IL SEGRETO DI INSIGNE

IL SEGRETO DI INSIGNE

Adesso che la stagione è finita e, come una voliera spalancata, tutti i giocatori del Latina hanno spiccato il volo verso altri lidi, mi permetto di fare un’osservazione.

Avendo lasciato da poco la serie cadetta, anche chi si intende poco di calcio ha potuto constatare come sia diverso, difficile e duro il mondo del professionismo. In questo mondo tutto cambia e ogni dettaglio è curato nei minimi particolari. Entrano in gioco altre professioni oltre ovviamente a quella agonistica e, su tutte, mi permetto di far notare come la psicologia abbia avuto una considerazione molto superficiale. Eppure sappiamo quanto sia importante. È di tutta evidenza che, per esempio, non sia possibile perdere sette finali se non a causa di problemi psicologici. I tifosi stessi, sono il dodicesimo uomo in più, non solo tatticamente ma soprattutto psicologicamente.

La situazione del Latina si presentava quest’anno particolarmente difficile e aver messo in squadra Roberto, il fratello del più celebre Insigne ha comportato un alto rischio psicologico.

Preciso subito che il giocatore è molto forte e gli auguro più fortuna di quella che ha portato a Latina, giunto quasi rocambolescamente dopo aver abbandonato il nido, la casa, il nucleo cioè Napoli che simbolicamente in psicologia equivale ad abbandono.

Per Freud i conflitti tra fratelli sono i più devastanti e spesso dove eccelle uno l’altro ribatte con una pulsione di disfacimento e distruzione. Attenzione, c’erano le premesse perché il figlio uccidesse la madre per ottenere attenzioni.

Il rendimento del giocatore non è stato brillante, quanto meno non sufficente a che le sorti del Latina evitassero quelle del triste destino che l’attendeva. Il segreto di Insigne stava nell’ avere un fratello e il ritorno a Napoli non sarebbe passato dalla nostra salvezza ma dalla nostra morte.

Prego chi legge di avere sufficiente lucidità per comprendere in termini psicologici ciò che ho scritto.

Angelo Dolce

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