente frenato o, se volete, una barca che fa acqua da tute le parti. Detto ciò a riguardo di questo baraccone senza fondamenta, sarà molto difficile andare nella direzione di una Serie C 2017/2018 a 60 squadre.  Più facile vedere tre gironi da 19, per un totale di 57 compagini in virtù della situazione “ripescaggi” che riguarda le società di serie D che intendano fare domanda.

Sarà difficile, quindi, che tutti e cinque i posti disponibili per il ripescaggio saranno colmati, dato che solo Triestina e Rende hanno presentato una domanda completa entro il 28 luglio, data di scadenza. Rieti non ha versato il fondo perduto di 300mila euro, limitandosi a ‘’scrivere’’ una lettera d’intenti. Varese, Virtus Vecomp e Vis Pesaro hanno invece dato forfait: i varesotti perché non hanno uno stadio omologato dove disputare le partite interne, le altre due per non avere liquidità. Gioco forza si sono allertate Lumezzane e Potenza, ma a questo punto conterà la volontà della Federazione in quanto i lombardi hanno già usufruito dell’istituto del ripescaggio già l’anno scorso (e poi retrocessi) e la seconda per ‘’difficoltà gestionali’’ a detta della Federazione. Ci dovrebbe essere anche la Vibonese in corsa ma Tavecchio ha già dato il parere negativo. Il Presidente della FIGC sa di aver a che fare con un osso duro e riconosce che questa volta deve abbassare sia la voce che la testa davanti ad un dispositivo d’un organo ben più importante della federazione che presiede. Infatti Caffo, ‘’numero uno’’ della squadra calabrese ha già presentato ricorso al TAR del Lazio sapendo a priori di ‘’stravincere’’ il contenzioso. D’altronde, perché per il Lumezzane (seguito in media da 300 spettatori) si va verso il ”si” e per la Vibonese (con circa 1000 a settimana) si va verso un categorico ”niet”? Forza Caffo, la Redazione di Latinasport è dalla Sua parte e con l’intera città di Vibo Valentia, culla della Magna Grecia!

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A Messina in quattro giorni s’è fatta una società di Serie D…

 

Via libera per la nascita del nuovo Messina, che ripartirà dalla Serie D. Palazzo Zanca da fiducia a Pietro Sciotto: la sua proposta per far ripartire il calcio a Messina, è stata accettata dal pool di esperti e si è messo subito al lavoro insieme ai suoi sei soci che appoggiano il progetto. Il neo Presidente, che ha le idee chiare, ha realizzato il suo sogno e c’è da scommettere che farà togliere qualche soddisfazione ai tifosi messinesi, ripartendo dal dilettantismo.

Così come ha fatto Damiano Coletta per il Latina, il Sindaco di Messina, Renato Accorinti, ha trovato l’accordo con Carlo Tavecchio, Presidente dell Federazione Gioco Calcio, per le tappe che porteranno all’iscrizione del club peloritano in sovrannumero nel campionato Interregionale, secondo quanto statuito dalle NOIF.

A suo tempo – stiamo parlando di 4 giorni e non come a Latina dove il nuoco corso ci ha impiegato 4 mesi per trovare un semplice accordo – è stata accreditata come opzione appoggiata dal Comune di Messina, quella, appunto, dell’imprenditore Sciotto che avrebbe già individuato nell’ex tecnico della Primavera della Reggina – Antonio Venuto – la guida tecnica della squadra giallorossa. E, in più, nella città peloritana si vocifera che patron Sciotto abbia già costituito un team capace di poter vincere il campionato con lo scopo di ritornare già l’anno prossimo nel calcio che conta.

A Messina, evidentemente, le cose si fanno in fretta e bene anche perché la squadra della città riveste la qualità di ”bene comune”.

 

 

Per dimostrare che oltre lo Stretto abbiano le idee abbastanza chiare, c’è da annotare che nonostante la ripartenza dalla Serie D, non tutti i calciatori potrebbero abbandonare Messina. I siciliani, infatti, puntano a confermare una coppia difensiva di grande affidamento nell’ultima stagione, quella formata da Angelo Rea e Giordano Maccarone.

Il primo, classe ’82, dopo aver salutato l’Avellino in Serie B, ha sposato un anno fa la causa giallorossa, indossando una maglia vestita anche durante la Serie A nel lontano 2007. Il secondo, classe ’90, potrebbe ritrovare mister Venuto, nuovo tecnico dei messinesi, con il quale ha ben figurato a Milazzo nella stagione 2010-11, conclusa con l’approdo ai play-off di 2^ Divisione.

Sui due esperti centrali, però, è alta la concorrenza da parte di club di Serie C, pronti a ingaggiare i due attualmente svincolati.

IL CARRO DEI VINCITORI

“Scusi, a che ora passa il carro?” “Quale dice?” “Intendo il carro dei vincitori, non dovrebbe passare proprio adesso?” “Eh Signore arriva tardi, se anche dovesse fare il giro largo è così colmo di tifosi, giornalisti, politici. opinionisti che non troverebbe posto”. “Dannazione e adesso? Fino a ieri pensavo che fosse più veloce il carro […]

via IL CARRO DEI VINCITORI — www.latinasport.info testata giornalistica online