PIÙ DI QUALCUNO A LATINA DEVE IMPARARE DA REGGIO CALABRIA 

“A rigor di memoria, non ricordo che degli uomini prima e calciatori poi, si siano mai inginocchiati al cospetto di una Curva in segno di ringraziamento”. Queste le parole di Giuseppe Praticò, Capo Ufficio Stampa e Dirigente della U.S. Reggina.  

È successo al Granillo di Reggio Calabria, a conclusione della sfida di Lega Pro tra la Reggina e la Virtus Francavilla vinta dagli amaranto per tre reti a due. La scena è bellissima, probabilmente unica nel suo genere ma soprattutto emblematica. La squadra di Zeman, allestita nel giro di sei giorni dopo il ripescaggio dalla serie D, ha disputato un campionato con più ombre che luci, con le tantissime difficoltà incontrate da ragazzetti senza esperienza, con le problematiche di una società nata quasi dal nulla, come può nascere un sacrificio d’amore verso una città che si identifica nei colori della propria squadra. Reggio Calabria è la Reggina e la Reggina è Reggio Calabria. E con questo binomio inscindibile (anzi, grazie a questo binomio inscindibile) i ragazzini si sono battuti come leoni per raggiungere “praticamente” la salvezza dalla retrocessione nonostante i tanti problemi incontrati nel corso di un campionato giocato con la bava alla bocca, con gli artigli sfoderati e con la voglia di centrare un obiettivo improponibile, difficile, quasi irraggiungibile.

Evitando di fare “facile” dietrologia, la Redazione di Latinasport.info ha deciso di pubblicare questo che è l’emblema dell’attaccamento alla maglia, questo che rappresenta il simbolo della riconoscenza e dell’abnegazione, questo che dev’essere il segno inequivocabile del senso di appartenenza. Perché più di qualcuno tra i giocatori del Latina dovrebbe far tesoro di questa foto significativa, più di qualcuno dovrebbe genuflettersi al cospetto dei tifosi nerazzurri che in questo cammino sono stati il valore aggiunto. Quello vero.


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