C’è sempre buonissima giustizia.

La Juve non rappresenta l’Italia, ha rappresentato il fiore all’occhiello della famiglia Agnelli, volgari capitalisti parastatali e sfruttatori.

La Juve è senz’ ombra di dubbio la squadra più forte italiana, ma ciò che nella migliore tradizione italica l’ha resa odiosa creando due partiti, pro e contro sono la protervia e la superbia che accompagna ogni loro e meritatissima Vittoria.

Il resto dei tifosi italiani hanno vissuto la sindrome di Paperino e, se per una volta, una sola, Gastone perde, che dire, è giusto.

C’è sempre buonissima giustizia.

Angelo Dolce

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GIRO DI VITE PER I RIPESCAGGI. MA NON SOLO…

E’ una notizia stantia che è sempre in auge. Anzi, più che notizia, è un colpo di mannaia per quelle piccole società che si barcamenano tra serie cadetta e terza serie nazionale. Il contributo del ripescaggio in Serie B, infatti, è stata fissato a 700 mila euro più 300 mila euro con fideiussione, mentre in Lega Pro è stata fissato a 300 mila euro più 200 mila euro con fideiussione. E’ quanto è stato stabilito dal Consiglio federale della Figc in tema di rispescaggio che dovrà essere solo una ”extrema ratio”. In aggiunta alle altre preclusioni, non saranno ammesse al ripescaggio le società ripescate nelle ultime 5 stagioni sportive precedenti: “Sono provvedimenti drastici ma su questo argomento non si transige più”, ha annunciato il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio. 

“Pochi spettatori a causa dei nostri stadi? Sentire tutte le valutazioni giornalistiche in tv e vedere i replay è bello, sono cose che non vedi allo stadio”. Sono le parole rilasciate, a margine della presentazione di ‘ReportCalcio di Roma’, dallo stesso Carlo Tavecchio. Che poi ha aggiunto: “Non dobbiamo considerare la mancata presenza negli impianti, perché intanto gli share televisivi aumentano: chi investe in Italia capirà che, se la gente non va allo stadio, vede la televisione, quindi cresceranno i diritti televisivi. Siamo un popolo che ama stare anche in pantofole – ha aggiunto il numero uno della Figc – Oltretutto abbiamo tutte le televisioni che ci propinano immagini in qualsiasi momento, tra l’altro con risultati ottimi”. La grande fetta degli introiti dei diritti televisivi sono riservati alle grandi società come Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina. Le altre si accontentano delle briciole. E poi ci lamentiamo se il Palermo, il Verona, il Cesena (di qualche tempo fa), il Cagliari, l’Empoli e altre ”piccole” fanno l’andirivieni tra serie A e serie B per ottenere il ”paracadute” di svariati milioni d’euro per ammortizzare i mancati introiti della massima serie.

A pagare questa situazione resta sempre il tifoso costretto a esborsare un costo ogni anno più alto del biglietto e quelle piccole società costrette ad accontentarsi di categorie marginali nonostante la grande affluenza di pubblico. Il Palermo ne è un esempio lampante, così come lo sono il Lecce, il Parma, la Salernitana, il Catania, il Messina, la Reggina – piazze importanti con le quali le piattaforme Sky e Premium hanno dovuto fare i conti quando militavano nella massima serie visti numeri di abbonati in tutto il mondo – e quasi tutte le squadre meridionali, Taranto in testa. Urge invece una riforma radicale che riporti la gente negli stadi. Una riforma improntata sul numero degli spettatori abbonati cosicché con meno di 15mila abbonati non si può partecipare al campionato di serie A, con un numero inferiore a 7mila non si può partecipare a quello di B e con meno 4mila alla Lega Pro.

In B, i pontini, nel primo sorprendente anno di cadetteria, hanno avuto un afflusso accettabile compreso tra i 6700 ed i 7000 sportivi ma stiamo parlando di una società partecipante per la prima volta alla B e con un campionato che l’ha visto spareggiare per la serie A. Poi abbiamo assistito ad una costante diminuzione tale da raggiungere alla media di 2300 spettatori di questo ultimo disgraziato anno. Il Frosinone in A ha avuto una media di 12mila spettatori in A per poi ritornare ai suoi soliti 7mila della B. Accettabile ma un po’ pochino…

 

IL TRAPANI RIPARTE. CLEOPADRE: ”IL LATINA PAGA A CARO PREZZO I TANTI ERRORI COMMESSI”

 

Dopo la retrocessione dalla B il Trapani riparte alla grande. Seppur tra mille difficoltà e nonostante la vicenda giudiziaria che ultimamente ha colpito il club siciliano nella persona di Ettore Morace, i propositi ambiziosi non mancano. Adesso, il sodalizio siciliano si fa sentire per bocca del patron, il ‘’comandante’’ Vittorio Morace. Ecco la lettera aperta ai tifosi granata:

Carissimi,

Vi scrivo queste poche righe poiché comprendo che le ultime settimane, difficili per tutti, abbiano determinato in Voi un senso di smarrimento e scoramento per le sorti del nostro Trapani.

Vi ringrazio per la comprensione e per la vicinanza che mi avete dimostrato, anche rispettando il silenzio di queste giornate.

Il Trapani è ed è sempre stato molto di più di una squadra di calcio: è amore, passione, risorsa per la nostra Città e per i nostri giovani. Lo è per me e lo è per tutti Voi, che sempre avete seguito la nostra squadra, mai abbandonandola, neanche nei momenti di grande difficoltà.

Riprendiamo, o meglio, continuiamo assieme il nostro percorso, con lo stesso amore e con la stessa passione, con quella semplicità che ci ha sempre contraddistinto e che per noi è sempre stato un valore di cui andare orgogliosi.

Vi voglio bene. Forza Trapani

Vittorio Morace


 Crediamo non si incorra nell’errore di essere patetici quando si dice ‘’la squadra di calcio è amore, passione, risorsa per la città e per i giovani’’. E bisogna essere innamorati realmente del colore granata per incitare a ripartire tutti insieme, senza mai abbandonare al proprio destino e tra l’indifferenza generale la squadra di calcio della propria città. Questo spirito s’identifica nel ‘’senso di appartenenza’’ che anima ed accomuna il Trapani ed i trapanesi.

Abbiamo sentito l’amico e collega Franco Cleopadre che scrive per un’importante testata giornalistica calabrese: <<Ho appena sentito Gianni Cammareri e, per quanto gli risulta, i trapanesi stanno mobilitandosi per rinnovare in massa l’abbonamento. In certi casi la Serie C giocata e vissuta da protagonisti – afferma Franco, quasi 80 anni portati benissimoè ben più divertente e ben più remunerativa rispetto ad un’anonima serie B dove l’interesse scema di anno in anno per colpa di un sistema pachidermico e fuori controllo. Nel Girone Meridionale di serie C sai quanti derby, quanti scontri epici, quanta sana rivalità tra città che potrebbero partecipare a campionati ben più importanti? Catania, Messina, Reggina, Lecce, Cosenza, Catanzaro per non parlare di Livorno, Reggiana, Parma, Alessandria, sono realtà che hanno fatto la storia del calcio italiano e che meritano di più rispetto a società come l’Entella che, con i suoi 2000 spettatori, galleggiano in una B che, così com’è, non serve a niente. La Pro Vercelli ha vinto tanto quando ai primordi del calcio partecipavano tre squadre; oggi – rivela con acrimonia l’amico Franco – è una società che ha una consistente disponibilità economica ma non riesce ad andare oltre all’anonimo ”io speriamo che me la cavo”. Bisognerebbe rifondare il sistema calcio e bisognerebbe farlo con urgenza: non è giusto vedere i 6500 di Carpi contro la Juve in A e i 15mila di Lecce contro il Monopoli in C. Secondo me è l’unica a meritare il ripescaggio in B qualora la Ternana avesse difficoltà a partecipare al prossimo torneo di B.>>

Ha ragione da vendere. Ed anche dalle pagine di Latinasport.info lo ribadiamo da tempo immemorabile.

Sulla situazione del Latina: <<Ho seguito proprio su Latinasport la vicenda che ha tutti i contorni dell’inverosimile. Spero per te e per tutti i tifosi nerazzurri che il Latina non sia stata una semplice meteora nella serie cadetta. Secondo me si è voluto deliberatamente affossare ma è solo una mia impressione che non può essere confutata dai fatti. Probabilmente Latina ed il Latina pagano la presenza di personaggi molto scomodi…>>

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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CONDOTTIERI O MERCENARI?

L’Italia è piena di monumenti equestri dedicati a chi, in fin dei conti, ha cambiato bandiera e combattuto contro gli stessi compagni del giorno prima.

Ormai è una figura quello del condottiero che dal Rinascimento è entrata nel nostro immaginario.

Piace la sua vita avventurosa, il suo essere fuori dalle regole, il saperci fare con la gente con i soldati e soprattutto con i potenti. Questa figura sopravvive con due facce di diverse e in ruoli opposti nel calcio e sono il capo ultras e il giocatore di calcio.

A Machiavelli, che tanto ci ha spiegato delle dinamiche di potere in Italia non hanno dedicato un monumento ma a Giovanni delle bande nere, che un giorno con quattro fischi gli ha dimostrato come mettere in rassegna alcuni reparti, sì.

Anche io ho un capo ultras e a lui direi tutto, forse è l’unica persona con cui non ho segreti. Sento che ha il potere di farlo e lo seguirei ovunque. Lo stesso sentimento provavano i soldati del quattrocento per il loro capitano. Ecco, i gruppi ultras sono compagnie di Ventura con le quali con i potenti si parla alla pari, almeno una volta.

È consentito ai CONDOTTIERI dei nostri tempi un’ascesa sociale altrimenti negata e questo ci porta a tifare per loro più che per i giocatori, veri MERCENARI sordidi e prezzolabili.

“Di questa partita non ce ne frega un cazzo”.

Molto vero e, finché ci sarà un gruppo con un vero capo, saremo sempre fiero di seguirlo fosse anche all’inferno.

Angelo Dolce