TAVECCHIO: ”BISOGNA RIDURRE LE SOCIETA’ PROFESSIONISTICHE”

di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info

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Carlo Tavecchio durante la campagna elettorale aveva tuonato: ”Le squadre professionistiche sono troppe e vanno ridotte del 30%”. Cosicché, dopo aver riconquistato la lo scranno più alto della Federazione Calcio, ha cominciato a comportarsi come le ”parche”, decidendo sulla vita e sulla morte delle società calcistiche. Carlo Tavecchio  come (appunto) le parche Cloton, Lachesis e Atropos – ribadisce la necessità di ridurre e quindi togliere la vita a molti club professionistici: “L’obiettivo è di far capire ai campanili italiani che una riduzione delle squadre professionistiche di almeno un 30% vada fatta. Noi abbiamo molte squadre professionistiche, più di quelle che possiamo sopportare. Se facciamo i paragoni con le altre nazioni d’Europa, ben più numerose anche come abitanti, e ben più ricche, abbiamo delle differenze abissali”.

I club di Lega Pro, quindi, dovranno attrezzarsi e pure in gran fretta se vorranno far parte del ristretto lotto di squadre professionistiche in considerazione del fatto che la riforma potrebbe essere varata per i campionati 2018/19. Se non ricordo male, Luciano De Crescenzo in ”Così parlò Bellavista”, romanzo e film di grandissimo successo del 1977 ebbe a dire: ”Il potere non sazia, anzi è come una droga e richiede sempre dosi maggiori”.

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QUANTI EX LATINA IN CATANZARO – VIBONESE

 

Il nostro Roberto Tolomeo, ha assistito alla sfida playout tra Catanzaro e Vibonese dove, tra l’una e l’altra squadra, erano presenti ben quattro ex giocatori del Latina. Victor De Lucia è stato infatti il portiere della formazione Primavera nerazzurra tra il 2015 ed il 2016. Solo panchina per il portiere David Leone che ha difeso i pali dei nerazzurri nello stesso periodo nonostante la tantissima panca anche a Latina. Presente allo stadio catanzarese c’era anche Leandro Campagna di proprietà del Latina. L’attaccante non è potuto scendere in campo per una fastidiosa pubalgia che lo ha tenuto lontano dal campo per molto tempo. E nella formazione ospite ha ”fatto danni” Ali Sowe, attaccante gambiano che, nella città laziale, non ha certamente lasciato un ottimo ricordo ai tempi di Iuliano.

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Il Catanzaro sbanca il vecchio ”Nicola Ceravolo” e si aggiudica ”garauno” del playout salvezza con la Vibonese al termine di una gara ricca di capovolgimenti di fronte ed emozioni che le Aquile avevano rischiato di perdere. Episodi a parte, però, e tralasciando errori e limiti che il Catanzaro ha evidenziato  anche in questa occasione, va detto che il carattere stavolta c’è stato e ha consentito una controrimonta dopo il vantaggio iniziale che fa sperare concretamente nella salvezza. Tra una settimana a Vibo bisognerà non perdere. Un ko con qualunque risultato condannerebbe le Aquile alla retrocessione in D.

La cronaca Una dignitosa cornice di pubblico al Ceravolo, in campo formazioni annunciate e si parte all’insegna del fair play con l’applauso dei tifosi giallorossi agli ipponici che sono circa duecento. In campo ovviamente si lotta sin da subito con le unghie con i denti la posta in palio è notevole, e i ventidue in campo sembrano tenerlo in mente sin dall’inizio.  Al semaforo verde lo scatto giallorosso è bruciante. Dopo due minuti primo affondo per le Aquile con Carcione che sbaglia la mira. Al quarto minuto il Catanzaro è in vantaggio, calcio d’angolo di Giovinco dal lato Tribuna-curva est, si avventa sul pallone il portiere ospite Russo ma l’intervento è goffo c’è il tocco di Sarao e quello probabilmente decisivo nella sua porta da Sowe che s’insacca. Uno a zero. L’attaccante giallorosso ci prova ancora un minuto dopo ma la difesa rossoblù respinge. Poi la forza propulsiva delle Aquile si affievolisce gradualmente. Al dodicesimo si fa vedere la Vibonese dalle parti di De Lucia: Giuffrida pesca in area Bubas (punta centrale che durante quest’utima estate era stato seguito dai dirigenti pontini)  che però non controlla al meglio.

Si riorganizza la Vibonese che prende il comando delle operazioni e pareggia al ventesimo. Viola serve in area ancora Bubas, difesa giallorossa a dir poco distratta e De Lucia battuto senza se e senza ma. L’inerzia della partita cambia ma soprattutto il Catanzaro accusa il colpo costruisce poco e non riesce ad essere convincente nemmeno quando l’occasione per rendersi pericoloso ce l’avrebbe. Al minuto 36, per esempio, quando un calcio di punizione dal limite viene sprecato da Carcione che tenta un improbabile e improduttiva conclusione rasoterra. La manovra giallorossa diventa lenta e prevedibile, la Vibonese non deve dannarsi l’anima per mantenere il preziosi pari sino a fine primo tempo. Ripresa senza sostituzioni iniziali e con l’attesa sugli spalti di vedere il Catanzaro trasformato Aquile in attacco nei primi minuti ma senza risultati apprezzabili sia dal calcio di punizione di Giovinco sul lato corto dell’area di rigore  al quinto che dal successivo corner. Al nono conclusione di Icardi dai sedici metri, alta sulla traversa.

Ed è sempre Icardi che quattro minuti dopo perde un pallone a centrocampo (forse c’è anche fallo) è lesto Viola ad approfittarne, il suo tiro dalla distanza batte De Lucia per il vantaggio momentaneo degli ospiti. La gara si accende ancora di più e ancora una volta improvvisamente cambia la direzione del vento quando al minuto diciotto Zanini con una conclusione a fin di palo pareggia e tiene in corsa le Aquile. Erra che aveva già richiamato Icardi in panca, sostituisce anche Carcione (dopo Basrak entra Van Ransbeek). Al ventunesimo, dopo un fallaccio di Giuffrida su Sarao, gli animi si surriscaldano. Il numero 4 della Vibonese viene espulso. Rossoblù in dieci: per il Catanzaro ora o mai più. E sembra crederci. Alla mezz’ora arriva il controsorpasso, assist di Sabato per Sarao  che di testa batte Russo. Sulle ali dell’entusiasmo il Catanzaro potrebbe fare il quarto con un colpo di testa di Sirri al 34esimo e con un paio di guizzi di Sabato. Poi è Sarao al quarantesimo a farsi ipnotizzare da Russo. Nel finale la pressione giallorossa diminuisce e nelle ultime battute è la stanchezza a farla da padrona. Il risultato non cambia. Finisce 3-2, ancora nulla è deciso ma per come si era messa va bene star bene così.

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CATANZARO-VIBONESE 3-2

Marcatori: 4′ autorete di Sowe 20′ Rubas 13’st Viola 18’st Zanini 29’st Sarao

CATANZARO (4-4-2) : De Lucia; Esposito, Prestia, Sirri, Sabato; Icardi (16’st Basrak), Maita, Carcione (18’st Van Ransbeek), Zanini; Giovinco, Sarao (46’st Gomez). A disposizione: Svedkauskas, Pasqualoni, Cunzi, Pagano, Mancosu, Leone, Bensaja, Cedric, Imperiale All. Erra

VIBONESE (3-5-2) : Russo; Franchino, Manzo, Silvestri; Franchino, Legras (16’st Favasuli), Giuffrida, Viola (36’st Lettieri), Minarini; Sowe A., Bubas (26’st Yabre). A disposizione: Scapellato, Saraniti, Torelli, Tindo, Piroska, Sowe M, Cogliati, Usai All. Campilongo

Arbitro: Piscopo di Imperia Assistenti Pepe e Robilotta

Note: Pomeriggio nuvoloso. Spettatori paganti 3296 incasso 33052 euro. Ammoniti: Icardi, Sarao Espulso: Giuffrida Recupero 1 e 4′

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 di Roberto Tolomeo per http://www.latinasport.info

QUELLO CHE CI PIACE DEL CALCIO

di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info

Il calcio non è più romantico come lo era una volta” scrive chi, come me, ha qualche anno sulle spalle e tanta gavetta dopo aver imbrattato montagne di pagine di storia pallonara. E colui che ne ha visti di tutti i colori in giro per gli stadi italiani, da ieri sera, si è dovuto ricredere tornando mestamente – ma nel contempo meravigliosamente – sui propri passi. Il fatto ”stupendamente inquietante” è successo durante la gara Lazio-Inter, allorquando ”Gli irriducibili”, storico Gruppo Ultras della Curva Laziale, ha esposto lo striscione “I nemici di una vita salutano Francesco Totti”. La ”cosa” ha avuto un seguito altrettanto magnificante perché quegli stessi ”Irriducibili” hanno deciso anche di scrivere una lunga lettera a Francesco Totti, capitano giallorosso, per il suo addio alla Roma non prima di dare sfogo al giusto sfottò nei confronti di un giocatore che – per la verità – ha avuto troppo spesso atteggiamenti fastidiosi, inutili e infantili verso i laziali. Poi, appunto, l’attestazione di solidarietà per il ”nemico” per tutto ciò che sta vivendo e per un finale di carriera che di certo non era quello sognato dal numero 10 romanista.

Ecco il testo della lettera:

Era il 6 marzo del 1994 quando ci siamo incontrati per la prima volta. 

Entrasti al posto di Piacentini e ti procurasti un rigore che poi Giannini si fece parare. Così giovane eri già riuscito a descrivere, in maniera eccellente, la storia della tua squadra fatta di rigori e di occasioni perse.

Da allora, mentre inanellavi record su record; mentre gli stadi di tutto il mondo ti battevano le mani; mentre pensavi a che maglietta dedicarci, e tra un Sanremo e uno spot pubblicitario, la Lazio vinceva uno Scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, quattro Coppe Italia (in una eri anche presente. Nel giorno più bello da Laziale c’eri tu e ti ho battuto le mani volentieri) e tre Supercoppe italiane.

Quanto avrebbe potuto vincere il Real Madrid con te in campo nessuno potrà mai saperlo.  Sei l’unico campione che non sono riusciti ad acquistare.

Senza di te si sono dovuti accontentare di due Coppe Intercontinentali, due Coppe del Mondo per Club, cinque Coppe dei Campioni, tre Supercoppe Europee, sette Scudetti, tre coppe nazionali e sei Supercoppe di spagna. Poco, per un giocatore del tuo talento.

In ogni caso, e soprattutto di questi tempi, hai raggiunto un traguardo che merita rispetto. Il rispetto che non hai ricevuto né dai tuoi tifosi né dalla tua società e questo, te lo diciamo sinceramente, ci dispiace.

Noi non avremmo mai permesso che un giocatore come te venisse trattato così. Non avremmo mai osservato in silenzio quello che ti stanno facendo e che ti hanno fatto. Oggi nessuno ti difende e noi, ovviamente, non possiamo farlo.

Nessun rancore per le magliette e per le battute che ci hai dedicato. Ci stanno e, anzi, ci devono stare. Stiamo a Roma e funziona così.

Chissà che epilogo avrà questa storia… Se ci riserverà qualche sorpresa e qualcuno non saprà piu per chi tifare. In ogni caso una stretta di mano come si conviene ad un avversario che, dopo tanti anni, lascia il campo, da parte dei suoi “nemici” migliori.

Irriducibili Lazio”.


Questo è il calcio che ci piace. Il calcio dei volti sudati, dei piedi doloranti, dei polpacci sanguinanti, degli sguardi in cagnesco, degli sfottò, delle prese in giro e della canzonatura. Ma anche del rispetto verso l’avversario.

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