‘Namo famo e poi te cachi in mano.

di Angelo Dolce per Latinasport.info

“Dimmi”

“Ma come dimmi, hai fatto tutto tu, hai promesso, hai detto!”

“E che vuoi fare, era tanto per dire. Credevo di potere, contavo di contare, pensavo di pensare, e che ci vuoi fare, non te la devi prendere così a male”.

“Ma hai parlato e dichiarato, hai detto e compromesso, ci hai messo nella merda e adesso?”

“Adesso me ne vado, silenzioso come son arrivato. Anzi non mi ringraziare amo i colori su questo ci puoi giurare!”.

“Ma io ti gonfio anzi ti ammazzo, ti uccido e ti squarto, ti dilanio e ancora ti scrocio, infame e bastardo mafioso!”

“Ma cosa vuoi ammazzare, così ho agito perché già sapevo che sempre in piedi ricadevo, questa è la storia di questa terra; la parola mai è onorata, gli impegni sono opinioni e infine della gente me ne sbatto i coglioni”.

La mattina a Latina è fresca e gradevole e  l’oro delle grandi aspettative e dei cambiamenti positivi è quello che merita il nostro popolo sognatore. Ma presto arriva il caldo e il mezzogiorno, tutto svanisce e si squaglia nell’aria che si ammanta della pesantezza della solita realtà scontata.

Non fa soffrire tanto che qualcuno abbia cercato di fregarci nella vita, tanto che si offenda la nostra intelligenza.

Così in mille altre situazioni non cresce il nostro territorio. Si piatano le rose ma il fiore della nostra gioventù va via, si parla di futuro ma sprofondiamo nella palude.

Certo potremmo chiamarci Littoria o Latina, ma sempre questa è la storia: razza pontina.

Angelo Dolce

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