CONDOTTIERI O MERCENARI?

L’Italia è piena di monumenti equestri dedicati a chi, in fin dei conti, ha cambiato bandiera e combattuto contro gli stessi compagni del giorno prima.

Ormai è una figura quello del condottiero che dal Rinascimento è entrata nel nostro immaginario.

Piace la sua vita avventurosa, il suo essere fuori dalle regole, il saperci fare con la gente con i soldati e soprattutto con i potenti. Questa figura sopravvive con due facce di diverse e in ruoli opposti nel calcio e sono il capo ultras e il giocatore di calcio.

A Machiavelli, che tanto ci ha spiegato delle dinamiche di potere in Italia non hanno dedicato un monumento ma a Giovanni delle bande nere, che un giorno con quattro fischi gli ha dimostrato come mettere in rassegna alcuni reparti, sì.

Anche io ho un capo ultras e a lui direi tutto, forse è l’unica persona con cui non ho segreti. Sento che ha il potere di farlo e lo seguirei ovunque. Lo stesso sentimento provavano i soldati del quattrocento per il loro capitano. Ecco, i gruppi ultras sono compagnie di Ventura con le quali con i potenti si parla alla pari, almeno una volta.

È consentito ai CONDOTTIERI dei nostri tempi un’ascesa sociale altrimenti negata e questo ci porta a tifare per loro più che per i giocatori, veri MERCENARI sordidi e prezzolabili.

“Di questa partita non ce ne frega un cazzo”.

Molto vero e, finché ci sarà un gruppo con un vero capo, saremo sempre fiero di seguirlo fosse anche all’inferno.

Angelo Dolce

Annunci