URGE LA RIFORMA DELLA LEGA PRO CHE E’ PER MOLTI MA NON PER TUTTI: FUORI DAI GIOCHI SENZA SPETTATORI.

di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info
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Mi è davvero piaciuto l’articolo scritto da Vittorio Galigani che, dalle pagine di ”Tuttolegapro.com”, denuncia tante incongruenze della terza divisione calcistica nazionale. C’è da leggere un po’ ma ne vale la pena anche se riconosco che più di qualcuno non sarà d’accordo con quanto andrò a spiegare e riconosco che il mio pensiero potrebbe suscitare più di qualche indignazione. 

<<Affinché questa categoria abbia un futuro – scrive l’esperto redattore della più importante testata dedicata alla Lega Prourge il ritorno alla denominazione ”Serie C” ed una riforma non solo strutturale che mantenga 60 società partecipanti. La crisi economica della categoria e di alcuni club, in particolare, lascia supporre però che potrebbero esserci delle defezioni. Ci potrebbero essere delle inaspettate sorprese, legate alle retrocesse dalla categoria superiore, su alcune delle neo promosse dai dilettanti come pure su altre, attualmente in categoria, dalla accertata difficoltà finanziaria>>.

<<Nel tentativo di mantenere il format attualecontinua –  si dovrà presumibilmente ricorrere ai ”ripescaggi” con gli stessi criteri delle ultime stagioni: graduatorie di accesso stilate sia tra i dilettanti che in terza serie. Inserimenti alternati, fondo perduto più oneroso dei 250 mila del passato, garanzie fideiussorie bancarie e più elevate. Chi ne ha già usufruito, nella scorsa stagione, potrà accedere soltanto dalla seconda chiamata>>.

Successivamente parla delle norme relative alla concessione Licenza Nazionale che <<dovranno essere necessariamente più severe e inderogabili e riguardare la forza economica dei club, le strutture societarie, gli impianti, l’onorabilità dei soci. Soltanto chi sale dalla serie D potrà usufruire di una eventuale deroga per l’utilizzo di uno stadio alternativo e per una sola stagione>>.

<<Non ci si può in ogni caso fermare a queste uniche considerazioni. E’ indispensabile gettare uno sguardo sul futuro>>. E ribadisce il concetto con la giusta esasperazione: <<La riforma dei campionati è necessaria per le conseguenze che ne deriverebbero. Il pianeta calcio nazionale sta attraversando una preoccupante crisi finanziaria. Si salva soltanto la serie A. Il programma elettorale, presentato da Carlo Tavecchio, prevede modifiche sostanziali alla struttura dalla B ai dilettanti, allo scopo di migliorarla. Una serie C a 36/40 squadre, 10 gironi di serie D ed Una categoria cuscinetto denominata “elite”, suddivisa in quattro gironi. Per attuare la riforma, nella stagione 2018/19, è necessario affrontarne le problematiche entro il prossimo 30 giugno. Slittare alla stagione successiva significherebbe andare, in attuazione, in prossimità della scadenza del quadriennio olimpico. Potrebbe non risultare costruttivo>>.

<<Sulla riduzione della serie C a due gironi di 18/20 squadre e sulla costituzione della categoria di “Elite”, intermedia con la serie D, si stanno accentrando le attenzioni generali anche se il discorso è complesso. Diversi club della terza serie – prosegue Vittorio Galigani trovando tutta la mia solidarietà – risultano sovradimensionati nella attuale Lega Pro. Chi fatica a portare allo stadio più di mille spettatori non è in grado di reggere, finanziariamente, il professionismo attuale. Occorre quel campionato “cuscinetto” (Elite) al quale si faceva riferimento. Occorrono provvedimenti ministeriali sulla concessioni di sgravi, fiscali e contributivi, per rendere più agevole la gestione economica dei club partecipanti a quel campionato. Tornando a parlare di semiprofessionismo, viene inevitabilmente coinvolta la legge 91/81 sullo status dei calciatori. Le specifiche argomentazioni portate avanti dal Senatore Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, sono estremamente concrete ed avrebbero, per di più, il supporto degli attuali vertici ministeriali dello sport>>.  

Una riforma che preveda uno sconvolgimento dell’attuale carrozzone della Lega Pro è quindi non solo auspicabile ma addirittura indispensabile. E’ vero che da un lato verrebbe stravolta la normativa (anche contrattuale) dei tesserati, ma è pur vero che, dall’altra, si eviterebbe il collasso del sistema calcio. I tagli subiti alle risorse economiche hanno provocato, negli anni, danni irreparabili. In un campionato che nella media presenta costi pari a 3 milioni a stagione, la distribuzione delle poche disponibilità finanziarie residue è diventata insufficiente in considerazione del fatto che, nel tempo, si sono disperse quelle preziose energie  provenienti da Coni, Federcalcio ed ex Melandri (diritti tv). Quindi serve un ”qualcosa” di fragoroso, eclatante e clamoroso che risvegli gli animi e riconduca alle giuste proporzioni le società di calcio.

Non sono nuovo a queste provocazioni e resto rigidissimo nell’affermare che quelle società che non hanno una ”certa solidità economica” ed un numero ”congruo” di spettatori devono rimanere ai ”margini delle attività calcistiche”. Piange il cuore vedere il Lecce (con una media di 12.000 spettatori a partita) in serie C ed un Crotone (con meno di 6000 tifosi) in serie A oppure la Cremonese (con 2500 spettatori di media) in B e il Taranto in D che ha riempito mediamente lo Jacovone con almeno 7000 tifosi a partita. Un esempio: la Reggina – la mia Reggina – in Lega Pro, ha avuto una media sette volte superiore a certe società di Serie B  con una media di 2300 spettatori a partita. Meditate gente: Lotito non aveva torto…

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