QUELLA SUA MAJETTA FINA…

…tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto.

Non riuscivamo proprio ad immaginarcelo che la storia del calcio a Latina potesse finire proprio così, mentre ci stritolavamo sugli spalti per acciuffare al volo una maglietta bagnata dei nostri campioni in campo o quando palpitavamo a pochi minuti dal sogno di avere la squadra della nostra città in serie A.

Sembravano momenti unici e irrepetibili, lontani da ogni sentimento che non fosse di ritrovata identità, gioia, orgoglio e fierezza.

Il popolo pontino, giovane e neofita di queste emozioni si è lasciato andare a briglia sciolta con l’entusiamso sfrenato di chi è costretto dai lunghi digiuni a vivere con voracità i momenti di gloria. Sembrava la festa degli alpini, ripetuta ogni domenica, innaffiata dai fiumi di alcol e contettezza, più forte di un rave.

In curva è avvenuta anche la pacificazione sociale e diverse lingue e culture si sono incontrate, adeguando i nostri standard provinciali alla celebrata piazza della serie cadetta.

Ecco che i cavalli che pascolavano liberi e fecondi nel parco di Campo Boario diventavano aurighi olimpionici. Ecco che le risse da strada e le continue provocazioni e violenze che l’innocente gioventù pontina, tra cui me stesso, ha dovuto subire sono state elevate a incontri della nobile arte. Ecco che i furti, le estorsioni, le prevaricazioni sono diventate la corsa ostacoli e i due mile siepi.

Affollati sugli spalti gremiti i lontani termini esotici gitani hanno trovato una loro dignità linguistica e così si sono fusi con la più fiera stirpe fascista. Ne è nato il fascio-gitano, vera offessa alla memoria di chi ha creduto con sincerità e onestà ideali alti e nazionali.

Mejetta nera, petti in fuori e tatuaggi al sole nessuno poteva immaginare che potesse finire così, con disonore e infamia. Perchè al di là dei cialtroni, dei parolai, degli incapaci e delle giunte presuntuose e snob, nessuno reato è grave contro un popolo come quello di frodarlo e mentirgli e, ancora una volta strappargli via il futuro.

Nessuno poteva immaginare e allora proviamo a immaginarci noi diversi e, in qualunque serie giocherà la squadra, impariamo il senso dell’onore e della dignità che ci rende veramente fieri e liberi.

Angelo Dolce

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