L’ANGOLO TIME OUT DI LATINASPORT.INFO

”Si chiude una stagione caratterizzata anche nell’ultima partita dalla medesima solfa. Primo tempo convincente, secondo tempo avvilente. Vivarini con i cambi demolisce definitivamente ogni possibilità di conservare quantomeno il pareggio. Ora vedremo se l’obiettività sarà pregio di molti o l’individuazione di precise responsabilità sarà merito di pochi.”


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Così, in modo lapidario, grave, conciso, epigrafico, addirittura quasi telegrafico, sintetico, stringato, succinto ma assolutamente categorico, l’amico Daniele Santamaria Maurizio, inviperito più che mai, si scaglia contro l’operato di Vivarini reo di aver demolito definitivamente la possibilità di portare a casa un punticino da un Partenio bardato a festa per una vittoria in rimonta che ha sudato e conquistato con le unghie e con i denti. Nel primo tempo, come ha affermato l’Avvocato Santamaria Maurizio, l’unica ad ambire alla vittoria sarebbe stata senza alcun dubbio la squadra pontina, oggi in maglia bianca, con Robertino Insigne, mai prima d’ora, mattatore assoluto dell’incontro e autore di una pregevolissima rete degna del più famoso fratello Lorenzo che, sistematicamente, delizia il popolo del San Paolo. Roberto Insigne, finalmente degno emulo delle fantastiche prestazioni offerte al Granillo, ha potuto giostrare liberamente e senza troppi assilli tattici se non in chiave ”palla lunga e pedalare”. Di seguito è stato tolto dal campo per dare consistenza e copertura al reparto difensivo sotto i sovrastanti attacchi biancoverdi che, lì davanti erano portati da ben cinque elementi tra cui un certo Castaldo, un certo Ardemagni, un certo Camarà, nomi che farebbero tremare i polsi di qualsiasi allenatore avversario. In panchina, oltre De Giorgio, Mister Vivarini aveva a disposizione ragazzini di belle speranze e nulla più. Il divario di forze in campo e le differenti motivazioni hanno fatto il resto determinando l’ennesima sconfitta nerazzurra dopo aver pregustato la vittoria per gran parte dell’incontro.

Errori, omissioni, sviste? Si, è vero: troppi sono gli errori che hanno caratterizzato l’operato del tecnico abruzzese durante il corso del girone di ritorno e troppi gli ”accontentiamoci del paeggino” contro squadre meno forti del Latina (anche durante l’andata). Ma è sacrosantemente vero che, per i motivi risaputi, la qualità della compagine era davvero minima e la quantità davvero scarsa. Per non parlare dei ”poi vediamo, qualcuno prenderemo”, dei doppioni, dei muscoli di carta pesta, dei polmoni ipertrofici, delle mezze calzette e delle prime donne con isterie continue.

Responsabilità? In questo marasma che ha portato alla cancellazione della massima espressione sportiva della città, tutte le componenti hanno le proprie responsabilità. Si salva una sola, la più importante: i tifosi che pagano e pagheranno più di tutti. E anche questa sera l’ha dimostrata ampiamente: nonostante la retrocessione e nonostante la consapevolezza del risultato, cento e più persone erano al fianco della squadra per incitarla e non farla sentire mai sola.

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IL FROSINONE AI PLAY OFF. VICENZA E TRAPANI SEGUONO LATINA E PISA

di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info

Il Verona torna in serie A dopo un solo anno di purgatorio, il Perugia è quarto, lo Spezia vola ai playoff mentre Trapani e Vicenza s’inabissano nelle acque torbide della Lega Pro. Sono questi i principali verdetti dell’ultima giornata di serie B.

Il Verona strappa a Cesena il punto necessario (0-0) e, grazie alla differenza reti favorevole negli scontri diretti (2-0 e 0-1), ”spedisce” il Frosinone ai playoff, rendendo vano il successo di misura (2-1) dei ciociari sulla Pro Vercelli. Crolla clamorosamente il Cittadella (4-1) a Chiavari contro l’Entella e fa felice il Perugia che, con il 3-2 a spese della Salernitana, sale al 4° posto e vola direttamente nelle semifinali playoff. Centra l’obiettivo di restare in corsa per la promozione lo Spezia che passa (0-1) a Vicenza e resta a 14 punti di distanza dal Frosinone. I liguri sfideranno il Benevento che ha travolto all’Anconetani (0-3) il Pisa. L’avversaria del Cittadella, invece, sarà il Carpi che si è facilmente sbarazzato (2-0) del Novara. In coda costa carissima al Trapani la sconfitta (2-1) a Brescia. I siciliani retrocedono direttamente a causa delle contemporanee vittorie della Ternana ad Ascoli (1-2) e dell’Avellino sul Latina (2-1). Infine la Spal festeggia la promozione in A davanti ai propri tifosi piegando per 2-1 in rimonta il Bari. Qui di seguito una breve disamina della gara dei ciociari e di quella del Latina ad Avellino.

FROSINONE-PRO VERCELLI 2-1
Al Frosinone non basta il successo sulla Pro Vercelli per salire direttamente in serie A. E’ vero che aggancia il Verona ma è pur vero che, per colpa degli scontri diretti, è costretto a disputare i playoff affrontando la vincente della sfida tra Cittadella e Carpi. I ciociari partono a testa bassa e, dopo aver sciupato una ghiotta occasione con Ciofani, passano (13’): il gol lo realizza lo stesso centravanti gialloblù che si riscatta deviando in rete di testa da due passi una punizione-cross dalla trequarti destra di Maiello. I piemontesi accusano il colpo e al 29’ commette un pasticciaccio, segnandosi da sola il 2-0: su un cross dalla sinistra di Soddimo, Legati interviene in maniera goffa e infila di testa la propria porta. Il Frosinone a questo punto molla un po’ la presa e consente alla Pro Vercelli di rendere meno pesante il ko. Il gol della bandiera lo realizza al 58’ La Mantia che insacca da due passi a porta vuota su centro dalla sinistra di Eguelfi.

AVELLINO-LATINA 2-1
L’Avellino piega in rimonta il Latina, manda il Trapani a 5 punti di distanza e festeggia la salvezza, evitando il playout. Bloccati dalla tensione, gli irpini partono malissimo. Rischiano già su una conclusione di Bandinelli e, al 33’, vengono gelati dall’ex Insigne che infila il pallone sotto l’incrocio con un gran sinistro a giro, raccogliendo in area sulla destra un assist di tacco di Pinato. L’Avellino sbanda e per poco non incassa il raddoppio in contropiede dallo stesso Insigne. Solo nella ripresa i padroni di casa trovano le forze per imbastire la rimonta. L’1-1 arriva al 71’ e lo realizza Ardemagni di testa su torre di Jidayi. Gli uomini di Novellino si riversano in avanti e all’82’ trovano il gol-vittoria con Castaldo, lesto a riprendere una corta respinta della difesa ospite e ad infilare la palla nell’angolo con un forte sinistro rasoterra.

UN BELLISSIMO LATINA SCONFITTO AD AVELLINO IN UNA PARTITA SENZA BISCOTTI

di Salvatore Condemi per www.latinasport.info

L’Avellino di Mister Novellino scende in campo secondo il solito 4-4-2 con  Radunovic in porta; Lasik, Jidayi, Migliorini, Perrotta in difesa; Laverone, Moretti, Paghera, D’Angelo a centrocampo; Castaldo e Ardemagni. A disposizione: Lezzerini, Iuliano, Verde, Eusepi, Asmah, Soumarè, Omeonga, Solerio e Camarà.

Risponde il Latina con un inedito 3-4-3 con Grandi tra i pali; Bruscagin, Garcia Tena, Maciucca in difesa; Rolando, De Vitis, Bandinelli, Di Matteo sulla mediana; Insigne, Di Nardo, Pinato all’attacco. A disposizione di Mister Vivarini ci sono Pinsoglio, Celli, De Giorgio, De Vitis An., Negro, Megelaitis, Nica e Colarieti.
L’arbitro dell’incontro é Saia di Palermo coadiuvato da Raspolini di Livorno e Sechi di Sassari. Quarto uomo: De Tullio di Bari.

PRIMO TEMPO. Bello e abbastanza rimaneggiato per infortuni vecchi ed infortuni accidentali, il Latina va vicinissimo al gol con Bandinelli dopo appena 5 minuti di gioco con il portiere che deve fare gli straordinari per salvare la propria porta. Ed in campo esiste solo la squadra in maglia bianca spinta in avanti dalle interessantissime folate di Insigne, questa sera in grande spolvero rispetto alle ultime apparizioni.

Al 15’ l’Avellino sfiora il vantaggio con Castaldi che di testa impegna Grandi che manda il pallone dalle parti di Perrotta, il quale con un destro al fulmicotone coglie la traversa. Al 21’ Moretti da fuori area fa partire un tiro che Grandi blocca a terra.

Al 22’ è Bandinelli a far paura all’Avellino: il centrocampista pontino salta due uomini e si presenta davanti a Radunovic che riesce ad allontanare il pallone non senza difficoltà.

Al 33’, clamoroso al Partenio: Latina in vantaggio con Roberto Insigne il quale, ricevuto il pallone dal tacco di un magnifico Marco Pinato, sferra un sinistro a giro che batte l’incolpevole portiere vanamente proteso in tuffo. Magnifico, da vero manuale del calcio. In questo momento, irpini ai play out con il Trapani che sta perdendo in casa del Brescia.

Dopo due minuti Insigne per poco non trafigge per la seconda volta Radunovic il quale si salva miracolosamente con un intervento da gran campione. Ed al 40’ Pinato manda alto un tiro da fuori area su assist di De Vitis.

Una prima parte di gara giocata sorprendentemente con il coltello tra i denti da parte dei nerazzurri che hanno schiantato un Avellino contratto, nervoso e con gravi problemi in fase di costruzione, messo alle strette da un Latina sbarazzino, senza timori reverenziali e capace di sciorinare un calcio più che accettabile. Un Latina, quello visto questa sera al Partenio-Lombardi, che avrebbe potuto vivere un campionato diverso ed un epilogo differente. Un Latina che nelle ultime quattro uscite ha vinto una ed ha pareggiato tre partite.

SECONDO TEMPO. La seconda parte della gara inizia con un gol non concesso giustamente a Castaldo per una vistosa trattenuta a Di Matteo nell’atto di colpire di testa e battere Grandi. Dopo 2 minuti, è Pinato a scaldare i guantoni a Radunovic con un destro che avrebbe potuto avere maggio fortuna. Al 5’ esce Moretti ed entra Camarà per l’Avellino che adesso gioca con ben quattro attaccanti. Lo stesso Camarà di testa impegna Grandi di testa dopo 8 minuti nel corso della ripresa. Al 11’ nel Latina esce l’ex Insigne che nell’occasione del gol ha evitato di esultare e gli subentra il giovane Negro il quale si piazza sul versante destro dell’attacco nerazzurro.

Al minuto 16′ è Pinato ad impegnare il portiere avversario con un colpo di testa su cross di Rolando e, nel capovolgimento di fronte, Castaldo manda alto un colpo di testa senza troppe pretese. Ed  un minuto dopo, è sempre Castaldo a colpire di testa con la parata di Grandi.

Al 22’  nella squadra irpina esce Laverone ed entra Eusepi cosicché gli irpini giocano con cinque punte di ruolo. E sarà Ardemagni, altro ex di turno, a battere Grandi con un perfetto colpo di testa quando le lancette segnano il 26’ nel corso di questa bellissima ripresa. Uno a uno e tutto da rifare anche se all’Avellino serve vincere per tentare di salvarsi direttamente e senza gli strascichi dei play out.

Dopo la rete del pareggio l’Avellino si tuffa in avanti alla ricerca del gol del vantaggio che permetterebbe all’immarcescibile Castaldo ed ai propri compagni di salvarsi direttamente sul campo, evitando la roulette russa dei play out. Al 79’ infatti, la Ternana, vincendo per 2 gol a 1 sul campo di Ascoli è salva e allo spareggio salvezza andrebbero gli irpini con il Trapani.

Ma non c’è bisogno di calcoli perché a 7 minuti dal termine, Castaldo firma il sigillo con un drop angolatissimo che batte imparabilmente il portiere pontino. Il gol, ad ogni buon conto, era nell’aria e offre lo spunto per glorificare Mister Novellino capace di rivoltare come un calzino la sua formazione e gettare coraggiosamente nella mischia ben cinque attaccanti. Un coraggio che premia l’Avellino ma non mortifica un Latina che ha giocato ad armi pari contro un avversario forte e motivato. La gara ha dato la chiara dimostrazione che questi ragazzi, guidati da un serio professionista come Vivarini, se avessero avuto una società alle spalle avrebbero potuto avere un ben diverso epilogo. Epilogo drammatico e non pronosticabile ai nastri di partenza. Purtroppo è andata come è andata. Ora in un modo o nell’altro, bisogna che il Latina risorga dalle ceneri come l’Araba Fenice è risorta dalle proprie. Tutto ciò che l’ha colpita con la frusta un giorno la fortificherà.

L’ULTIMA GIORNATA DI SERIE B

di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info

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Manca solo l’ultima giornata in serie B che questa sera darà i suoi verdetti. Come sempre, questo bellissimo e avvincente campionato arriva all’ultimo atto con molte situazioni in bilico. Infatti fino ad ora le uniche certezze sono la promozione della Spal e le retrocessioni di Pisa e Latina.
Da stabilire quindi la seconda promozione diretta, chi sarà la terza classificata e sua volta se si disputeranno i play-off (molto probabili visto la classifica), chi otterrà la salvezza diretta, chi andrà ai play-out e chi sarà la terza squadra che retrocederà direttamente in Lega Pro.

QUESTO IL PROGRAMMA DELLA 42^GIORNATA (Giovedì 18 Maggio ore 20.30)

Ascoli-Ternana
Avellino-Latina
Brescia-Trapani
Carpi-Novara
Cesena-Verona
Virtus Entella-Cittadella
Frosinone-Pro Vercelli
Perugia-Salernitana
Pisa-Benevento
Spal-Bari
Vicenza-Spezia

LOTTA PROMOZIONE E PLAY-OFF
Dopo la storica promozione della Spal, il Verona è ad un passo dal ritorno in serie A dopo un solo anno di purgatorio. Gli scaligeri, infatti, sono secondi a 73 punti a + 2 sul Frosinone e lo scontro diretto a favore: con un punto a Cesena i gialloblu sarebbero promossi.
Il Frosinone rischia di pagare a caro prezzo la sconfitta di Benevento. Il team di Marino, avendo otto punti di vantaggio sul Cittadella e nove su Perugia e Benevento, ha bisogno oltre che di una vittoria contro la Pro Vercelli, che nessuna di queste tre squadre ottengano i tre punti. Ipotesi suggestiva e di difficile attuazione in considerazione del fatto che le tre inseguitrici giocheranno contro squadre tranquille e che non hanno più niente da chiedere al campionato.
Per quanto riguarda i posti play-off (sempre se si disputeranno), da definire gli ultimi due posti contesi da tre squadre, attualmente settimo è il Carpi con 59 punti che giocherà proprio con il Novara nono a 56, ottavo invece lo Spezia con 57 punti. Il Carpi, molto concretamente, va ai playoff se vince o pareggia. In caso di sconfitta, invece, entra in gioco la regola del ”perimetro play off”: se la distanza tra la terza e il Carpi è superiore a 14 punti, la squadra di Castori rimane fuori dagli spareggi. Lo Spezia deve necessariamente vincere a Vicenza per essere certo della qualificazione play-off.

LOTTA SALVEZZA E PLAY-OUT
Qui la situazione è molto più complessa. Sono infatti molte le combinazioni possibili.
Ma cerchiamo di fare chiarezza. Ascoli e Pro Vercelli sono già salve,  Pisa e Latina sono già retrocesse e anche il Vicenza è praticamente in Lega Pro, anche se manca ”solo” la matematica per i biancorossi lanieri.
I play-out intanto non si disputano solo se il Trapani perde in Lombardia e contemporaneamente Ternana ed Avellino vincono le rispettive sfide. A quel punto la distanza tra quintultima e quartultima ammonterebbe a 5 punti (quindi sarebbe maggiore di 4 punti come prevede il regolamento).

I siciliani del Trapani potrebbero salvarsi direttamente soltanto vincendo a Brescia ma devono contare sulle contemporanee sconfitte di Ternana e Avellino. In caso di arrivo a pari punti con le altre, i siciliani vantano una migliore classifica avulsa di Avellino e Ternana.
L’Avellino per ottenere la salvezza deve assolutamente vincere contro il Latina sperando nel pareggio tra Brescia e Trapani. La Ternana vincendo con l’Ascoli sarebbe probabilmente salva, il Brescia in caso di vittoria, sarebbe matematicamente salvo. Ma sono molte e complesse le casistiche. Staremo a vedere.

DI CHI È IL CALCIO?

L’esposizione mediatica e giornalistica è tale che pure coloro che si vantano di esserne estranei in verità si adeguano al linguaggio calcistico che è quasi imposto. Pensa e si esprime in termini calcistici anche chi parla d’altro. Così parlano i politici, gli attori e chi, per convincerci della bontà di un prodotto,  parla calcisticamente anche di una pentola.

Milioni di persone conversano calcisticamente e, se si vuole legare con qualcuno si parla di calcio.

La domanda è: cos’è il calcio? Dov’è? Al di là della retorica nazionale per cui saremmo un paese di esperti commissari tecnici o giocatori mancati, dove sarebbe tutta questa gente, milioni di persone, che parteciperebbe al calcio?

La risposta purtroppo è triste ma è la verità: pochissimi.

Quello che significa partecipare, fare parte di un gruppo, stringere amicizie ed emozionarsi allo stadio sono valori di pochi romantici che, nonostante leggi repressive micidiali, continuano a crederci, dipinti talvolta a tinte fosche e spregevoli oppure come eroi positivi.

L’ultimo luogo di aggregazione, l’ultima piazza sociale è osteggiata e sostituita dai forum e dalle moviole infinite ed estenuanti.

Il calcio è della gente che si sa sostituire  al vuoto e far fronte a quei bisogni primari dell’uomo che sono aggregarsi e stare insieme.

Le squadre di calcio sono un patrimonio della società perché ne portano i colori e i simboli storici di cui l’Italia è orgogliosamente piena. Rappresentano l’ultimo brandello di cultura popolare, di musica, di retaggi e tradizioni scomparse. Se ne potrebbe scrivere un’enciclopedia ma quale esempio più eclatante se non il leone alato che rappresenta Latina, la sua squadra e parte della sua tifoseria?

Considerato il valore sociale e culturale, il ruolo di aggregazione, la domanda è questa: può “fallire” una squadra?

Di chi è una squadra, una città una comunità, insomma di chi è il calcio?

Finora le azioni di partecipazione popolare sono state sporadiche e ammantate di un’autoironia (omen nomen)che hanno visto svanire il loro intento ancor prima del fischio dell’arbitro.

Il grande sogno sarebbe vedere Latina, come altre squadre, patrimonio della gente e della comunità, un vero bene comune. Allora sia questa situazione critica e paradossale lo spunto per proporre e discutere il sogno, l’ambizione, la grande voglia di riscatto del nostro giovane popolo che fanciullescamente si domandi:

DI CHI È IL CALCIO?

Angelo Dolce

REGGINA, IDEA AZIONARIATO POPOLARE PER SOGNARE. CORALLI E GIANOLA: ”VOGLIAMO RESTARE”

 

di Salvatore Condemi in collaborazione con http://www.sportstrill.it
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Giovedì 18 Maggio 2017
17:18
gianola

<<Ad oggi non si registra alcuna novità. I confronti con il DG Martino sono quotidiani, non c’è necessità di fissare un appuntamento per discutere del tecnico e dei giocatori, perché lo facciamo ogni giorno. Nessuna novità neppure sul fronte nuovi soci, per quello che mi riguarda faremo quello che sarà possibile qualora le cose restassero così>>.

Poche parole quelle del Presidente Praticò. Null’altro da aggiungere se non il desiderio di poter dare maggiore forza a questa società per evitare il riproporsi di difficoltà già incontrate nel corso della stagione che da poco si è conclusa. Non si va oltre gli approcci, nonostante la società possa essere maggiormente appetibile rispetto al passato per una serie di motivi. Primo su tutti la certezza di partecipare anche per il prossimo campionato alla Lega Pro, con un buon parco calciatori e nessun debito. Cosa quest’ultima non di poco conto visto quello che succede un po’ ovunque e basterebbe guardarsi intorno per rendersene conto. Eppure, nonostante sondaggi vari e massima disponibilità, per il momento si muove poco o nulla. Ed è chiaro che con alcuni soci di minoranza che hanno manifestato sofferenza e difficoltà nel mantenere l’impegno riguardo l’aumento di capitale, non è difficile pensare che una situazione come quella attuale non sarebbe l’ideale per una importante programmazione. Non è stata del tutto abbandonata l’idea di un’azionariato popolare e forse nei prossimi giorni qualche novità in questo senso o di altro potrebbe venire fuori, ma nulla di confermato. Basterebbe un sacrificio economico di poche decine di euro a cranio e presumiamo che i reggini – come sempre – risponderanno presenti. Come sempre. Perché il reggino ha veramente a cuore le sorti della squadra della propria città. Quella tra la città e la società di calcio é un binomio inscindibile che raramente si trova in altre latitudini. Ai tempi di Lillo Foti – stiamo riferendoci a due anni fa – non fu possibile per la tempistica ma il popolo di Reggio Calabria salvò dal baratro la Reggina nel 1986. Reggina che soltanto due anni dopo trionfò in C1 approdando in B dopo una mancanza di 13 anni e successivamente in A.

Intanto il DG prosegue il suo lavoro fatto di colloqui e confronti. Con Zeman nulla ancora di definito, per quello che riguarda l’organico lo stesso Martino non ha mai nascosto il desiderio di poter confermare quegli elementi capaci di creare lo zoccolo duro attorno al quale aggiungere poi i tasselli mancanti. Gianola e Coralli si sono già sbilanciati dichiarando apertamente di voler proseguire la propria avventura in maglia amaranto, con Sala si continua a discutere con la Ternana, Kosnic inizialmente aveva chiesto di poter riflettere prima di decidere, ma parliamo di qualche settimana addietro, prima del gol salvezza.

 

Fonte: http://sport.strill.it/citta/pianeta-amaranto/2017/05/18/reggina-idea-azionariato-popolare-coralli-e-gianola-vogliono-ancora-lamaranto/

VENGHINO, SIGNORI, VENGHINO!!!

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di Salvatore Condemi per http://www.latinasport.info

Giorno 24 sta per arrivare ed una sorta di frenesia nasce spontanea tra i tifosi che, per forza di cose, non sono e non possono dormire sonni tranquilli. Il futuro del calcio a Latina appare sempre più a tinte fosche, adombrate, opache. Un futuro incerto che suscita interrogativi sempre più frequenti. Non ne vogliamo trattare i contenuti perché – come diceva il nostro amico Federico Ginanneschi in altro articolo – sono state spese fiumi di parole e chi più e chi meno, trattando questo spinoso argomento, ha creato confusione e disinformazione oppure informazioni fuorvianti e spesso distorte rispetto alla realtà. E’ innegabile che la situazione risulti ”imbarazzante” ma – come ha avuto modo di dire Mister Vivarini, ”questa società non ha solo debiti ma potenzialità concrete e riconosciute” – per cui non è tutto da gettare miseramente alle ortiche. Certo, ci sono debiti da onorare e spese ingenti da sostenere ma resta pur sempre un patrimonio che potrà comunque dare i suoi frutti. Filippo Bandinelli, oggi come oggi, vale una milionata; il giovane Marco Pinato reinventatosi ”regista” e attaccante, ha un valore superiore al milione di euro; così come 400 o 500 mila euro li vale Bruscagin; per non parlare di Paolo Hernan Dellafiore che ha una quotazione intorno ai 400 mila euro; per concludere con Di Matteo, arcigno centrocampista nerazzurro che può avere ampi margini di miglioramento e la cui vendita potrebbe impinguare le casse societarie di almeno mezzo milione di euro. E poi Daniele Corvia, il quale, in caso di rescissione del contratto che lo lega al Latina per un altro anno, dovrebbe pagare una sostanziosa penale; Boakye – il ”damerino” che a Latina non aveva voglia di allenarsi e di fare sacrifici – ha il cartellino depositato presso Piazzale Prampolini; così come Acosty che a breve deve ritornare in sede dopo la breve ed infruttuosa esperienza a Crotone. Ed i giovani Maciucca, Celli e Campagna dove li mettiamo? E i ragazzi della Primavera? E tutti i tesserati in giro per lo stivale?

Fatta questa premessa, siamo sicuri che all’alba del 24 maggio in Via Fabio Filzi al civico 39, si formerà una calca chilometrica tanto che il Giudice sarà costretto a mettere i numeretti come dal salumiere, flotte di posteggiatori abusivi sono in arrivo dalle provincie di Napoli e Caserta e le televisioni di mezzo mondo saranno presenti a filmare l’evento straordinario con annesso red carpet internazionale… Sì, già immaginiamo la scena… A parte gli scherzi, non ci resta nient’altro che sperare. Sperare vivamente che questi ”avventurieri” – se effettivamente sono degli avventurieri anche se al momento non sappiamo chi siano e chi possano essere – non si approccino al Latina per usarlo come l’immagine di cui sopra… L’esperienza è l’insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame poi ti spiega la lezione.