MENS SANA LATINA, CON I SE E CON I MA…

di Redazione di Latinasport.info

Al Latina mancheranno Luca Di Matteo e Giuliano Regolanti. Il primo appiedato dal Giudice Sportivo ed il secondo per lunga degenza post-operatoria. Dovrebbe invece essere della ”improponibile” contesa Filippo Bandinelli che rientrerà a correre e sbuffare in quel centrocampo che Mariga non riesce più a gestire, semmai sia riuscito a farlo nei suoi due anni in nerazzurro. Nella zona difensiva potremo rivedere Garcia Tena e Dellafiore centrali con Bruscagin sulla sinistra e Coppolaro sul versante destro. A centrocampo, a parte Bandinelli sul lato mancino, potremmo vedere all’opera Costantin Nica sulla destra e De Vitis centrale. In avanti, Pietro De Giorgio, dopo quel popo’ di prestazione a Salerno, è da definire pedina inamovibile così come meritano spazi interessanti Corvia e Di Nardo con Insigne pronto a rilevare l’ex crotonese in cabina di regia.

Un momento della gara di andata tra Spal e Latina terminata 0 a 0

Capitolo Vivarini. Il tecnico di Ari fa parte del progetto societario ma non sarebbe inamovibile. Per lui, infatti, si potrebbe prospettare di un contratto a ”termine” a seconda dell’andamento della prossima partita con i primi della classe, quella Spal che ”comanda e svillotta” in modo meraviglioso e forse inaspettato nel presente campionato cadetto. Un torneo al ribasso tecnico-tattico, con pochissime luci e tantissime ombre. Ma soprattutto dal livello davvero mediocre dove il Latina – il Latina targato dapprima Maietta e Aprile, poi Ferullo e quindi Mancini – non ha potuto e non ha saputo combattere ad armi pari. Tutti conosciamo i motivi e tutti sappiamo i perché ed è pressoché inutile rivangarli. Ma se azzardissimo un discorso parossistico, banale e dietrologico del tipo ”con Boakye, Scaglia e Acosty avremmo almeno dieci punti in più” non ci morderemmo certamente la lingua. Ma basterebbe una semplicissima e ovvia considerazione: se Buonaiuto avesse centrato la porta nelle occasioni create con Vicenza, Cesena e Pro Vercelli il Latina avrebbe sicuramente quattro punti in più rispetto agli attuali trentuno. E nacora: se Roberto Insigne avesse mantenuto le promesse della vigilia realizzando quei quattro o cinque gol che solitamente ”butta dentro” – quello che ha fatto a Perugia, Reggio Calabria e Avellino – potremmo parlare di quattro punti in più così da arrivare all’agognata e plausibile cifra di quaranta che avrebbe significato ”guardare dall’alto in basso il campionato”. Winston Churchill ebbe a dire che ”con i se e con i ma non si scrive la storia e non si vincono le guerre” ma col ”senno di poi” possiamo certamente affermare che qualche battaglia in più si sarebbe tranquillamente potuta vincere. Posto ciò, non riusciamo a comprendere i motivi che spingerebbero Mancini ed i suoi fidi collaboratori a mettere sotto esame Mister Vincenzo Vivarini che le ha provate tutte – ma tutte davvero – per cercare di far uscire qualcosa di probante dal cilindro. Vivarini, se permettete, non possiede né la bacchetta magica né tanto meno la pietra filosofale di Harry Potter. Basti guardare quante volte ha dovuto allargare le braccia allorquando si girava verso la panchina per operare un cambio… E ci sarebbe da precisare che nel momento del bisogno – quando non c’era un presidente, quando la società stava per fallire e quando, soprattutto, non c’era un valido e preciso punto di riferimento – Vincenzo Vivarini è rimasto solo a lottare contro tutto e contro tutti. Un ultimo appello è d’uopo se non addirittura di fondamentale importanza: ”invece di criticare, invece di crecare il pelo nell’uovo e invece di puntualizzare a pie’ spinto, andiamo allo stadio e tifiamo per la squadra della nostra città”. Amen.

Il tecnico del Latina Vincenzo Vivarini
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