MENS SANA E I TANTI IMTERROGATIVI SULLA PRESENTAZIONE DELLA SOCIETÀ.

“Forza Latina!”. Questo è l’esordio di Benedetto Mancini, nuovo presidente di quel che fu l’US Latina calcio, nella conferenza stampa voluta per presentare la nuova società del capoluogo pontino, denominata Mens Sana Latina. Preservato quindi il titolo sportivo della squadra di piazzale Prampolini, e da lì è un lungo monologo del patron, intervallato dall’avvocato Archidiacono e dal dottor Muscariello, vice presidente della Mens Sana ma non unico collaboratore di Mancini nel pacchetto azionario, ma cerchiamo di fare ordine. 

Alle ore 15.00 l’esito della terza asta vede l’offerta della Mens Sana Latina l’unica pervenuta al tribunale fallimentare di Latina: Mancini quindi è il nuovo presidente. 720.000€ da consegnare subito e 6 milioni di debito da risanare nel corso degli anni. Questo è uno dei discorsi che più prende corpo nella conferenza fiume delle 16.00 al Park Hotel. Per il nuovo presidente neroazzurro, il tempo stimato per la copertura del debito è di 3 anni, e nello stesso periodo di tempo Mancini intende ottenere la serie A. In caso di retrocessione in lega pro, per lo stesso patron i tempi si allungano leggermente a 4/5 anni, ma l’obiettivo rimane lo stesso. Da qui però sorgono le prime domande e le solite frasi che possono dare anche fastidio, nonostante lo stesso nome Mens Sana voglia rappresentare un qualcosa di nuovo nel mondo calcistico e diventare fiore all’occhiello nel panorama italiano, a detta di Mancini. La stagione oramai si è consumata con la praticamente certa retrocessione del Latina in lega pro. Noi tutti speriamo che non sia così, ma la realtà dei fatti parla di una squadra reduce da 2 punti nelle ultime 7, ultima in classifica e a 6 punti dal Brescia che occupa l’ultimo slot utile per i play-out. È giusto in una situazione simile parlare di serie A? Non sarebbe stato più giusto aspettare la conclusione della stagione prima di pianificare eventuali piani e sbatterli in faccia sorridente a stampa e tifosi? Di sicuro quello dato da Mancini è un segno di ottimismo e di sogni ed è giusto che il presidente sia il primo, ma si sta parlando di una squadra che come detto ha 6 milioni di debito, e qui arriva il secondo interrogativo: come può una società in 3 anni ripianare un debito di 6 milioni e allo stesso tempo costruire una squadra con giocatori di livello tale da andare in serie A? In parte la risposta ci viene data da Mancini stesso: “il punto forte della Mens Sana sarà ripartire da un settore giovanile all’avanguardia puntando anche sui giovani del territorio e con una struttura di tutto rispetto, puntando a valorizzare i tanti talenti in rosa”. Questa è la trasformazione più difficile da fare a Latina: da sempre nel territorio ci sono realtà come San Donato San Michele, Podgora, Carso (e sicuramente si può continuare la lista) che vedono le loro squadre giovanili frequentare ogni anno campionati Élite. Può essere che nessuno di questi ragazzi meriti una possibilità nelle giovanili pontine? Ma questo è solo il primo passaggio da superare, perché il secondo vede un Latina che in 4 stagioni di serie B non ha mai visto nessun giocatore riuscire a passare dalla primavera alla prima squadra ed essere protagonista. Gli attuali Di Nardo e Maciucca stanno vivendo, speriamo di loro per no, quello successo si vari Shahinas e Talamo, che si sono visti in qualche apparizione per poi essere mandati altrove. Quello della Mens Sana quindi potrebbe essere un bel progetto in questo senso, non riuscendo ad eguagliare quello che compie l’Atletic club, o se preferite l’Atletico Bilbao, in Spagna, ma comunque creare una squadra con in rosa diversi giocatori nati e cresciuti a Latina per dare un’identità forte di appartenenza a questa società . Poco dopo però viene annunciato che il 10% della Mens Sana è in mano al presidente del Levski Sofia (con Mancini che ha rilevato il 10% del club bulgaro) e che un altro possibile 10% potrebbe andare in mano a un altro presidente di una squadra di serie A spagnola che al momento non è data sapere, per creare un progetto internazionale che veda uno scambio di giocatori per la crescita anche di giovani in paesi diversi. Questo non va contro il voler puntare sui giovani del territorio? 

Altro punto di interesse diventa il Francioni, che si vuole far diventare un vero centro di aggregazione con negozi per famiglie e la possibilità di fare svolgere le visite mediche sportive direttamente allo stadio della città ed altre attività per rendere vivo l’impianto. Si sta parlando però di un Francioni che in questo momento vede il settore ospiti sequestrato da 3 anni e una gradinata ultimata a gennaio ma ancora inutilizzabile, il tutto quindi che va contro l’idea di uno stadio super moderno. L’obiettivo di tutto ciò è anche vedere un Francioni pieno, impresa storica oramai dal secondo anno di permanenza del Latina in serie B. Su una cosa Mancini ha pienamente ragione: l’essere stati subito così vicini alla serie A ha fatto scendere sulla squadra i play-off come obiettivo minimo di ogni stagione per una squadra che invece ogni anno non riusciva a programmare un lavoro in grado di ottenere quell’obiettivo, e ciò ha leggermente rovinato l’ambiente, rendendo il Francioni pieno solo quando la squadra va bene e mai pieno nonostante la squadra si ritrovi in un campionato importante come la serie B. Serie cadetta che sta per svanire, ma per Mancini c’è ancora speranza, in quanto per lui il Latina non è inferiore alle altre squadre ed ha dimostrato di giocarsela con tutte, è quindi lecito sperare ancora nella salvezza. Il presidente però evidentemente non fa i conti con una classifica deficitaria per il Latina, ed ansi rilancia, con ancora Vivarini in panchina, una squadra che deve dimostrare che i leoni sono tornati a ruggire.

In tutto ciò l’unica cosa che fa proprio ben sperare è il sorriso e la sicurezza di riuscire a salvarsi mostrata dal presidente di fronte alle telecamere e ai tifosi, ma dubitiamo che veda tutto così a rose e fiori. Sarebbe più giusto fare i conti con la realtà, ovvero di una squadra in procinto di retrocedere e di dover ripartire dalla Lega pro. Investire quindi sul serio in un settore giovanile che ti possa aiutare nel tempo a risalire ma non in serie A, ma in serie B: Lecce, Foggia, Alessandria, Catania, Reggina, lo stesso Benevento salito questa stagione, sono solo alcuni degli esempi di squadre che da anni stanno investendo ma non riescono ad avere la certezza di risalire in serie B, a causa del difficile meccanismo di promozione che vede il passaggio in B delle vincitrici dei 3 rispettivi gironi e quindi la vincitrice del play-off disputato dalle migliori dei 3 gironi. Cosa non semplice e che richiede grandissimo impegno, e il progetto vero va fatto prima di tutto in questo, e non pensando subito a mettere davanti la serie A. Mens Sana e forza Latina.

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