Presi a pallonate.

Presi a pallonate.

 

Il bene trionfa sempre sul male, questa è la morale delle infinite serie dei cartoni giapponesi, quasi un dogma.

Quando Holly tira un calcio al pallone sembra che stia per eseguire una escuzione capitale, una pallonata fatale per chiunque si trovasse a tiro.

Ne segue pure una lunga sentenza in cui Holly  spiega al mondo perchè è giusto che la palla si deformi dalla violenza del calcio, che sorvoli il campo senza orizzonte e che vada in rete o frantumi il palo. Lo fa perchè è giusto così, Holly, come sempre avviene nella cultura giapponese, non è più un ragazzino giocatore ma un giustiziere e agisce per il bene del mondo, della patria e della famiglia.

In questi giorni ci sentiamo presi a pallonate nè più nè meno come gli avversari di Holly, colpevoli di essere semplicemente dalla parte sbagliata del campo rischiando una commozione celebrale. Ecco che ci leggono la sentenza lunga, prolissa, definitiva e inappellabile e giù un tiro che fa schizzare la palla. Piazza del popolo sembra un campo di guerra tante ne vengono fatte esplodere. Spostandoci di poco, direi dalle parti di Mila Azumi la celebre pallavolista, la musica non cambia. Proprio la leader delle Seven Fighters, come una cordata di sette campioni, si allena di continuo tirando schiacciate miciadiali sopra qualunque sventurato gli capiti a tiro.

In città sembra sia diventato, tirare pallonate, lo sport preferito. Partecipano in molti, anche ex glorie che, seppur fuori allenamento non si tirano indietro quando la tentazione è forte. Marc Lenders, arrabbiato nero, fa esplodere qualche colpo e pure Mimì Ayuara, più attempata, dà giù di man rovescio.

A sera siamo gonfi di lividi e speriamo che passi di moda questo gioco al massacro, tenendo conto che però, pur nel nostro piccolo, le nostre cominciano a rompersi.

Angelo Dolce

 

 

 

 

 

 

 

 

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