GIRO DI VITE PER I RIPESCAGGI. MA NON SOLO…

E’ una notizia stantia che è sempre in auge. Anzi, più che notizia, è un colpo di mannaia per quelle piccole società che si barcamenano tra serie cadetta e terza serie nazionale. Il contributo del ripescaggio in Serie B, infatti, è stata fissato a 700 mila euro più 300 mila euro con fideiussione, mentre in Lega Pro è stata fissato a 300 mila euro più 200 mila euro con fideiussione. E’ quanto è stato stabilito dal Consiglio federale della Figc in tema di rispescaggio che dovrà essere solo una ”extrema ratio”. In aggiunta alle altre preclusioni, non saranno ammesse al ripescaggio le società ripescate nelle ultime 5 stagioni sportive precedenti: “Sono provvedimenti drastici ma su questo argomento non si transige più”, ha annunciato il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio. 

“Pochi spettatori a causa dei nostri stadi? Sentire tutte le valutazioni giornalistiche in tv e vedere i replay è bello, sono cose che non vedi allo stadio”. Sono le parole rilasciate, a margine della presentazione di ‘ReportCalcio di Roma’, dallo stesso Carlo Tavecchio. Che poi ha aggiunto: “Non dobbiamo considerare la mancata presenza negli impianti, perché intanto gli share televisivi aumentano: chi investe in Italia capirà che, se la gente non va allo stadio, vede la televisione, quindi cresceranno i diritti televisivi. Siamo un popolo che ama stare anche in pantofole – ha aggiunto il numero uno della Figc – Oltretutto abbiamo tutte le televisioni che ci propinano immagini in qualsiasi momento, tra l’altro con risultati ottimi”. La grande fetta degli introiti dei diritti televisivi sono riservati alle grandi società come Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina. Le altre si accontentano delle briciole. E poi ci lamentiamo se il Palermo, il Verona, il Cesena (di qualche tempo fa), il Cagliari, l’Empoli e altre ”piccole” fanno l’andirivieni tra serie A e serie B per ottenere il ”paracadute” di svariati milioni d’euro per ammortizzare i mancati introiti della massima serie.

A pagare questa situazione resta sempre il tifoso costretto a esborsare un costo ogni anno più alto del biglietto e quelle piccole società costrette ad accontentarsi di categorie marginali nonostante la grande affluenza di pubblico. Il Palermo ne è un esempio lampante, così come lo sono il Lecce, il Parma, la Salernitana, il Catania, il Messina, la Reggina – piazze importanti con le quali le piattaforme Sky e Premium hanno dovuto fare i conti quando militavano nella massima serie visti numeri di abbonati in tutto il mondo – e quasi tutte le squadre meridionali, Taranto in testa. Urge invece una riforma radicale che riporti la gente negli stadi. Una riforma improntata sul numero degli spettatori abbonati cosicché con meno di 15mila abbonati non si può partecipare al campionato di serie A, con un numero inferiore a 7mila non si può partecipare a quello di B e con meno 4mila alla Lega Pro.

In B, i pontini, nel primo sorprendente anno di cadetteria, hanno avuto un afflusso accettabile compreso tra i 6700 ed i 7000 sportivi ma stiamo parlando di una società partecipante per la prima volta alla B e con un campionato che l’ha visto spareggiare per la serie A. Poi abbiamo assistito ad una costante diminuzione tale da raggiungere alla media di 2300 spettatori di questo ultimo disgraziato anno. Il Frosinone in A ha avuto una media di 12mila spettatori in A per poi ritornare ai suoi soliti 7mila della B. Accettabile ma un po’ pochino…

 

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